Verso la grande mareggiata del 20 Aprile

Mancano cinque giorni al grande giorno. Cinque giorni in cui centinaia di donne e uomini continueranno a lavorare nel loro tempo libero sottratto alla famiglia e al privato, alla riuscita della marcia popolare da Novi Ligure a Pozzolo Formigaro del 20 Aprile.

Una marcia decisa nella grande assemblea del movimento svoltasi il 1 Marzo ad Arquata.

“Bisogna tornare in piazza nella nostra valle Scrivia e dimostrare al nuovo governo che se non rinunceranno alla costruzione del Terzo Valico si troveranno ad affrontare problemi grandi” suonava più o meno così il senso di alcuni interventi all’assemblea popolare.

Quello che non ci si aspettava era che un governo nuovo non vi fosse ancora, fotografia fedele della crisi irreversibile della rappresentanza e della democrazia in salsa italica. E mentre si aspetta l’elezione del Capo dello Stato per decidere se tornare a nuove elezioni o formare l’ennesimo governo di inciucio della casta, centinaia di nuovi parlamentari contrari al Tav siedono alla Camera e al Senato. Sono passati pochi mesi, ma sembra essere passato un secolo ed oggi la discussione sull’inutilità della costruzione dell’alta velocità al tempo di una crisi economica e sociale sempre più devastante è tornata ad essere di dominio pubblico.

Il grande merito di questo, inutile nasconderlo, è tutto della resistenza ventennale del popolo No Tav della Valsusa. Loro e solamente loro hanno saputo tenere aperto un varco praticando la strada tortuosa della resistenza e qui in basso Piemonte e in Liguria la determinazione di centinaia di persone è ruscita a far sì che un nuovo fronte di lotta contro il Tav tornasse ad essere aperto.

Donne e uomini dalle storie diverse hanno deciso di prendere quelle gloriose bandiere col treno crociato, metterle sulle proprie spalle e provare a camminare con la stessa dignità vista sui volti delle donne e degli uomini valsusini. La strada è ancora lunga e tortuosa, ma la consapevolezza di aver imboccato il giusto sentiero è tanta.

Ci saranno anche loro, i valsusini, con la generosità che da sempre li contraddistingue, hanno deciso autonomamente dopo l’assemblea di Novi Ligure di organizzare i pullman per unirsi alla marcia contro il Terzo Valico. Quando due comunità in lotta si riconoscono simili nelle differenze è naturale che si decida di macinare chilometri per partecipare alle rispettive iniziative. Il 23 Marzo era toccato ai No Tav – Terzo Valico, il 20 Aprile i valsusini ricambieranno la cortesia.

Nessuna mediazione è possibile, l’alta velocità è un’assurdità in Valsusa come in Valle Scrivia, quando le comunità si riscoprono solidali vogliono tornare a decidere del futuro del proprio territorio. E questo non contempla mai la distruzione delle montagne (Alpi o Appennino fa poca differenza), delle sorgenti e delle falde acquifere, non accetta che ditte in odore di mafia e ‘ndrangheta possano calare impunemente sul proprio territorio e muoversi con tutta l’arroganza di cui sono portatrici.

Da quella assemblea di Arquata ne sono seguite tante altre, in tutti i Comuni interessati dall’opera, con sale sempre strapiene. Sono nati nuovi comitati anche nei comuni dove vorrebbero far sorgere le discariche, l’ultimo quello di Pontecurone. Un comitato promosso da donne e uomini under venti, a dimostrazione che proprio adesso stanno germogliando i migliori fiori del movimento. E’ proseguita la resistenza agli espropri anche con mezzo metro di neve e la polizia in assetto antisommossa come a Gavi. I comitati hanno continuato quasi quotidianamente a presidiare il territorio.

E poi ci sono gli altri…quelli che fanno talmente ribrezzo che perdere contro di loro sembra impossibile.

Quelli che decidono per esempio di presentare un’interpellanza al Senato per tentare il salvataggio del Terzo Valico, o quelli come a Novi che decidono di rinviare il Consiglio Comunale del 18 Aprile che doveva discutere di Terzo Valico perchè dopo vent’anni devono ancora approfondire l’argomento. Oppure quei Sindaci i cui fili sono mossi sempre dal Partito Democratico che richiedono una moratoria utile esclusivamente a prendere tempo e che oltretutto non viene minimamente presa in considerazione da nessuno. La casta che ancora non ha capito di avere i giorni contati e continua a riprodurre il peggio di sè.

Particolarmente odiosi sono poi quelli dall’altra parte dell’Appennino, i Burlando, i Bernini, i Doria. Quelli che consapevoli di essere in difficoltà si danno da fare per iniziare i lavori a Genova nella speranza di non poter poi più tornare indietro. Tutta gente che se si dovesse votare domani cadrebbe quasi sicuramente in disgrazia. Politici che hanno scambiato il bene comune con l’interesse privato di Impregilo, partiti che rappresentano ormai sempre meno e verso cui l’astio delle persone aumenta con l’aumentare della crisi, amministratori pubblici che tagliano il trasporto pubblico locale e i posti letto negli ospedali e poi sostengono che il progresso passi per il Terzo Valico.

Avremo forse un bel treno ad alta velocità, ma senza neppure i soldi per pagare il biglietto se non riusciremo a sconfiggere questa gentaglia.

Quella contro il Terzo Valico non è solo una lotta contro un treno, acquista sempre più, giorno dopo giorno, la consapevolezza di essere una lotta per poter immaginare un presente e un futuro degni di essere vissuti per sè stessi e per i propri figli. Un futuro dove non sia contemplato che fra vent’anni qualcuno possa morire a causa dell’esposizione alle fibre di amianto.

Il 20 Aprile migliaia di persone dimostreranno nuovamente che il Terzo Valico non verrà mai costruito, una grande mareggiata se lo porterà via insieme a partiti, amministratori pubblici e politici complici di questa follia. Ci dispiace, i salvagente sono finiti.

 

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