Noi, il Governo e gli amministratori locali

di Claudio Sanita Comitato No Tav – Terzo Valico di Arquata Scrivia

Stimolato da alcuni interventi di analisi raccolti nel sito* mi permetto di fare alcune considerazioni nella convinzione che il dibattito, soprattutto se pubblico e quindi volto a stimolare la discussione collettiva sia utile a far fare passi avanti a tutti. Si tratta di un punto di vista personale, certamente parziale e non esaustivo che prova ad addentrarsi in terreni che possono rappresentare un vero e proprio campo minato. Terreni scivolosi con cui fare necessariamente i conti per la crescita della nostra esperienza collettiva. Chi mi conosce sa che quando distribuivano il dono della sintesi ero, purtroppo, a prendere la seconda porzione di orecchie. Abbiate pazienza!

NOI

Potremmo dire che siamo al giro di boa, considerato che a Gennaio festeggiamo il primo anno di questo nuovo ciclo di lotte dell’opposizione al Terzo Valico. Senza il rischio di cadere nella retorica si tratta indubbiamente di un anno straordinario in cui la prima cosa che abbiamo imparato ed acquisito una volta per tutte è che solo il NOI è stato in grado di affermare il Movimento No Tav – Terzo Valico al centro della discussione pubblica.

Un NOI che pur nelle differenze espresse dai tanti e diversi comitati e dalle diverse provenienze di militanza politica e sociale ci ha permesso di costruire un movimento realmente popolare capace di dimostrare questa sua caratteristica ogni volta che si sono attraversate le strade dei nostri territori e che ha saputo affermarsi forse con ancora maggior determinazione durante la battaglia estiva degli espropri e di recente nella due giorni di opposizione agli espropri a Fraconalto.

Solo un movimento popolare è in grado di promuovere decine di assemblee con sale sempre strapiene, di portare ripetutamente migliaia di persone in piazza e di reggere un mese continuativo di presidi dalle otto del mattino fino a mezzanotte.

Un NOI le cui basi solide sono state gettate con la scelta della costruzione dei comitati locali e della loro autonomia territoriale, nella convinzione che diversi sono i territori che il movimento abita e diverse di conseguenza le modalità con cui i comitati sono riusciti, a volte, a costruire un reale radicamento sociale. Il Terzo Valico non riguarda una sola valle di cui è possibile tracciare un profilo definibile come il contesto entro cui il movimento si muove. Stiamo parlando di quattro differenti valli, due liguri e due piemontesi e di una grande metropoli, senza considerare le decine di Comuni non rientranti in questa categoria che si troveranno ad ospitare le cave in cui verrà sversato lo smarino al sapore di amianto.

Davvero pensiamo che si possa tracciare un profilo comune fra una metropoli come Genova, Fraconalto in Val Lemme e un piccolo paese come Arquata in Valle Scrivia?

Credo che nessuno lo possa fare e la forza che abbiamo avuto fino a qui è stata quella di pensare che alle differenze geografiche, storiche e sociologiche dei nostri territori applicassimo modalità differenti di essere e fare i comitati, segnate dall’esperienza di chi i territori li vive quotidianamente.

Una autonomia che ha espresso tutta la sua potenza quando si è colto fino in fondo che scegliere liberamente cosa e come fare sui propri territori significasse pensare alla complessità del movimento tutto.

Lo strumento di raccordo di queste diversità è stato il coordinamento dei comitati luogo in cui costruire analisi comuni, condividere informazioni e saperi, decidere le cose importanti del Movimento No Tav – Terzo Valico come le assemblee popolari, la modalità con cui condurre la battaglia degli espropri e le tante (sono 7 da Gennaio ad oggi) manifestazioni di piazza. Luogo dove dopo le difficoltà iniziali i comitati piemontesi e liguri hanno saputo trovare un linguaggio comune e una piena condivisione di intenti, cosa che dimostra ampiamente l’inutilità del Terzo Valico per unire i territori basso piemontesi e liguri!

