Excusatio non petita, accusatio manifesta

Dopo anni in cui il COCIV ha negato una qualsiasi forma di confronto con la popolazione e i Comitati su argomenti di interesse collettivo, quali espropri, presenza di amianto, distruzione delle sorgenti d’acqua, valutazione costi/benefici, ecc., non può che farci piacere scoprire che toccare il tasto SIGEMI (“Garrone” per gli Arquatesi) porti ad una immediata e piccata replica del General Contractor.

Ribadendo che quanto affermato dal Comitato No TAV Terzo Valico di Arquata costituisce una mera esposizione dei fatti, sulla quale sfidiamo chiunque a trovare un unico punto in cui si sia affermato qualcosa di non vero, riassumiamo i fatti salienti esposti in conferenza stampa e relativi al Campo Base Piemonte 3 (CBP3) che vorrebbero realizzare ad Arquata:

– Il campo base può ospitare 480 persone ed è considerato da COCIV un vero e proprio “villaggio”

– La zona è definita “Agricola”, l’ubicazione è “ad Est dell’abitato principale, in un’area compresa fra la linea ferroviaria esistente ed il T. Scrivia (in sinistra orografica)” e ancora “in adiacenza ai binari della linea ferroviaria esistente; l’accesso al campo si ha dalla strada del Bovo, e comunque l’area risulta nelle vicinanza della S.S. n. 35 dei Giovi”

– Nel Progetto Definitivo, documenti “Relazione Tecnica Generale” e “Studio di Fattibilità Ambientale”, non si menziona SIGEMI S.r.l. né la si rappresenta nella documentazione fotografica o nelle planimetrie

– La legge che vietava la presenza dello stabilimento nelle foto e nelle planimetrie fu abrogata nel 2000, almeno 4 anni prima che venissero predisposti gli elaborati

– Nel Progetto Esecutivo relativo al primo lotto, per es. nell’elaborato “Viabilità di collegamento tra S.P.140 e cantiere CBP3 Arquata Scrivia – Opere a verde di inserimento ambientale paesaggistico – Planimetria di progetto -Tav 2/2” (emesso il 13 settembre 2012, cod. elaborato IG5101ECVP8IA390E002-A00) lo stabilimento SIGEMI continua a non essere riportato, mentre sono riprodotti sia i Magazzini Generali che le Officine di Arquata. E nel 2012, il divieto era caduto da 12 anni

Il dubbio che ci si poneva era se questa planimetria e questa foto,

accompagnate alla definizione zona “Agricola” e “area compresa fra la linea ferroviaria esistente ed il T. Scrivia”, senza aggiungere altro, fosse sufficiente per far comprendere al comune cittadino o alle autorità preposte all’approvazione del progetto, la presenza nelle immediate vicinanze di uno stabilimento a rischio di incidente rilevante, o se forse sarebbe stato più esplicativo aggiungere sulla foto e sulla planimetria i particolari mancanti, dato che nel 2004 nulla vietava di farlo.

Ma a voler dare completezza d’informazione, poteva bastare un’annotazione.

Chiarito questo, dedichiamo con piacere alcuni minuti a formulare alcune riflessioni sul Comunicato Stampa di COCIV, che se non altro ha il pregio di non dover essere ricercato tra quasi 3000 documenti da scaricare uno ad uno dal sito del Ministero dell’Ambiente, identificati da un codice di elaborato da associare “a mano” al titolo corrispondente.

COCIV: “il campo Base CBP3 in oggetto fa parte del lotto costruttivo, per questo motivo non è stato trattato durante la presentazione del Progetto Esecutivo lo scorso Gennaio 2013 e verrà esaminato solo con la progettazione  esecutiva del lotto nei prossimi mesi.

Quanto asserito da COCIV non incide sull’affermazione fatta dal Comitato, ovvero che nella documentazione del Progetto Esecutivo (1° lotto costruttivo) si continua a non menzionare SIGEMI. Facilità però due considerazioni:

  1. Perché il campo Base CBP3 dovrebbe essere esaminato solo con la progettazione esecutiva del 2° lotto, se l’insediamento risulta approvato dal CIPE come asserito in chiusura di comunicato dal COCIV ? Se era stato esaminato nei dettagli, non è previsto che nel progetto esecutivo si riprenda la progettazione del cantiere.
  2. Se tuttavia venisse (ri)esaminato il progetto (chissà perché dovrebbero farlo, essendo “in ogni caso approvato dal CIPE”…), si dà per scontato che il campo sarebbe approvato in quella posizione? Era prevista una nuova viabilità per raggiungerlo, la NV18 (nel frattempo già realizzata dal Comune); non si dovrebbe prima avere la certezza di dove deve portare una strada, prima di idearla?

