Acos, gli affari loro con i soldi nostri

Spesso si è discusso del motivo primo delle grandi opere. Si è detto, ma si sa già da vent’anni, che è in atto un processo di spoliazione delle casse dello Stato attraverso l’attuazione di progetti tanto faraonici quanto inutili. Privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite. Un intreccio tra politica e affari che prevede la disponibilità della politica a dirottare enormi somme di denaro pubblico verso aziende private, senza gare d’appalto, in cambio di ovvie quanto difficilmente dimostrabili contropartite. Non sempre però questo meccanismo è così lineare come, per esempio, nel caso di un politico che venga accusato di corruzione con prove certe. A volte alcuni interessi particolari sono difficili da riconoscere. Prendiamo ad esempio la società multiservizi che opera a Novi, l’Acos s.p.a.

L’Acos, che gestisce gli acquedotti nella nostra zona, rischia per certo di vedere compromessa la propria capacità di fornire il servizio idrico. Il progetto del Terzo Valico potrebbe “isterilire” (prosciugare) le fonti sull’appennino e compromettere gravemente le falde nella pianura novese. L’Acos stessa, nel dicembre 2005, fa delle osservazioni al progetto che pongono l’accento sulla necessità di studiare un acquedotto alternativo ad Arquata pena il rischio di fornire acqua con le autobotti per almeno tre anni.

Allora perché il super-presidente D’ascenzi, uomo del PD, ama vantarsi in pubblico: “fosse per me ne farei cinque o sei di TAV”?

Perché il signor D’ascenzi, a differenza dei suoi concittadini, dalla Tav ha tutto da guadagnarci. Lui lavora per Acos, ma Acos, in barba al referendum del 2011, non è più nostra da un pezzo. Lui lavora per i suoi azionisti. Mentre ai cittadini, semplici clienti, non resta che pagare le bollette. L’azionista privato di una ditta privata è contento se lo Stato gli rifà un acquedotto nuovo. Infrastrutture nuove e gratis (cioè a spese nostre). Nulla che vada a gravare sul bilancio della società, che continua a percepire da noi la remunerazione dei capitali investiti, abolita dal referendum. E pazienza se ci saranno disagi per i cittadini e danni all’ambiente. Oltre a questo guadagno indiretto, Acos troverà nel Cociv un ottimo cliente. I cantieri consumano un sacco di acqua, le mense per gli operai consumano gas e laddove i cantieri saranno collegati alle fognature pagheranno pure per la depurazione dei reflui. Solo il cantiere del basso pieve consumerà 400 metri cubi di acqua al giorno, per molti anni. Profitti che andranno in parte ad Iren, colosso emiliano del settore multiservizi, che detiene il 25% di Acos s.p.a ma lavora in partenariato con altre società del gruppo anche per quanto riguarda la vendita di gas ed elettricità.

Iren è un altro esempio di privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite. È formata dalle multiutility delle città storicamente in mano al PD: Torino, Genova, Reggio Emilia. Più le onnipresenti banche torinesi, CRT e San Paolo, il cui presidente è Sergio Chiamparino, ex sindaco PD di Torino. Quindi se gran parte del capitale di Iren è pubblico, cioè di alcuni Comuni che la compongono, questi ultimi sono tutti gestiti della stessa lobby politico-affaristica. Privatizzare i servizi su un’area così vasta significa controllare l’economia di diverse regioni per quanto riguarda l’energia elettrica, il gas, i rifiuti, l’acqua. È una cassaforte del PD, tanto quanto le enormi cooperative edili emiliane coinvolte nell’affare Tav. È uno strumento che permette di distribuire dividendi, attingere risorse, decidere appalti, creare debito che verrà addossato ai cittadini dei Comuni soci una volta dichiarato fallimento, che pare vicino.

Il bello di tutto questo è che, pur gestendo la cosa pubblica, stiamo parlando di un ente di diritto privato e la sua posizione riguardo al Terzo Valico non è cosa che i cittadini o i consigli comunali possano discutere, bensì è esclusiva competenza del suo consiglio di amministrazione. Chi facilita questa transizione di poteri dal pubblico al privato viene ricompensato. D’Ascenzi, per esempio, s’è guadagnato la fiducia dei boss di Iren che lo hanno fatto vicepresidente di Federutility, la federazione delle aziende multiservizi italiane. Il compenso che riceve per ricoprire questo ruolo non è noto.

La privatizzazione dei beni comuni, quindi, genera questi mostri. Sull’assunto che i danni, se ci saranno, saranno a carico dello Stato, Acos approva un progetto inutile e dannoso come il Terzo Valico perché comporta degli utili per i propri bilanci. Un progetto che nessun amministratore che abbia a cuore il proprio territorio approverebbe.

AGGIORNAMENTO: proprio pochi giorni fa, a Parma, è esploso lo scandalo “public money”. Il vice presidente di Iren e consigliere di amministrazione di Acos, Giuseppe Villani, è stato arrestato. Così come Angelo Buzzi, presidente della controllata Iren Emilia, che a sua volta detiene il 25% di Acos. Entrambi facevano parte del gruppo di potere che si spartiva soldi pubblici e nomine a Parma. Nello specifico, la procura segnala che Villani avrebbe usato 600.000 euro di Iren per finanziare la campagna elettorale dell’ex sindaco del PDL di Parma. E’ chiaro adesso a cosa servono i colossi “pubblici” come Iren, e come mai rischiano il fallimento nonostante le nostre bollette siano sempre più salate?

A fronte di questo scandalo i vertici di Acos di Novi, invece che chiedere scusa ai cittadini per aver messo un pezzo di Novi nelle mani di questa gente, si sono affrettati a ribadire che a loro non importa assolutamente niente.

 

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