Intervento Antonello Brunetti a Tortona 20 Dic.2012

Sono trascorsi esattamente 21 anni da quel dicembre 1991 in cui venne costituito il Co.Civ per agire da general contractor per la costruzione della A.V. MI-GE.

La notizia apparve sul Sole 24 ore ed era costituita da cinque dati fondamentali: la tratta del supertreno Milano – Genova si svilupperà fra Genova Principe e Rogoredo, per 125 chilometri. Il costo previsto è di  3.000 miliardi (ora, per metà di quella tratta, siamo a 12.000 miliardi delle vecchie lire, in poche parole a ben otto volte la valutazione originaria).

A fianco di Ligresti, Gavio e Del Prato sono entrati il gruppo Gambogi-Ferruzzi e la Montedison. Questi i componenti iniziali del Co.C.I.V.: Grassetto 25%, Del Prato 25%, Itinera 20%, Gambogi 20%, Tecnimont 5%, Cer (una serie di cooperative emiliane) 3%, Civ (Manzitti e un gruppo di banche) 2%. Il costo sarà coperto per il 60% dal Cociv il che giustificherebbe la mancanza di appalti.

Del piano di fattibilità economico-finanziaria nessuna notizia.
Ma come viene partorita questa mostruosità?

La risposta sta in quanto descritto dal magistrato Ferdinando Imposimato nel suo libro “Corruzione ad Alta Velocità – Viaggio nel governo invisibile”. A pagina 116 Salvatore Portaluri, per due anni presidente della TAV poi sostituito con Ettore Incalza, assai più “funzionale al sistema”, dichiara:
“Tutti i gruppi imprenditoriali erano stati accontentati con il TAV, eppure vi erano ancora dei problemi di equilibrio, ma anche questi vengono risolti con l’invenzione di un nuovo consorzio per la tratta più incerta, il Cociv per la Milano-Genova.
Un consorzio anomalo di sei imprese costituito il 3 dicembre 1991” Neanche un mese prima dell’entrata in vigore dell’obbligo europeo di fare gare trasparenti per tutte le opere pubbliche”.

Ricordata questa ricorrenza che ci illumina su ciò che avverrà dopo, passiamo oltre.

Daniela Cauli mi ha chiesto di spiegarvi l’aspetto cave e trasporto dello smarino nel territorio novese e tortonese e quindi mi atterrò esclusivamente a questa tematica dando per scontato che ormai sappiate tutto dell’imbroglio Terzo Valico e, se così non fosse, mi auguro che prossimamente venga proiettato il filmato di quaranta minuti girato quest’estate.

Vi chiedo, però, dieci minuti di premessa per riassumere le ultimissime vicende e dare spazio alle considerazioni dell’Associazione pendolari liguri, assai più attiva di quella alessandrina.

– La Regione Liguria e il Comune di Genova non hanno neppure i soldi per garantire la circolazione degli attuali pochi treni metropolitani e suburbani che gravitano nell’area genovese. Con il Terzo Valico sarebbe quindi come se noi comprassimo una casa di 400 mq e poi non avessimo i soldi per arredarla e conseguentemente tenessimo chiuse molte stanze vuote.
Ora, in giorni in cui il Comune di Genova è nel baratro finanziario e ridimensiona ulteriormente il trasporto e taglia il biglietto integrato bus-treno, in giorni in cui la Regione Liguria preventiva nuovi tagli ai treni a partire dal 1° gennaio 2013 e aumenti tariffari fra il 3 e il 7.4%, prelevare un miliardo e mezzo dalle nostre tasche, per avviare gli inutili lavori di una cattedrale nel deserto, paragonabile al ponte sullo stretto di Messina, appare azione vomitevole e immorale.
Ci auguriamo che Rfi chiuda immediatamente i cantieri dicendo: «Che li facciamo a fare? Non abbiamo più neppure i soldi per far girare un trenino Lima in un plastico…»
Sperperare denaro pubblico in momenti come questi è davvero oltre ogni logica, oltre ogni etica.
A meno che la priorità non sia altra, ovvero ingrassare banche e ditte pseudoappaltanti prescindendo da qualsiasi programmazione di un trasporto ferroviario davvero utile.
Più o meno questo è quanto dichiara Enrico Pallavicini – portavoce del Comitato pendolari Genova-Milano

