Espropri Tav: per Cociv “c’è stato un refuso”

da alessandrianews

Scaduti i termini per gli espropri, tutto da rifare per Cociv che, intanto, fa una parziale marcia indietro ad Arquata: “l’allargamento della 35 dei Giovi è stato un refuso”. Salvi una decina di cortili e giardini. Il comune chiede di rivedere la convenzione: “contiene clausole vessatorie”. A Voltaggio, invece, si tratta con i proprietari

I termini per le “prese in possesso” recapitate ai proprietari di case e terreni lo scorso giugno sono scaduti e quindi vanno rifatte. Ma nel frattempo qualche cosa è cambiato. Ad Arquata, non saranno più oggetto di esproprio le case dei cittadini lungo a strada 35 dei Giovi. E’ quanto è emerso nel corso dell’incontro tra l’amministrazione del comune di Arquata e i delegati di Cociv. L’oggetto della riunione era l’esame della convenzione tra lo stesso consorzio di imprese per la progettazione e realizzazione del terzo valico dei Giovi e i comuni interessati al tracciato in relazione alle opere di intervento sulla viabilità “che resteranno in seguito in carico ai comuni”. Tra queste anche l’allargamento della strada 35 dei Giovi nel tratto tra l’incrocio con località Moriassi e località Libarna, nel comune di Serravalle. Lo scorso giugno una decina di cittadini di Arquata avevano ricevuto le lettere per l’avvio della procedura d’esproprio, poi bloccata dai comitati No Tav, insieme ai cittadini stessi. “Come Comune avevamo chiesto la possibilità di non procedere con l’allargamento, e quindi con gli espropri, visto che quel tratto di strada non sarebbe neppure stato utilizzato. Ora è emerso che ci sarebbe stato un refuso e che quell’intervento non sarà più fatto”, spiega Stefania Pezzan, consigliere comunale di maggioranza con delega all’ambiente. Tutto bene quel che finisce bene, se non fosse per i mesi di ansia dei proprietari che si sono visti proporre indennità di esproprio da 50 centesimi a metro quadrato per il cortile davanti a casa. “Ci sono anche altre clausole che a nostro avviso sono vessatorie contenute nella proposta di convenzione – continua la Pezzan – e pertanto abbiamo chiesto a Cociv di fare alcune modifiche che ci dovranno essere nuovamente sottoposte. Particolarmente grave, a nostro avviso, è il fatto che Cociv ritenga impossibile darci copia dell’atto integrativo tra lo stesso consorzio e Rfi, il committente. Quell’atto contiene informazioni per noi basilari, come il cronoprogramma dei lavori. Oltre tutto, la convenzione che dovremmo firmare fa esplicito riferimento ad alcuni articoli dell’atto. Non ci può essere chiesto di sottoscrivere una convenzione di cui non conosciamo i contenuti”. L’amministratrice di Arquata ha fatto inoltre presente che la legge obiettivo relativa all’opera non prevede l’adeguamento del progetto alle leggi approvate successivamente “tra cui la nuova classificazione sismica che vede inserita la nostra zona in una fascia più alta, a seguito del terremoto del 2003”. In altre parole, secondo Pezzan “si rischia di spendere 6 miliardi di euro per una galleria che non sarà antisismica“.
Si tratta, invece, con Cociv a Voltaggio. Dopo l’incontro in prefettura dello scorso mese di agosto, il consorzio sembra aver “cambiato registro” nei confronti dei cittadini espropriati, accettando di incontrarli per verificare caso per caso. “Questo non cambia la nostra posizione. Per noi la battaglia continua”, dicono dal Comitato No Tav.

7/09/2012
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