 

A proposito della strada NV18: il Progetto Esecutivo si cura di produrre alcune foto per dimostrare che sia già stata realizzata, ma non fa parola dello stabilimento SIGEMI che fa capolino dietro il muro di cemento, né dell’elevato numero di Camion che transitano su quella strada limitandone la scorrevolezza in caso di emergenza. Strada che confina con lo stabilimento, ma soprattutto in alcuni casi non dista più di 20-25 metri dalle cisterne prossime al recinto.

E l’assenza di SIGEMI si conferma anche in questo documento (del 2012) inerente la NV18:

D’altra parte, nella relazione tecnica generale del progetto esecutivo, si afferma: “Le condizioni in cui si presenta ad oggi la viabilità sono compatibili con i flussi dei mezzi destinati e/o generati dal CBP3. Nessun intervento è previsto”

Una simile valutazione, non andrebbe forse fatta alla luce di un piano d’emergenza esterno che tenga conto non solo dei “flussi dei mezzi destinati e/o generati dal CBP3”, ma anche di quelli delle altre attività e degli eventuali mezzi di soccorso? Sempre che si abbiano gli elementi sufficienti per ipotizzare la presenza di uno stabilimento a rischio di incidente rilevante.

COCIV: “La seconda contestazione riguarda la definizione diarea agricoladellarea in cui si deve installare il campo base CBP3 lasciando intendere che tale non  può essere in vicinanza dellinsediamento Sigemi. Larea catastalmente è agricola e come tale deve essere qualificata nel progetto. In particolare le particelle interessate fanno parte del foglio 6 del Comune di Arquata Scrivia con mappali 380, 106-107-108-109-114 con indicazioneseminativo. Come risulta anche dalle foto dellaDocumentazione Fotografica(CA0800003B) larea nel  2005 era chiaramente un ambiente agricolo-seminativo.

Nessuno ha asserito che quell’area non possa essere agricola in quanto vicina all’insediamento SIGEMI, anzi nessuno ha affermato che la zona in cui si deve installare il campo base non sia agricola. Ma tirare in ballo le foto per dimostrarlo avvalora solo il dubbio che, proprio dalle foto e quindi compresa quella aerea, chiunque consulti la relazione si possa convincere che:

  1. anche la zona circostante all’area dove si deve installare il campo base è agricola, “chiaramente un ambiente agricolo-seminativo” come testé affermato da COCIV
  2. non c’è motivo per cui, se anche la zona circostante è “evidentemente” agricola, si debba ipotizzare la presenza di uno stabilimento a rischio di incidente rilevante

Riproponiamo le foto in questione,

 

ricordando che i documenti del definitivo definiscono la zona agricola e il campo base CBP3 ubicato “ad Est dell’abitato principale, in un’area compresa fra la linea ferroviaria esistente ed il T. Scrivia (in sinistra orografica)” senza specificare che l’area è compresa non solo tra le due zone indicate (linea ferroviaria e torrente Scrivia), ma anche tra due stabilimenti catalogati a rischio di incidente rilevante, uno l’abbiamo nominato, l’altro era Iciesse S.p.A., che per quanto non più in attività, è indiziato di aver lasciato bei ricordi nelle zone circostanti.

COCIV: La terza contestazione riguarda la breve distanza del campo CBP3 dallo  stabilimento Sigemi/Garrone. Premesso che la distanza media del campo dallo stabilimento è simile a quella di molte abitazioni ed unità produttive, va anche osservato che in sede di Conferenze di Servizi del progetto definitivo il Comune di Arquata ha espresso parere negativo sul progetto del Terzo Valico, ma nel dettaglio delle motivazioni non ha proposto opposizioni specifiche sulla  localizzazione del campo di cui ha chiesto soltanto venisse valutato l’impatto di natura sociale.

Ed ecco il gran finale, che non fa che rafforzare nel Comitato la convinzione per cui ci siano fondati motivi per esporre, da diligenti cittadini, tutte queste perplessità alla Procura perché, da cittadini, possiamo esprimere solo la nostra preoccupazione, formulando domande ed astenendoci da conclusioni.