– Quindi in tutte le Regioni, il 2013 sarà l’anno in cui il servizio di trasporto ferroviario si ridurrà ulteriormente. Nel caso specifico della Liguria vi saranno cinque milioni di risorse in meno che porteranno al taglio di treni e servizi.
Dal primo gennaio prossimo spariranno, ad esempio, i cosiddetti “voltrini”, i treni regionali da Nervi a Voltri, quelli che fermano in tutte le stazioni cittadine svolgendo il servizio metropolitano. Sparirà anche un servizio per i pendolari che partono da Milano dopo le 22,30. Il bus che da Voghera porta a Genova i passeggeri dell’ultimo treno serale dal capoluogo lombardo viene abolito. Trasporterebbe poche persone e costa troppo. Discorso analogo per il cosiddetto “treno della neve”, quello che collega Genova con la stazione sciistica di Limone Piemonte. A sciare si va in auto.

Quindi feroci aumenti tariffari e soppressione di molte linee o riduzioni nella frequenza. Il tutto per 5 milioni di euro.

5 milioni, ossia esattamente quanto verrebbe speso per 46 metri e mezzo della linea Terzo Valico !

Rifletteteci !

– Sulla questione niente più bus da Voghera per Genova dopo le 22,30 va ricordato che nel 1992 fra le motivazioni del supertreno Mi.Ge vi era anche la previsione di 50.000 passeggeri al giorno da Milano a Genova e viceversa, di cui moltissimi alla sera per andare a vedere gli spettacoli alla Scala o, nel senso inverso, al Carlo Felice risparmiando 15 minuti. Ora già non esistono più i treni serali e notturni e se parti da Milano, una volta arrivato a Voghera non troverai, dal 1° gennaio, neppure più il bus che ti porti a Genova e ciò in barba alla litografia che nel 1992 il Cociv regalò a tutti i sindaci, quadro sul quale il nostro pittore conterraneo Leddi aveva, ovviamente su commissione del Cociv,  riprodotto vicinissimi il Duomo di Milano e il faro di Genova, uniti da una fittissima rete di brevi righe, a rappresentare velocità e intensità di trasporti.

Inoltre avrete letto in questi giorni dei terrificanti disservizi nei trasporti per i pendolari che percorrono le varie tratte fra Genova e Milano.

– Eppure in Liguria continuano a inneggiare al terzo Valico e, in occasione di una messa officiata da quel piccolo uomo che deve essere il parroco di Borzoli nella ricorrenza di santa Barbara (ricorrenza a cui invece il vescovo di Susa ha rifiutato di partecipare), certa Raffaella Patta, assessore regionale alle infrastrutture, ha dichiarato: “Dopo questa inaugurazione che considero vera si procederà speditamente per la realizzazione del Terzo Valico” e in tempi stretti. Con ciò quindi ammette che le altre 49 inaugurazioni dal 1992 a oggi erano false, scherzi da prete, soprattutto quelle del novembre 2011 dopo il via dato da Monti o l’ultimissima, quella del maggio 2012.

– Sono della scorsa settimana le delibere di Consiglio comunale di Alessandria e Pozzolo, una barzelletta a raffronto con il secco No ben argomentato del Comune di Arquata, ma pur sempre un passo avanti rispetto al susseguirsi dei peana del P.D. al progresso, allo sviluppo, alla crescita che si identificherebbe in opere inutili, dannose e per nulla prioritarie.

Non è che ci sia da andare in brodo di giuggiole approfondendo ciò che c’è a monte del “sono contraria all’opera” di Rita Rossa. Infatti è contraria al Terzo valico perché “al momento” porta solo svantaggi al Comune di Alessandria, in termini di passaggio di camion, amianto e cave sul territorio comunale. Ma se arrivassero generosi contributi al Comune bisognoso, la salute dei cittadini passerebbe in secondo piano e si darebbe l’assenso all’opera, con il suo corredo di devastazioni. Quindi una contrarietà condizionata e non chiara e netta.