Un modello organizzativo che non ci siamo inventati dal nulla, che abbiamo studiato e analizzato sul campo a un centinaio di chilometri da noi dove ci siamo ripetutamente recati per le iniziative di lotta e per capire, avere consigli, suggerimenti. Un modello che come tutti i modelli non può essere adattato uguale in territori differenti, ha bisogno di essere modificato e contestualizzato.

Quindi tutto bene?

No, ma se pensiamo alle forme organizzative che aveva il movimento nel 2006, prima che rinunciassero alla costruzione dell’opera e al tempo della prima grande affermazione di piazza del movimento con la marcia da Serravalle ad Arquata, abbiamo fatto dei passi da gigante che ci possono far affermare che il modello intergruppi e social forum è stato definitivamente demolito sotto i nostri piedi!

L’altro elemento importante è stata la capacità del movimento di superare in avanti discussioni spesso perniciose che da sempre creano non pochi problemi all’interno dei movimenti. Ogni qual volta si è dovuto decidere il cosa e il come farlo il parametro di giudizio è stato sempre quello dell’efficacia, della partecipazione popolare e della convinzione che conflitto e consenso siano due elementi che debbano necessariamente marciare insieme. Ai paradigmi violenza/nonviolenza e legalità/illegalità si è preferito quello semplice giusto/sbagliato (potere della saggezza popolare) nella convinzione che la legittimità delle forme di lotta dei movimenti popolari stia tutta in cosa sia riproducibile, praticabile da tutti e legittimo fare per impedire la costruzione del Terzo Valico.

Quando abbiamo dovuto manifestare per le strade, bloccare gli espropri quest’estate, opporci alle trivelle e ci siamo interrogati sul comportamento da tenere se avessero utilizzato la forza pubblica negli ultimi espropri a Fraconalto abbiamo sempre scelto le forme che abbiamo ritenuto più opportune non partendo mai da un dato ideologico. Una conquista faticosa da considerare un bene prezioso da salvaguardare.

IL GOVERNO

Il Governo Monti, quello che ha stanziato i fondi per il secondo lotto costruttivo del Terzo Valico, è caduto.

Questione di giorni, poi il Presidente della Repubblica Napolitano scioglierà le camere e deciderà la data delle prossime elezioni politiche, quasi sicuramente a Febbraio.

Più volte è stato scritto su questo sito che ogni giorno di ritardo che il movimento causava ai piani di Cociv (ad oggi secondo loro avrebbero dovuto già aprire i cantieri e invece devono ancora eseguire gli espropri!) avrebbe avuto una duplice valenza, una per il movimento e una perchè ci si avvicinava alla data delle prossime elezioni.

Chi mi conosce sa bene che non depongo fiducia nei confronti della possibilità dei governi di farsi promotori di grandi trasformazioni sociali. Al tempo stesso ho sempre avuto grande convinzione che i movimenti popolari in basso possano scrivere una storia diversa da quella decisa da chi sta in alto.

Credo non sfugga a nessuno che qualunque sarà il prossimo governo dovrà seriamente fare i conti da una parte con una crisi economica che si sta materializzando ogni giorno di più come crisi sociale e con gli effetti del Fiscal Compact che ha imposto il pareggio di bilancio inserito in Costituzione. Una norma che si tradurrà in pesanti tagli di spesa destinati a provocare ulteriore recessione. Dall’altra parte con tutta l’assurdità di dover spendere circa trenta miliardi di euro fra Valsusa e Terzo Valico per costruire due opere inutili, dai costi sociali e ambientali elevatissimi, con pesanti ricadute per la salute dei cittadini e che naturalmente significheranno una nuova impennata del debito pubblico.

Sarà sempre più difficile spiegare alle persone che deve essere tagliato il trasporto pubblico locale, la sanità, l’istruzione, la cultura ma non si può rinunciare alla realizzazione del Tav.

