Una risposta chiara: basta con i rapinatori di territorio e salute!

di Antonello Brunetti

Questa foto risale al 22 aprile 2006

Quando fu organizzata la prima marcia SERRAVALLE – ARQUATA, con la partecipazione di 2.000 persone. A sei anni di distanza, a percorrere i Cinque chilometri  del tratto Serravalle – Libarna – Arquataerano certamente almeno 3.000 persone.

La Questura ieri sosteneva, come fece nel 2006, che vi erano 1.50o partecipanti: evidentemente fa un po’ di fatica a contare oltre il migliaio e mezzo e quindi fa ricorso a vecchie valutazioni.

La novità a sei anni di distanza è stata la partecipazione delle Popolazioni locali. Allora freddezza e tensione alimentate dalle amministrazioni che addirittura, utilizzando il bau bau dei violenti calati da ogni dove, imposero la chiusura dei negozi.

Ieri , invece, tutti i bar e i negozi erano aperti e molti erano gli striscioni NO TAV appesi alle finestre.

UNA RISPOSTA CHIARA: Basta con i rapinatori di territorio e salute!

Sgombriamo il campo sulla partecipazione.

Mario Bavastro si è assunto il compito di contare i marciatori.

Alla partenza da Serravalle erano 1.950, a Libarna 2.300, alle porte di Arquata 3.100 e in Arquata si sono aggiunti ai marciatori alcune centinaia di persone che li avevano attesi in piazza per gli interventi conclusivi.

I dati certi sono questi. Il che, dando la prevalenza a un conteggio in difetto, i partecipanti erano fra i 3.300 e i 3.500.

Quel che conta è stato il messaggio lanciato, affidato a due donne: Martina di Serravalle e Marina di Campomorone, due delle centinaia di persone sotto esproprio.

«Il mio percorso è stato comune a quello di tanti altri. Un giorno, a giugno, ci è arrivata una lettera dal Cociv in cui ci viene detto che devono prendere un pezzo delle nostre terre. Ho letto, mi sono informata e mi sono resa conto che questa non è un’opera di pubblica utilità, ma di pubblica distruzione», dice Martina dall’improvvisato palco. Legge il discorso con un po’ di timidezza: «L’ho scritto perchè non sono abituata a parlare in pubblico», avverte.

Ma la voce le torna forte e chiara quando dice che «siamo gente pacifica, sappiamo che sarà dura fermare l’opera, ma andremo avanti perchè siamo convinti che quei 6 miliardi e mezzo di euro, che sono soldi di tutti, vorremo che fossero usati per le nostre scuole, per altre opere, e non buttati a beneficio di pochi».

Marina ha una attività commerciale a Borgo Fornari e sarà probabilmente costretta a trasferirsi: «Insieme ai comitati No Tav abbiamo fatto un percorso a piccoli passi che ci ha portato a prendere coscienza del fatto che quest’opera porterà solo distruzione per le nostre terre e le nostre valli».

Durante il percorso, il corteo è passato davanti a quelli che sono diventati i “luoghi simbolo” dell’opposizione al progetto della linea alta velocità. Libarna, prima di altri: «È qui che è iniziata la nostra battaglia, insieme a centinaia di cittadini, quando a giugno sono arrivate le prime lettere di esproprio», ha ricordato Claudio Sanita, uno dei promotori del movimento anti terzo valico. «Cociv non è riuscita a prendere un centimetro della nostra terra. Abbiamo dimostrato come la forza della ragione possa essere più forte della ragione della forza».

I manifestanti hanno sfilato sotto gli occhi delle forze dell’ordine, ma tutto, com’era ovvio, si è svolto in assoluta tranquillità. C’erano, come ormai siamo abituati a vedere nelle manifestazioni contro la linea alta velocità Genova – Milano, famiglie con bambini, anziani, gruppi di amici. Presenti al completo i rappresentanti degli undici comitati locali No Tav, da Tortona a Novi e alla Val Lemme, passando per Serravalle ed Arquata e arrivando fino a Ronco Scrivia. Presenti i delegati Fiom Cgil e Rifondazione Comunista, alcuni rappresentanti di Sel e del Movimento 5 Stelle, ma senza bandiera. Almeno seicento i liguri che sono affluiti ad Arquata, tra i quali i genitori dei bambini della scuola Sanguineti che hanno avviato la loro netta opposizione all’inizio di quest’anno. A centinaia le bandiere bianche e rosse con la scritta No Tav.
Il sindaco di Arquata Paolo Spineto, unico primo cittadino presente, anche se senza fascia tricolore, ha atteso il corteo all’ingresso del suo comune, Arquata. Un “esempio di come si possa fare politica senza perdere la dignità”, hanno detto gli organizzatori. Suo malgrado, forse, è diventato uno dei simboli della resistenza contro l’opera e, nonostante, anche per dovere istituzionale, abbia accettato il confronto con Cociv, non rinuncia ad invocare il “diritto alla salute” per i cittadini.
I nodi che secondo Spineto vanno sciolti, senza se e senza ma, sono quelli relativi al rischio di presenza di amianto nelle rocce e il rischio per le fonti idriche. “Nella risposta a una interpellanza parlamentare dell’onorevole Mario Lovelli, il Governo assicura che le analisi sono già state fatte e che sarà fatto un monitoraggio. Ritengo sia una risposta inaccettabile. Analisi corrette devono indicare dove e quando sono stati fatti i campionamenti. Per un’opera che costa 6 miliardi di euro, credo che ci si possa anche permettere di rifarle correttamente, questa analisi”. Sul tema amianto l’amministrazione comunale di Arquata aveva anche chiesto l’intervento del ministro della Salute Renato Balduzzi. “Ma non abbiamo mai ricevuto risposta”. Altro elemento sono le fonti idriche. “Se c’è anche un rischio basso che vengano distrutte delle fonti, ritengo che la popolazione non se lo possa accollare. Non si può pensare di intervenire se e quando verranno intercettate le fonti dagli scavi, occorre saperlo prima”.
Prossimo appuntamento domenica 21, a Voltaggio, per un “pic nic pomeridiano”, tra le bellezze naturali della Val Lemme e i segni della distruzione effettuati d»l Cociv nel 1997 quando potè, tramite autentiche truffe finite poi in prescrizione, a creare cantieri e compiere lavori pressoché abusivi, con la complicità di politici pluriincriminati, quali il Luigi Grillo.che è ancora vergognosamente presidente della Commissione lavori al Senato.

 

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