Non si può accettare la posizione di chi parla in tono preoccupato di “devastazioni” e poi pone le condizioni per effettuarle. Il buonsenso suggerisce che se un’opera è inutile, economicamente disastrosa, devastante per l’ambiente, non si deve fare, punto e basta.

Evidentemente per buona parte dei nostri politici tutto ha un prezzo, vita e futuro compresi.

Poi, se non ci fosse da piangere, potremmo sbellicarci dalle risate leggendo l’ordine del giorno del PD alessandrino in cui si raccomanda al Cociv, visto l’intenso traffico, di evitare gli incidenti stradali. Un po’ come dire “Siamo d’accordo nel fare la guerra contro …non so chi, ma stiamo attenti mentre spariamo a non ferire alcuna persona”.

– Risibile anche il comunicato prefettizio in cui si raccomanda di fare attenzione ad evitare ingerenze malavitose e mafiose. Ma è il caso di fare titolo sui giornali con questa lapalissiana e ovvia comunicazione d’intenti? È il loro compito! Sarebbe come dire a un qualsiasi essere vivente: se vuoi sopravvivere devi respirare ogni tanto, non dimenticartene!

VENIAMO ORA AL PIANO CAVE dopo le prime due riunioni alla Conferenza di Servizi della REGIONE PIEMONTE

PREMESSA

Il materiale di scavo della zona piemontese del Terzo Valico risulta ammontare a 11 milioni e mezzo di metri cubi. Situazione ancora lontana da una definizione precisa, perché mancano ancora tutte le procedure di valutazione di impatto ambientale previste dalla legge. Di conseguenza in queste cave non può andare ancora un cm. cubo di smarino. A meno che non venga fatto un decreto ad hoc che stabilisca che le leggi valgono solo per i contribuenti e siano passibili di trasformazioni, come avvenuto per il materiale di scavo classificato recentemente “normale rifiuto inerte”. Per ora non l’hanno definito humus pregiato, ma magari ci arriveranno).

I siti interessati allo smarino sono di tre tipi:

– cave di approvvigionamento e di deposito (Apri e chiudi)

– cantieri con aree di deposito in attesa di trasferimento definitivo

– cave di deposito finale con recupero ambientale

Approvvigionamento di materiale inerte (cave di prestito che saranno trattate con la tecnica “Apri e chiudi”). Tre cave

– Per quanto riguarda gli approvvigionamenti di materiale inerte è stata individuata la cava di C.na Romanellotta, in Comune di Pozzolo Formigaro verso Rivalta su una superficie a disposizione pari ad ha 108 (circa 200 campi di calcio). Verrà prelevato materiale per una volumetria di mc 1.780.000 che fanno ipotizzare un approfondimento medio di 5 metri dal piano di campagna da colmare con almeno 1.500.000 mc. di materiale proveniente dagli scavi delle gallerie. Durata dei lavori: 8 anni.

Viabilità e accessibilità: l’area in disponibilità è strettamente collegata alla viabilità ordinaria (ex S.S. n. 211 “della Lomellina”) e di lì imboccando una strada vicinale.

– Contestualmente sono stati individuati altri due siti di “cave di prestito”: la cava in località Casone, in Comune di Tortona a sud ovest di Rivalta, e la cava di C.na Marinona, in Comune di Sale a nord-ovest della Passalacqua e della Viscarda). La cava in località Casone sarà utilizzata su una superficie di 34 ettari, con un approfondimento medio di metri  6, mentre quella di C.na Marinona sarà impiegata su una superficie di ha 42, con un approfondimento medio di m 6.

Nel Piano non vi sono riferimenti al materiale pregiato (sabbie fini che non sono ricavabili in zona, dove gli orizzonti sotterranei sono principalmente ghiaiosi trattandosi del paleoalveo di Scrivia, ma dovrebbero provenire da altre zone quali fiume Bormida, fiume Tanaro o ultimi tratti della Scrivia).