Sempre che qualcuno non decidesse di mettere in discussione il fiscal compact, di non pagare il debito, di mettere in discussione l’Unione Europea ma sarebbe allora tutta un’altra storia.

Insieme a questo non dobbiamo mai dimenticare e utilizzare a nostro favore quello che viene definito il “Rischio Valsusa”. Pare che sia stata la Prefetta di Alessandria a motivare il mancato invio della forza pubblica a Fraconalto per evitare che a cavallo fra Piemonte e Liguria vi sia una nuova Valsusa. Il Governo, sia quello appena caduto, sia quello che arriverà (che potrebbe essere non molto dissimile) hanno una fottuta paura di vedersi aprire un nuovo fronte di opposizione contro l’alta velocità che significherebbe militarizzazione di un ampio territorio con costi elevatissimi. E poi per il Terzo Valico pensano davvero di poter difendere e proteggere decine di cantieri da Genova a Tortona? Buona fortuna, verrebbe da dire.

Questo significa che il movimento dovrebbe interessarsi alle prossime elezioni politiche?

No, sarebbe un errore mortale perchè un movimento popolare è un mondo che contiene molti mondi e legittimamente (mi verrebbe da dire per fortuna, sai che palle altrimenti) le centinaia di donne e uomini che partecipano al movimento hanno idee diverse sulle prossime elezioni politiche. Che io sappia sicuramente ci sarà chi voterà opzioni politiche differenti e chi non andrà a votare, nella convinzione che il panorama politico non offra nulla di interessante e che non sia il tempo della delega. Ognuno si rapporterà alla scadenza delle elezioni come meglio crederà ma i comitati non dovranno diventare luoghi da campagna elettorale e il Movimento non dovrà prendere posizione in merito.

Dovrà farlo il giorno dopo, quando sarà il momento di attaccare, imporre la propria agenda di lotta e mobilitazioni, dimostrare nuovamente con la forza dei numeri la grandezza e il radicamento dell’opposizione al Terzo Valico, convincere ulteriormente chi sta ai piani alti che il “rischio Valsusa” è qualcosa di molto concreto. Il come lo dovremo discutere, come sempre, tutti insieme.

GLI AMMINISTRATORI LOCALI

Si sentono scricchiolii molto forti e non serve un metereologo per capire da che parte soffia il vento. Il fronte Si Tav degli amministratori sta subendo duri colpi e sono sempre di più i Sindaci che non vogliono rimanere col cerino in mano della bandiera Si Tav!

Hanno capito che rischierebbero di bruciarsi seriamente alle prossime scadenze amministrative e che la difesa del territorio dalla devastazione ambientale, dal rischio amianto e dalla distruzione delle sorgenti e delle falde acquifere è argomento di discussione nei mercati cittadini.

Quanto successo recentemente alla prestigiosa rassegna enogastronomica “Dolci Terre di Novi” dove moltissimi agricoltori hanno esposto cartelli contro il Terzo Valico e ospitato materiale informativo del comitato di Novi Ligure la dice lunga sulla crescita di consenso del movimento.

In molti comuni amministratori locali si stanno smarcando dalle posizioni imposte dai piani alti dei partiti di appartenenza e il modello Spineto, quello di un Sindaco che con la sua pacatezza porta avanti nelle istituzioni la battaglia contro il Terzo Valico, sta facendo scuola.

Un modello che parla di un costante confronto fra il comitato arquatese e il Sindaco nelle rispettive autonomie, che ha momenti di confronto e discussione, che è sempre riuscito a superare in avanti divergenze di vedute, che si è sempre dotato dello stile della fiducia reciproca anche davanti a scelte magari non condivise o non comprese. Una spirale che si autoalimenta in positivo con la crescita del consenso intorno alle iniziative del comitato che inaugurerà presto un presidio a Radimero sui terreni in cui dovrebbe sorgere il pozzo (l’opera più impattante del primo lotto costruttivo dei lavori) e con la soddisfazione dei cittadini arquatesi per avere un Sindaco che si occupa seriamente della difesa del proprio territorio. Un modello mai dato una volta per tutte, che necessita di cura, relazione e fiducia reciproca.

