La Corte dei Conti apre un procedimento sul Terzo Valico

Il Corriere Mercantile di Genova del 12 dicembre riporta un articolo secondo il quale la Corte dei Conti ligure avrebbe raccolto documentazione relativa al progetto del Terzo Valico, trasmettendola alla Corte dei Conti del Lazio per valutare la possibilità di aprire un’istruttoria per danno erariale. Il giornale sostiene che la Corte dei Conti abbia scoperto che uno dei due fori pilota scavati in Piemonte negli anni Novanta, a Fraconalto e Voltaggio, non sarà utilizzato come galleria di servizio una volta ultimata l’opera, come invece sostiene il progetto definitivo. Da qui l’ipotesi di danno erariale per la costruzione di un’opera inutile.

Qualche considerazione in merito:

A pagina 45 del progetto definitivo, pubblicato su questo sito, si dice chiaramente:

“Le finestre previste sono quattro, tutte lungo la linea A.C. Genova – Novi
Ligure nella galleria del Terzo Valico.
Le finestre hanno lo scopo di servire, in fase di costruzione, come gallerie
di accesso ai vari fronti della galleria e, in fase di esercizio, come via di
accesso alla linea ferroviaria per servizio, sicurezza e emergenza e come
ulteriore via d’esodo per i passeggeri evacuati da un treno fermo in galleria.
Due di queste finestre sono già state in parte realizzate nel corso degli
studi per la linea A.V. Milano-Genova (Castagnola per 693 m e Vallemme
per 622 m) e quindi necessitano solo di un completamento, mentre le rimanenti quattro devono essere interamente costruite.”

Le finestre sono quindi quattro, due delle quali già costruite in parte. Nell’ultima riga “le rimanenti quattro” è da considerarsi un refuso, d’altra parte il progetto, costato milioni, ne è pieno zeppo.
Queste gallerie e i relativi cantieri furono poste sotto sequestro negli anni 90 perché considerate abusive: vennero scavate senza un progetto approvato. Nel 2003 prese il via il processo al senatore del PDL Luigi Grillo, amministratori TAV e ITALFERR, imprenditori vari tra cui Marcellino Gavio. L’accusa era di truffa aggravata ai danni dello Stato e tutto si risolse nella prescrizione grazie ad una certa legge Cirielli.

In base a cosa oggi la Corte dei Conti ritiene che una delle due gallerie non sarà utilizzata ad opera conclusa? Se il progetto definitivo (che fino a prova contraria fa testo) dice l’opposto, forse la Corte dei Conti dispone di un aggiornamento dello stesso o del progetto esecutivo? Se così fosse, questi documenti dovrebbero essere resi pubblici e non tenuti nascosti come il terzo segreto di Fatima. Sicuramente un organo come la Corte dei Conti non avvia procedimenti a caso. L’impressione è che si stia giocando una partita a carte coperte. I soldi in ballo, come sempre, sono pubblici. La politica che da mesi ripete il mantra “legalità-trasparenza-legalità-trasparenza” tace.

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