Cantieri operativi da cui partirà verso le cave lo smarino derivante dagli scavi

La tabella seguente indica il quantitativo di materiale derivante dallo scavo delle gallerie naturali e di quelle artificiali oltreché dagli scavi in pianura:

Cantiere operativo 1 – Castagnola  mc 1.102.000 di cui 960.000 nelle cave

C.O. 2 – Val Lemme mc 1.109.000 di cui 1.060.000  da trasportare altrove

C.O. 3 – RIGOROSO soppresso

C.O. 4 – Moriassi mc 1.877.000 di cui 1.760.000 altrove

C.O. 5- Libarna mc  413.000 di cui 390.000 altrove

C.O. 6 – Pernigotti mc 251.000 di cui 230.000 altrove

C.O. 7 – Novi Ligure mc 1.240.000 di cui 1.420.000 (compresi 160.000 di altra provenienza) altrove

C.O.  8 – Cantiere interconnessione mc 2.590.000 di cui 220.000 altrove e 2.360.000 per usi pregiati e rinfianco gallerie

C.O. 9 – San Bovo mc 2.207.000 di cui 430.000 altrove e 1.780.000 per usi pregiati e rinfianco gallerie

C.O. 10 – Gerbidi mc. 655.000 di cui 440.000 altrove e 215.000 per usi pregiati e altri cantieri

TOTALE 11.444.000 metri cubi, di cui 6.910.000 non riutilizzato e depositato nelle cave sopra citate

Una parte (il 39,6%) di questo enorme quantitativo verrà riutilizzato mentre la restante parte, pari a mc 6.910.000 verrà impiegata per i cosiddetti “recuperi ambientali” dell’ex cava Cementir, di Libarna e di Novi Ligure (Pieve) e per riempire i siti di cave di deposito in pianura individuati dallo studio di cui faremo cenno di seguito.

Ora, però, occorre fare una considerazione importante.

Il primo problema che si presenta è quello dei quantitativi che, come si evince dalla tabella precedente, sono considerati “in banco” dove i materiali inerti, nel corso dei millenni a causa di compressioni e movimenti tellurici, hanno raggiunto una configurazione particolarmente ordinata e compatta. Nel momento in cui questi materiali, in particolare le rocce, vengono frantumati per essere trasportati subiscono un repentino aumento di volume (grado di disordine) che porta il volume ad aumentare fino a 1,6 volte. Quindi si ritiene opportuno moltiplicare la volumetria in banco per il coefficiente 1,6 per ottenere una stima corretta dei volumi da trasportare. Una volta giunti al sito di deposito, i materiali inerti vengono ricompattati con pesanti mezzi di cantiere ed il loro volume di riduce rispetto a quello trasportato, pur senza raggiungere il grado di ordine ottenuto naturalmente in banco, quindi il materiale abbancato occuperà, indicativamente, un volume pari ad 1,35 volte il materiale in banco.

Di seguito si riportano i volumi corretti applicando i coefficienti sopra illustrati.

– Materiale in banco da scavare: metri cubi 6.910.000

– Materiale sciolto (e quindi con aumento volumetrico di 1.6) da inviare con camion alle cave: metri cubi 11.060.000

– Materiale riabbancato nelle cave di deposito (con aumento volumetrico di 1,35 rispetto all’origine): 9.331.000 metri cubi.

Nota – Un camion trasporta 10 metri cubi per viaggio. 1.106.000 diviso otto anni fa 138.250 viaggi all’anno, diviso 250 giorni lavorativi fa 553 viaggi al giorno. Un camion fa due viaggi (andata e ritorno) per percorso e quindi sul versante alessandrino transiteranno giornalmente 1.106 camion in più per ben otto anni.

A questo punto, secondo le previsioni del Piano cave, il materiale (smarino) da riabbancare verrebbe ad essere collocato come segue:

CAVE DI DEPOSITO E RECUPERO AMBIENTALE

Oltre ai tre siti di riabbancamento della zona Val Lemme-Rivalta, ossia Cava Cementir, Libarna-Pieve, Romanellotta (con eventuale ricorso anche alle zone Casone e Marinona) per individuare i siti di deposito in pianura, il Piano cave ha preso in esame tutte le cave in Provincia di Alessandria ed è stata stilata una classifica che ha portato all’esclusione di 29 siti considerati Non idonei, individuando 30 siti idonei suddivisi in 3 classi di interesse decrescente: A, B e C.

