Contro le cave: si parte da Sezzadio, si arriva ad Alessandria

Raccogliamo l’invito dei firmatari dell’appello “10 domande alla provincia di Alessandria sulle discariche in zona Sezzadio e Castelnuovo dell’11 gennaio 2013” per porre l’accento sulla grave situazione che si andrà determinando nella nostra provincia e in particolare nei paesi limitrofi alla nostra città se verrà attuato il Piano Cave del COCIV datato novembre 2012.

Il progetto dell’alta velocità/capacità fra Genova e Milano che si snoderà nei territori alessandrini dal Porto di Genova – Val Polcevera – Val Lemme – Arquata – Novi ligure per arrivare a Tortona prevede la costruzione di un lungo tunnel (39 km di galleria) nell’appennino Ligure-Piemontese e una quantità notevole di roccia da scavo, 10 milioni di metri cubi di smarino da depositare nelle 30 cave individuate nella nostra provincia. Queste rocce e questa terra contengono amianto (come ampiamente documentato nella relazione della provincia di Alessandria) e materiali inquinanti usati per stabilizzare il terreno quando è poco consistente. Tutta questa terra “inquinata” porterà alla movimentazione di circa 1 milione di camion che transiteranno sulle nostre strade per molti anni versando smarino nelle cave sia di giorno che di notte. L’amianto essendo volatile si può bene immaginare cosa può portare nella popolazione che vive lungo il tragitto dei camion e intorno alle cave. In più il materiale inquinante potrebbe scendere con la pioggia nel terreno sottostante (non sono previsti teli in linea di massima) e andare a inquinare le falde in prossimità. Da come si vede dal progetto in ben 5 siti di cave nei dintorni di Alessandria si scrive presenza di falde o area di ricarica di falda – e più precisamente:

Spinetta Marengo (vicino al resort “La Fermata”) in Cascina Bolla il cui volume potenziale è di 1 milione di metri cubi;

Sezzadio in C.na Sopra Badia 2, vincolo PTA – area di ricarica falda – volume potenziale di 30.000 metri cubi.

Queste due cave sono di livello A, potenzialmente con i migliori requisiti.

Quelle di livello C, con delle limitazioni ambientali sono le seguenti cave:

Casal Cermelli in C.na Pitocca volume 30.000 metri cubi con presenza di falda e vincolo ambientale, area naturalistica vicino all’Orba in relazione agli ecosistemi pluviali e faunistici;

sempre a Casal Cermelli in c.na Rossina (lago) volume 200.000 metri cubi con presenza di falda e vincolo ambientale;

Castelnuovo Bormida in C.na Scapino volume 1.200.000 metri cubi area di ricarica falda;

infine a Sezzadio la C.na Borio volume 900.000 metri cubi area ricarica falda ma già contesa dalla Riccoboni per smaltimento rifiuti non pericolosi.

Ma sono 30 le cave e già queste indicano chiaramente (nel loro progetto) problematiche relative alla contaminazione delle acque.

Senza contare che nella relazione della provincia non sono previsti organismi per il controllo di possibili infiltrazioni della “criminalità dei rifiuti” che potrebbero approfittare della terra da scavo per coprire eventuali versamenti illeciti di rifiuti non controllati e pericolosi.

Una cosa è chiara: la ditta Riccoboni che vorrebbe utilizzare la cava della cascina Borio di Sezzadio è implicata nello scandalo andaluso dei rifiuti pericolosi mandati in Spagna (denuncia di Lega Ambiente e il Manifesto). Sempre sulla cascina Borio diversi sono i pareri negativi dati da tecnici qualificati (vedi relazione del professore Antonio della Giusta, ordinario della facoltà di Scienze MFN dell’università di Padova) che dice: “il sito non risulta pienamente idoneo, per ubicazione e caratteristiche, ad ospitare un impianto di discarica da momento che l’intervento interessa un territorio che sovrasta un sistema idrico sotterraneo estremamente vulnerabile e vulnerato. Infatti la posizione marginale del sito in esame rispetto alla depressione quaternaria padana fa sì che gli orizzonti semi permeabili che normalmente isolano il sistema acquifero profondo da quello superficiale siano qui poco continui lateralmente…..Il sistema profondo è suscettibile ad una vulnerazione proveniente dagli strati superficiali.”

E quale sarà la situazione dei pozzi idropotabili? Si inquineranno?

Le indagini future effettuate non sono sufficienti ad escludere nel tempo un rischio accidentale di contaminazione della falda nell’area di ricarica della riserva idrica sottorranea più importante dell’alessandrino meridionale, così si conclude la relazione del professore sopra citato.

E allora come la mettiamo?

Ci conviene veramente tutto ciò?

E’ così indispensabile questa grande opera sulla pelle degli alessandrini?

Non ne abbiamo a sufficienza di fabbriche, pesticidi per l’agricoltura ecc., che quotidianamente riempiono gli ospedali in nome di quale progresso?

In nome dei grandi costruttori – dell’economia in mano a pochi scellerati gestori della nostra vita.

Il comitato popolare no tav no terzo valico di Alessandria ha da tempo svolto numerose iniziative sul territorio con presidi, volantinaggi, mostre, performances. Quindi ci siamo prodigati a far conoscere questo nefasto progetto.

Noi saremo presenti alla conferenza stampa ad Acqui Terme il 16 gennaio alle ore 18.00 nella sala consigliare e invitiamo tutti gli alessandrini e tutti coloro che sono contrari alle discariche a partecipare al presidio contro l’autorizzazione della provincia alla Conferenza dei Servizi del 22 gennaio in via Galimberti 2 ore 10.00 in Alessandria.

Comitato popolare no tav no terzo valico di Alessandria

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