Pozzolo Formigaro procede con la richiesta di un referendum truffa

Pubblichiamo parte della lettera inviata dal Comune di Pozzolo Formigaro a tutti i Comuni piemontesi coinvolti dall’opera per indire un referendum consultivo sul Terzo Valico. La lettera già ricevuta dal Comune di Arquata, propone di indire un referendum per il 30 Settembre.

Peccato che a metà Luglio inizieranno gli espropri e che se anche dovessero vincere i contarri al Terzo Valico non ci sarebbe nessuna sospensione dei lavori. La proposta è quella di fare un referendum truffa a lavori in corso, con l’unico scopo di lavare la coscienza degli amministratori pozzolesi che nulla hanno fatto fino ad oggi per informare la popolazione e che non si sono ancora espressi in Consiglio Comunale.

Ecco la lettera:

Pozzolo: appello referendario a tutti i Comuni per il Terzo Valico.
E’ argomento di attualità e lo sarà ancora per molto, la linea ferroviaria AV/AC più comunemente conosciuta come Terzo Valico dei Giovi. Le amministrazioni locali si dividono, ed i cittadini con loro, su posizioni No Tav, Si Tav ed anche, passateci  il  termine:  “forse  Tav”.  Noi  stessi  come  Amministrazione  pozzolese  stiamo  partecipando  ad  incontri  in Provincia ed in Regione, riunioni dove ancora oggi, dopo anni, emergono dei dubbi enormi sull’opera, per esempio:
–  le  prospettive  dell’intervento  suscitano  grosse  perplessità  relativamente  all’utilità  di  una  linea  ad  alta  velocità (persone) su una distanza così breve, quale quella tra GENOVA e TORTONA e la compatibilità della stessa con l’ipotesi di  realizzare  contemporaneamente  una  linea  ad  alta  capacità  (merci)  sulla  stessa  tratta  che  presumibilmente  avrà caratteristiche strutturalmente diverse; è allarmante che, all’inizio di una progettazione esecutiva, non si abbia ancora chiarezza su un aspetto così importante;
– non abbiamo le opportune indicazioni in merito alle indagini tecniche effettuate finalizzate alla  prevenzione delle problematiche di tutela ambientale generate dall’opera, l’inquinamento da amianto, la riduzione delle falde acquifere senza dimenticare gli impatti derivanti dalla forza lavoro che si insedierà sui territori;
– l’opera è stata “pensata” in lotti costruttivi ma non funzionali e questo elemento può determinare un significativo prolungamento dei tempi di ultimazione della stessa, con le conseguenze, facilmente intuibili, quali lievitazione dei costi complessivi dell’infrastruttura;
– non c’e’ riscontro in merito alle richieste relative alla realizzazione o meno dello “shunt” e all’interramento della linea storica  Novi  Ligure  –  Tortona,  con  riferimento  alla  quale  è  già  stata  presentata  a  suo  tempo  formale  istanza  di valutazione  in armonia con quanto già indicato dal C.I.P.E. nella delibera a suo tempo adottata;
– nonostante le richieste formulate, non si è avuto alcun riscontro in merito all’effettivo tracciato della nuova linea ferroviaria,  così  inibendo  qualunque  possibilità  di  predisporre  una  progettazione  globale,  completa,  razionale    e sostenibile, in considerazione del notevole impatto ambientale che l’infrastruttura determina sul territorio.
Queste sono solo alcune delle nostre perplessità che vanno ad unirsi ad un dubbio ancora più grande, ovvero quello di un’opera  che  ad  oggi  “vale”  più  di  6  miliardi  di  €  (6  mila  milioni  di  euro),  calata  nel  contesto  della  peggior  crisi economica dal dopoguerra. Crisi che si riflette sulla poderosa tassazione a cui siamo sottoposti, crisi che mette alla corda i bilanci degli enti locali come il nostro, crisi che impone ai Comuni di raccogliere imposte (vedi I.M.U.) in cui la maggior parte del gettito finisce nelle casse dello Stato e non del Comune stesso. Parliamo di un’opera ideata nel 1991 e che ottimisticamente potrebbe entrare in servizio nel 2025 ovvero circa 35 anni dopo quell’idea.
In qualunque modo la si pensi davanti a questi dati non si può rimanere insensibili.
Noi stessi all’interno della nostra Amministrazione abbiamo posizioni diverse, più o meno radicali, ma tutti nutriamo una forte preoccupazione per il futuro del nostro paese.
Crediamo anche che il nostro mandato elettorale, datoci dai cittadini, non possa, da solo, avallare o meno un’opera sovra comunale così imponente e che impatterà sul nostro territorio per così molti anni; anni in cui le amministrazioni si avvicenderanno ma i cittadini ed il territorio rimarranno gli stessi.
Crediamo che i territori coinvolti, anziché dividersi, debbano capovolgere il problema, guardarlo da un’altra ottica, fare un passo indietro ed INSIEME dare vita all’unica via democratica che esiste su un tema così ampio, spinoso e pluriennale ovvero chiedere, con un REFERENDUM, a tutti i cittadini di Pozzolo, di Novi, di Voltaggio, di Gavi, di Bosio, Carrosio, di Arquata, di Serravalle ecc se siano disposti o meno a fare questo sacrificio.
Passateci  l’eufemismo  ma  abbiamo  perso  questo  “treno”  nel  2006,    con  l’approvazione,  già  ai  tempi  tardiva,  del progetto definitivo. Sono passati altri 6 anni e non sappiamo quanti ne passeranno ancora prima di avere certezze tecniche, finanziarie e soprattutto ambientali. Errare e’ umano, perseverare e’ diabolico.
Per tutti questi motivi invieremo questa lettera a tutti i Consigli Comunali coinvolti, proponendo loro di effettuare un Referendum Consultivo sul Terzo Valico: lo stesso giorno, insieme, sovra comunale, di bacino.
Senza la popolazione, senza unirci, senza alzare un minimo la visione del problema non faremo molta strada. Nessuno di noi può temere o tacere la volontà popolare, qualunque essa sia, trincerandosi dietro il mandato elettorale.
Speriamo che tutti i Comuni, tutti i Sindaci, tutti i Consiglieri rispondano positivamente al nostro appello in modo da dare questa opportunità a più persone possibile.

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