Infine pare siano stati scelti i seguenti siti (oltre Cementir, Libarna-Pieve e Romanellotta):

1 – ALESSANDRIA – cascina Bolla,  Livello A, 740.740 metri cubi

2 – ALESSANDRIA – cascina Guarasca, A, 244.444

3 – PONTECURONE – area Dossi, A, 214.074

4 – PONTECURONE – cascina Braccanona, A, 201.481

5 – POZZOLO FORMIGARO – località Bettole, A, 296.296

6 – POZZOLO FORMIGARO – cascina Guandalina, Livello B, 770.370

7 – TORTONA-SALE – cascina Armellino, B, 1.111.111

8 – TORTONA – Castello Bollo, B, 308.148

9 – TORTONA – Castellotto 1 , A, 251.852

10 – TORTONA – Castellotto 2, A, 200.000

11 – TORTONA – Cascina Montemerla. B, 1.629.630

TOTALE mc. 5.968.146

Cui fanno seguito i seguenti siti di riserva:

12 – CASTELLAZZO BORMIDA – cascina Toscana, Livello C, 38.519

13 – FRUGAROLO – cascina Pitocca, C, 222.222

14 – POZZOLO FORMIGARO – Cascina Ponzana, C, 170.370

15 – SEZZADIO – Loc. Sopra Badia 2, A, 22.222

16 – SEZZADIO – Cascina Borio , C, 666.667

TOTALE mc. 1.120.000

Quindi i siti sono 16 in tutto, più Cementir, Libarna-Pieve, Romanellotta, Casone e Marinona.

TOTALE VOLUMETRIA DISPONIBILE 7.088.146 che, con il coefficiente correttivo di riabbancamento (1,35) , fa circa 9.500.000 metri cubi.

A questo punto, però, è necessario affrontare l’aspetto qualitativo dei materiali inerti che verranno messi a deposito nelle cave di pianura. A seguito della recente pubblicazione e dell’entrata in vigore del Regolamento che disciplina l’utilizzazione delle terre e rocce da scavo (DM. n. 161/2012) tutti i materiali provenienti dallo scavo delle gallerie non sono considerati rifiuti ma sono riutilizzabili per i recuperi ambientali e i ritombamenti delle cave di pianura. Tuttavia i materiali derivanti dagli scavi delle gallerie presentano sostanze inquinanti legate alle tecnologie di escavazione adottate: la fresa TBM  con metodo EPB, la cosiddetta talpa, prevede l’utilizzo di schiumogeni mentre gli scavi in galleria con metodo tradizionale con mezzi meccanici e esplosivo prevedono il ricorso a preconsolidamenti con calcestruzzo proiettato e a infilaggi in vetroresina iniettati, con tubicini in PVC, con malte cementizie (utilizzo di PVC e VTR – vetroresina). Il materiale da ricollocare è così suddivisibile:

• terre e rocce da scavo;

• materiali trattati con agenti schiumogeni, connessi con gli scavi con TBM (provenienti dai cantieri COP 4 Moriassi e COP 7 Novi Ligure);

• materiali frammisti in VTR e/o PVC.

Tale situazione è quantitativamente così riassumibile

Il materiale inerte contenente schiumogeni deve essere trattato in modo particolare per favorire la degradazione biologica delle schiume: si tratta di stendere il materiale inerte in strato sottile (dello spessore di cm 50 – 60) ed attendere alcuni giorni per la degradazione. Per questo motivo, in taluni casi le cave di deposito debbono essere molto estese anche se non particolarmente profonde.

Il materiale inerte contenente PVC e/o VTR sembra “contaminato” in modo modesto. Nessun chiarimento è stato fornito in merito alla contaminazione da olii lubrificanti e altre sostanze chimiche anche se è ovvio che, qualora si verificasse un incidente o un guasto meccanico con perdita di olio, i materiali inerti contaminati dovranno essere inviati a discarica controllata.

Lasciamo a parte il discorso AMIANTO che richiede una analisi specifica.

