Nelle mani dei banditi…

In queste giornate confuse per il terzo valico, piene di indiscrezioni, nessuna conferma, assordanti silenzi dalle amministrazioni, è necessario stabilire alcune certezze.

Il movimento ha a che fare con i migliori banditi in circolazione. L’acqua calda, direte voi. Sì, ma questi vengono veramente di notte, e se non si fidano a percorrere le strade portano pure i macchinari con gli elicotteri, non sia mai che qualcuno li veda. La settimana scorsa, a Borgo Fornari, un responsabile di piazza dei CC con qualche tic di troppo, occhi fuori dalle orbite, una copiosa sudorazione al fresco delle sette del mattino, più svariati altri sintomi di un uso smodato di cocaina ha cercato inutilmente di provocare i presidianti per poi poter spaccar loro la testa. Inutile cercare di chiedere conto alla questura di questi soprusi: negherebbero l’accaduto come qualche giorno fa, quando allo stadio Marassi hanno tentato di impedire l’ingresso ad un tifoso perché portava una maglietta notav.

È un dato di fatto che i maggiordomi tuttofare delle diverse sigle politiche hanno smesso di parlare di ricadute positive sul territorio. È un po’ difficile, caro sindacalista Motta, quando pronti via le prime aziende a lavorare vengono da Orbassano, Campobasso, Peschiera. Tra l’altro, caro sindacalista, nella foto qui pubblicata si può notare come le condizioni di lavoro siano leggermente diverse da quelle del sito della RCT, dove operai diligenti con caschetto e guanti sono intenti a raddrizzare la torre di Pisa.

La RCT e la GEOTEC sono le prime ditte a posare le trivelle. Hanno lavorato negli anni scorsi un po’ in tutti i cantieri per l’alta velocità, da nord a sud. Erano in Mugello quando veniva effettuato lo scempio delle fonti idriche, così come Impregilo.

La GEOTEC è una ditta di Campobasso, con una filiale a Caltanissetta. È specializzata in perforazioni e sondaggi, lavora principalmente al centro-sud. Recentemente ha operato delle trivellazioni in Emilia alla ricerca di idrocarburi, mandando una raccomandata ai proprietari dei terreni in cui si dà la bellezza di 2 (due) giorni di preavviso. Le tecniche usate per le trivellazioni di questo tipo sono pericolose per l’ambiente. Dopo il terremoto in Emilia la ricerca degli idrocarburi è stata indicata da più parti come responsabile per il sisma. I responsabili delle ditte chiamate in causa hanno chiarito che “non sono stati loro”. Il fracking, questa tecnica tristemente nota negli USA, non sanno cosa sia e comunque non l’hanno mai usata. A posto così, in Italia si va sulla fiducia, e pace se l’università della California dice che effettivamente il rischio sismico con questa tecnica esiste.

La RCT, i cui mezzi sono stati documentati a Radimero, sopra Arquata, ed a Voltaggio, è una società del gruppo Trevi, colosso multinazionale delle escavazioni, dalla TAV alle grandi commesse per opere infrastrutturali e idrauliche in Sud america e Africa, ottenute grazie al grande talento italico nel corrompere, pardon gestire i rapporti con le pubbliche amministrazioni.

Dal 2008 la RCT è diretta da Daniele Attala, geologo. É sotto inchiesta per gli appalti dei mondiali di sci di Bormio del 2005. Come riportato dal quotidiano La Provincia di Sondrio: “Attala, Broggini e Ruggero sono alcuni dei nomi che figurano nelle Ati, ovvero le associazioni di impresa finite nel mirino dei magistrati in quest’inchiesta che ipotizza reati quali: concussione, associazione a delinquere, abuso d’ufficio, malversazione ai danni dello stato, indebita percezione di contributi pubblici e truffa aggravata ai danni dello stato.”

Con un curriculum così non ci si stupisce che abbiano ottenuto da Impregilo l’affidamento dei lavori.

Si ricorda che, oltre alle trivelle, ad inizio agosto il comune di Novi aveva affidato gli studi preliminari per le opere compensative ad una ditta di Orbassano che non ha mai effettuato lavori nel comune. Questo nobile gesto ha fatto indignare i titolari dei cinque studi geologici di Novi che si sono sentiti presi in giro. Il sindaco si è affrettato a dire che lui non ne sa niente (sic). Rimane quindi un mistero il motivo per cui dopo tanto parlare di attenzione e controlli negli appalti, si sia andati a scegliere una ditta che non si conosce, proveniente da uno dei comuni più impestati dalla ‘ndrangheta di tutto il Piemonte.