Pensieri di fine campeggio

Riceviamo e pubblichiamo le impressioni di un partecipante al campeggio di Arquata:

A chi c’era…

Oggi mi sorprendo a sospirare come il tipo della famosa pubblicità di crociere, che non si dà pace per la fine della vacanza. Se vado indietro con i ricordi alle lotte a cui ho preso parte, anche quelle belle, quelle vinte, fatico a trovare qualcosa di intenso come il campeggio appena concluso ad Arquata. Di ritorno dalle due settimane di espropri mi mancano già le signore che ci ingozzano di cibo, i blocchi, il sole che ti brucia la faccia, i bimbi che ci ricordano perché siamo qua, i nomi di battaglia, la musica e l’energia che una comunità finalmente unita per qualcosa di serio sa esprimere. Bisogna esserci per capire la dimensione popolare raggiunta dal movimento. La comprendi quando incroci sguardi complici che non t’aspetti, che ti scaldano il cuore, quando corri dietro al nemico o fai rotolare una balla di paglia per bloccare una strada. Ad ogni persona che comprende ciò che stai facendo e ne riconosce l’utilità ne corrispondono altre che sentono il suo racconto ed ingrossano le nostre file.

Intorno a noi, dunque, tanto affetto e riconoscenza ma anche alcune lingue biforcute che si sono divertite mentre eravamo impegnati giorno e notte a difendere la nostra terra. Personaggi squallidi che cercano di sfruttare un simbolo che appartiene a tutti per scopi molto meno nobili. A loro pensiamo a partire da domani. Per ora ci guardiamo le foto e gustiamo la sensazione di averlo messo in quel posto a impregilo e al ministero degli interni per un paio di settimane.

Una gioiosa armata brancaleone, senza grandi mezzi o addestramento, ha tenuto sotto controllo contemporaneamente il territorio di due comuni e ricondotto a più miti consigli chi con incoscienza ha tentato di passare. Un risultato ottenuto solo grazie all’impegno di uomini e donne speciali, qualcosa di nemmeno lontanamente immaginabile da chi è abituato a fare solo delle gran parole. L’effetto prodotto dalla mobilitazione di Arquata e Serravalle (da lunedì prossimo a Gavi) scavalca e distrugge i tempi della politica che crede ancora di poter tenere a bada la gente fingendo un dialogo che non è mai esistito.

Non si dialoga dopo la dichiarazione di guerra.

-corvorosso-

 

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