Certo è che, a fronte dei dati forniti dall’ARPA di Alessandria nel novembre 2011, relativi a 12 pozzi geologici intorno al monte Porale con individuazione di altissime quantità di amianto in ben 11 trivellazioni, non sappiamo nulla di eventuali sondaggi del Cociv lungo il percorso appenninico. Il Cociv afferma, ma senza alcuna documentazione, che non c’è presenza di rocce amiantifere. Ancora di recente ha sostenuto di aver fatto altri sondaggi, risultati negativi, ma non ha fornito dati. Nessuno ne sa alcunché, a partire dalla Regione Piemonte sino al più piccolo Comune coinvolto.

Inoltre eventuali analisi vanno fatte in contraddittorio coinvolgendo almeno due laboratori e tecnici di fiducia non solo del Cociv, ma anche degli Enti e delle Associazioni ambientaliste.

Questo aspetto è fondamentale e va trattato  in modo particolarmente approfondito e preliminarmente al Piano cave.

Un’altra grave lacuna del Piano è la completa assenza di un Piano del traffico.

La mancanza di un dettagliato Piano del traffico a corredo dell’aggiornamento del Piano cave non consente una valutazione dei percorsi e degli impatti provocati dal transito lungo strade comunali, provinciali e statali oltreché un adeguato piano di manutenzione del piano stradale sottoposto ad un’usura del tutto eccezionale.

È opportuno sottolineare che i circa 7.000.000 di metri cubi di materiale in banco da destinare ai siti di deposito, come è già stato anticipato, debbono essere moltiplicati per un coefficiente correttivo di almeno 1,6 per ottenere i volumi da trasportare su gomma raggiungendo circa 11.000.000 di metri cubi per i quali è necessario conoscere nel dettaglio l’origine, la destinazione e i percorsi utilizzati. Inoltre è necessario sapere se al frantoio che sarà allocato alla C.na Romanellotta (cava di prestito) a Pozzolo Formigaro per la lavorazione del materiale inerte verranno trasportati per la frantumazione anche altri materiali inerti provenienti dallo scavo delle gallerie in pianura. Tale ulteriore movimentazione di materiale inerte incrementerebbe ulteriormente il traffico su gomma.

Va ancora evidenziato che l’elevatissimo numero di transiti giornalieri continuativi degli automezzi pesanti dai siti di deposito ai cantieri e ritorno per un periodo di alcuni anni avviene in un territorio già interessato da intenso traffico e, soprattutto,  particolarmente compromesso sotto il profilo dell’inquinamento atmosferico e soggetto a problematiche di costante superamento del limite giornaliero dei PM10, le cosiddette polveri sottili.

Per il 2012 si prevede lo sforamento per almeno 100 volte nel corso dell’anno, (si rammenta che il valore limite di 24 ore di esposizione continuativa per la protezione della salute umana, pari a 50 µg/m3, non dovrebbe essere superato più di 35 volte l’anno).

In ultima analisi è opportuno rammentare che, ai sensi della L.R. 30/99, ogni cava di prestito/deposito individuata dal Piano dovrà essere sottoposta ad ulteriore e dettagliato procedimento autorizzativo da parte degli Enti pubblici competenti.

Vorrei concludere con la contestazione che da una vita sento fare sia sul Terzo Valico che su altre cattedrali nel deserto.

“Se hanno deciso di farlo, non c’è alcuna possibilità; gli interessi sono grandi e la faranno”

Molti pensatori e scrittori del passato ci hanno spiegato che se l’uomo vuole essere vivo deve conservare la speranza e che per far ciò è essenziale non rassegnarsi mai. La rassegnazione uccide la speranza. E contro la rassegnazione c’è un solo antidoto: l’indignazione. Ci sono cose per cui bisogna indignarsi, e contro cui occorre battersi. Una comunità, un popolo che si rassegna non ha futuro”.
Un tempo viveva un uomo fragile chiamato Gandhi. Una volta, egli pronunciò più o meno queste parole: “ho capito che l’India poteva rinascere quando ho sentito che nel mio popolo l’indignazione si stava sostituendo alla rassegnazione”.
L’indignazione è necessaria. L’indignazione è salvifica. Indignarsi, nel senso più nobile del termine, 4significa rialzarsi. Significa non accettare, per principio, che la propria dignità e quella degli altri siano calpestate. E significa, come cittadini, il non accettare di essere trattati come sudditi, come lacchè, come deficienti facili da ingannare e da calpestare.

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