No Tav e No Gronda, esordio alla Benedicta

da Il Secolo XIX

Arquata Scrivia – Sono arrivati da Tortona, da Genova, dalla Val Polcevera per la riunione organizzativa del movimento No Tav – Terzo Valico ad Arquata Scrivia. Sala gremita, non solo di attivisti, ma anche di cittadini. «Una conferma del fatto – dicono i relatori dal palco – che questo scempio va contro la volontà delle persone che vivono qui». Sicuro è che l’attenzione al progetto della galleria che collegherà Genova con in Basso Piemonte, per poi ricongiungersi con la linea ferroviaria per Milano sta crescendo. E anche la piena percezione di un’opera che avrà un impatto notevole sul territorio, non solo per l’infrastruttura, ma anche per tutta la cantieristica. Ad Arquata i timori sono legati soprattutto alle fonti idriche che rischiano di essere spazzate via dalle ruspe. «Prepariamoci ad usare le taniche», ha detto Claudio Sanita del Movimento No Tav. Sembra assodato che l’acquedotto di Sottovalle dovrà essere rifatto. A rischio ci sarebbero anche le fonti di Borlasca e Rigoroso che alimentano l’acquedotto di Arquata. A sostenerlo è anche Acos, la società di gestione delle rete, la cui relazione è stata letta in sala. Acos ha infatti chiesto al Cociv di provvedere ad un acquedotto alternativo. Ma la risposta alla richiesta si avrà solo con la redazione del progetto esecutivo, ancora in fase di stesura.

I comitati hanno ribadito di essere intenzionati «a fermare l’opera». Niente sconti o compromessi. Dopo aver ripercorso, ancora una volta, le tappe del progetto, i conti che non tornano, i motivi del no senza appello, questa volta si parla anche di come, concretamente, contrastare l’avvio dell’infrastruttura, rendendo stabile un coordinamento tra i gruppi piemontesi e liguri. A partire da questa mattina, domenica, al sacrario della Benedicta dove sono arrivate le autorità per ricordare l’eccidio dei partigiani da parte dei nazifascisti. C’era anche il ministro alla Salute, Renato Balduzzi. Un’occasione ghiotta per acquisire visibilità. Ma gli organizzatori hanno mantenuto le promesse di «una protesta rispettosa per il rispetto dovuto a chi ha combattuto la Resistenza, a chi ha lottato per la propria terra»: sono state soprattutto le bandiere a parlare silenziosamente.

Alessandro Molinari, coordinatore novese della Federazione della sinistra, raccoglie invece il suggerimento dei colleghi valsusini dato durante la riunione di lunedì scorso, a Novi, ed esorta a «scendere in piazza». C’è chi si accontenterebbe di «appendere alla finestre le bandiere bianche e rosse con la scritta No Tav in bell’evidenza».

C’è poi la voce di un ex amministratore, Gianni Repetto, ex presidente del Parco Capanne di Marcarolo che chiede ai sindaci dei paesi che saranno interessati ai lavori di approvare ordini del giorno di la contrarietà all’opera. «Non è solo un fatto formale – dice – è sostanziale».

Dal pubblico arrivano le domande e le testimonianze, come quella di un dipendente di una ditta di trasporto su rotaia: «Sono un macchinista, ma anche un operaio polivalente. Quando trasporto le merci dal Voltri Terminal Europa, per raggiungere l’interporto di Rivalta Scrivia (dove i container vengono scaricati) impiego circa un’ora e mezza. Scaricata la merce, ritorno a Genova Voltri dove, di nove binari di cui dispone il terminal, solo tre vengono adibiti a partenze ed arrivi. Prima di raggiungerlo, però, vengo fermato al nodo di smistamento di Genova Sampierdarena, dove aspetto che sia libero un binario per un nuovo carico. Passo lì dalle 3 alle 5 ore. A cosa serve, impiegare 30 minuti in meno per percorrere una tratta, se questo vuol dire attenderne 30 in più una volta ritornato al terminal?»

Guarda il video: Parlano i No Tav: “noi come i partigiani”
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