Sarà forse anche per questo che Sindaci di altri Comuni chiedono di incontrare i comitati, Assessori e Consiglieri non fanno mistero di simpatizzare per il movimento e in alcuni casi hanno disobbedito agli ordini di partito e hanno partecipato alle manifestazioni e alle assemblee popolari?

Solo bassa tattica perchè stanno capendo che gli conviene fare così?

Potrebbe essere, ma potrebbe anche essere che un anno di costanti mobilitazioni stiano costringendo molti amministratori locali a rivedere le loro posizioni ideologiche sul Tav. Non sarebbe questa una vittoria determinata dal movimento?

Come ha scritto Antonello Brunetti la stessa posizione assunta recentemente dal Sindaco di Alessandria che con un emendamento ha stravolto il documento presentato in consiglio dal PD e poi approvato può essere vista come il classico bicchiere o mezzo pieno o mezzo vuoto. Dipende sempre dai punti di vista, ma se si stanno aprendo contraddizioni è bene infilarcisi per allargarle il più possibile e convincere sempre più amministratori a schierarsi dalla parte della difesa del territorio.

Non so se questo accadrà ma so, come sempre, che quello che i movimenti decidono di fare in una direzione o nell’altra ha la possibilità di modificare il corso degli eventi. Proviamo tutti a buttare ancora una volta lo sguardo in Valsusa e scopriremo che la presenza di decine e decine di Sindaci contrari al Tav è uno, solo uno, dei tanti aspetti straordinari di quello che succede a quelle latitudini.

Erano tutti contrari per proprie ragioni o sono anche stati convinti?

E’ forse successo che i Sindaci Si Tav venissero letteralmente spazzati via dal voto popolare?

La presenza di Sandro Plano, invitato questa estate a Serravalle, alla presidenza della comunità montana è qualcosa di importante per il Movimento No Tav?

L’anomalia del PD della Valsusa in contrapposizione con gli ordini del PD regionale e nazionale è qualcosa di importante che determina perfino all’interno del mondo della rappresentanza un’anomalia Valsusa?

Io rispondo affermativamente a tutte queste domande e credo che il tempo della contrapposizione feroce, certamente utile nella prima fase, contro gli amministratori non schierati apertamente contro il Terzo Valico sia finito e ne venga uno nuovo in cui le tante titubanze e i tentennamenti possano diventare ferme convinzioni.

Credo che la presenza di un gruppo eterogeneo per collocazione politica e geografica di amministratori che dialogano e collaborano con il movimento, nelle reciproche autonomie, sia un obiettivo a cui ambire e che ancora una volta il movimento possa avere la forza per determinare passi avanti in questa direzione.

Se le prese di distanza dal Terzo Valico piovute a frotte in questi giorni sono solo strumentali abbiamo tutta la capacità per comprenderlo e non farci fregare, ma ancora una volta l’ideologia rischierebbe di portarci fuori strada.

Giochiamo pure senza paura a carte scoperte, intanto il poker d’assi lo abbiamo noi ed è la partecipazione popolare.

“Questa lotta alla fine la vinceremo noi” me lo avete sentito dire tante volte alle assemblee e ne sono sempre più convinto.

A Saià dua!

P.S.: nei prossimi mesi un lietissimo evento che segna un passaggio importantissimo della mia vita mi terrà un po’ più distante dal movimento. Abbiatene tutti la massima cura!

* Il Comune di Alessandria e il Terzo Valico

* Se, ma, oppure, ma anche…

* Dolci terre No Tav

 

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