Un boss a Castelnuovo

No, per una volta non parliamo di Gavio.

Il sabato mattina, in un bar di Castelnuovo Scrivia, di certo non t’aspetti di trovarci dentro uno dei capi della ‘ndrangheta che si beve il caffè, tranquillo. E invece eccolo lì, Sebastiano Strangio, 38 anni, uno dei boss responsabili della faida di San Luca che miete vittime da vent’anni ed è culminata nella strage di Duisburg di cui lui è il mandante.  Cosa ci fa uno così a Castelnuovo Scrivia? Chi sa per ovvi motivi non dice, e chi dovrebbe chiedere per motivi un po’ meno ovvi non ha voglia di farlo. Sono passati due giorni dalla notizia dell’arresto, e sui giornali come al solito tutto tace. Tutto quel che si sa è che stava da un tempo indefinito in una casa popolare, ospite di una donna.

Castelnuovo è un crocevia di storia a partire dall’alto medioevo fino ai giorni nostri, con una lista di personaggi illustri da far invidia a tante città più grandi, lista da aggiornare a questo punto. Conta più o meno 5000 abitanti, con una grande componente calabrese a partire dagli anni ’60. Ma è sbagliato pensare che basti questo a giustificare la presenza di un’organizzazione come la ‘ndrangheta. Uno dei motivi storici di questo fenomeno sono i soggiorni obbligati, ma nemmeno questi sono stati sufficienti ad insediare una presenza malavitosa in assenza di idonee condizioni economiche e sociali, come ben spiegato in questo articolo, parte di un sito tematico molto ben attrezzato.

La verità è che le organizzazioni criminali qui si trovano bene per via dei loro affari. Una delle province con il più alto tasso di cooperative fantasma, lavoratori edili in nero, cave da svuotare, discariche da riempire, fiumi da inquinare, camion da muovere. Sembra Milano!

Come le inchieste nella nostra zona hanno dimostrato, c’era già da metà anni ’90 una locale attiva nel capoluogo, che gestiva il traffico di sostanze ad alto livello e che anni dopo aveva già a disposizione ditte con decine di camion. Un buco nero fino al 2011, quando la città si sveglia con la notizia di un membro della giunta, quel Caridi che firmava le varianti al Piano Regolatore, direttamente implicato negli affari delle famiglie di ‘ndrangheta.

Vent’anni in cui hanno fatto i loro porci comodi, hanno piantato le tende all’interporto di Rivalta con società di logistica amministrate da mandrogni doc, gestito cave sulla Scrivia, interrato rifiuti speciali, costruito aree residenziali, strade e centri commerciali. Si può immaginare di creare una realtà del genere senza stringere patti con politici e imprenditori della zona?

Chi dice di non sapere, oggi, può essere considerato senza alcuna offesa un ignorante, oppure uno in mala fede. Cosa ci si può aspettare da una politica che in provincia continua indisturbata a varare modifiche ai piani regolatori nonostante il cemento degli ultimi anni abbia una matrice ben precisa? Cosa aspettarsi dall’informazione che dagli arresti del 2011 ha preferito la tranquillità all’onestà intellettuale? Cosa aspettarsi dalla stessa Castelnuovo Scrivia in cui i braccianti agricoli che scioperano contro la schiavitù in cui sono stati ridotti, vengono insultati dalle associazioni degli agricoltori, come se fosse normale avere un angolo di Rosarno nell’alessandrino?

Oggi non si parla più di “infiltrazione”, come fosse un corpo estraneo. Chi studia il fenomeno lo chiama “ibridazione”, che è cosa ben diversa. Per dirla semplice: è cosa nostra, signore e signori, è tutta roba nostra. Furberia e avidità, qualità padane che questi galantuomini col grano in tasca hanno saputo apprezzare e mettere a valore, in alcune zone già dagli anni cinquanta, e oggi al nord scopriamo di aver ereditato un altro tratto peculiare: l’omertà.

Quali sono le prospettive? Come è stato detto durante la marcia contro il Terzo Valico di Sabato 20 Aprile a Novi, combattere l’alta velocità è già colpire al cuore le mafie. Le inchieste, le minacce e i presidi che negli anni hanno preso fuoco in Valsusa stanno a dimostrarlo. I magistrati di Torino, che avevano il compito di mettere nero su bianco le vicende alessandrine del 2011, hanno condotto un’inchiesta all’acqua di rose che ha portato all’assoluzione di persone molto pericolose e radicate sul territorio. I media nazionali parlano di Castelnuovo: il Corriere, Repubblica, si esprimono Saviano e Caselli. Oggi proprio lui, Caselli, piange lacrime di coccodrillo, dicendo che se un boss di questo calibro si nasconde a Castelnuovo “un motivo ci sarà”. Beh, se avesse passato più tempo a correre dietro a loro piuttosto che ai temibili No Tav, forse oggi staremmo raccontando un’altra storia.

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