Chiunque abbia letto almeno una volta qualcosa in materia di stabilimenti a rischio di incidente rilevante, sa che non è sufficiente dire che “la distanza media del campo dallo stabilimento è simile a quelle di molte abitazioni ed unità produttive”, per svariate ragioni che cerchiamo di esemplificare.

  1. Tanto per cominciare, la distanza non si misura dallo stabilimento, ma dagli elementi di pericolo contenuti nello stabilimento
  2. Dall’altro lato (casa, unità produttive, ecc.), non si fa una media, ma si considerano i perimetri più vicini
  3. Raffrontare la distanza di una casa esistente, ad es. a 80m “dallo stabilimento”, con la media di un campo base, significa arrivare all’assurda conclusione che un campo sufficientemente lungo possa distare un metro dal punto di pericolo, tanto “in media” è più lontano della casa esistente. Come dire, per il Terzo Valico il cittadino paga 1.000 € e chi realizza l’opera incassa 6.2 miliardi, in media entrambi pagano 500€ e incassano 3.1 miliardi.
  4. C’è differenza normativa tra case esistenti e nuovi insediamenti

Anche per questi motivi, la valutazione delle distanze, delle misure di sicurezza, della predisposizione dei piani di emergenza e via discorrendo, spetta alle autorità preposte, che ovviamente devono avere a disposizione gli elementi per capire che devono effettuare considerazioni in merito.

Nessuno si può arrogare il diritto di sostituirsi a tali autorità facendo proprie ed autonome valutazioni; è una pura e semplice questione di sicurezza della massima importanza.

Anche per quanto riguarda il Comune di Arquata, possiamo esprimerci solo per ciò che è pubblicamente documentato, ovvero due delibere con cui esprimeva contrarietà all’opera:

nel 2005: “VISTA la vicinanza del campo base al Deposito Petrolifero SIGEMI, azienda soggetta ad incidente rilevante

nel 2012: “Considerato che la strada del Bovo già realizzata in gran parte nel tratto previsto dal progetto definitivo necessita di una sistemazione completa fino alla strada Provinciale di Varinella non solo come accesso al previsto campo base ma anche come via di fuga in quanto la zona è ricompresa nei cerchi di rischio relativi alla ditta Si.Ge.Mi classificata industria RIR (a rischio di incidente rilevante)

E per concludere, sorge spontanea una domanda, quando si legge l’affermazione conclusiva:

COCIV: Nessun altro Ente ha avanzato osservazioni.

Indipendentemente dalle premesse sopra citate l’insediamento risulta in ogni caso approvato dal CIPE.

Ma gli Enti preposti e il CIPE che ha approvato l’insediamento, hanno potuto desumere dalla documentazione la presenza di uno stabilimento a rischio di incidente rilevante ?

Se è la stessa documentazione da noi consultata, è difficile per un non Arquatese (e spesso anche per un Arquatese) ipotizzare che debba esistere altro rispetto a quanto esposto nella relazione tecnica e nello studio di fattibilità ambientale.

COCIV:CONCLUSIONI: non sorprende che la sequenza di mezze verità e lomissione di  ogni elemento che possa risultare scomodo per la tesi sostenuta dai Comitati, inserite in un quadro in cui lunica certezza sembra essere la malafede del Consorzio, abbia prodotto effetti anche sugli Amministratori di Arquata.

Avremmo la forte tentazione di formulare anche noi le nostre conclusioni, ma siamo convinti che i fatti esposti e inconfutabili, essendo tutti attinti da elaborati COCIV e non nostri, siano sufficienti per far maturare in ogni Arquatese, e non solo, le proprie sane conclusioni su quanto sta succedendo con il progetto Terzo Valico.

In quanto a omissioni, non ne è stata fatta nessuna intenzionale.

Se mai ce ne sono state, hanno avuto origine nella scarsa trasparenza, chiarezza e completezza della documentazione depositata, come ribadito da tutti i Sindaci firmatari della moratoria, ampiamente contestata dai Comitati, ma non certo per le critiche espresse nei confronti di COCIV.

E in tutto questo, di fronte a documenti depositati ed approvati che non riportano, per qualsivoglia ragione, lo stabilimento SIGEMI a rischio di incidente rilevante, voler sottolineare che le omissioni siano state fatte dai Comitati è quanto meno discutibile.

Ovviamente, oltre alle conclusioni degli Arquatesi, ascolteremo con interesse anche quelle della Procura che sarà chiamata a valutare quanto esposto.

A insulti ed illazioni siamo abituati, chissà se l’Amministrazione di Arquata incassa con altrettanta disinvoltura. Ultimamente è un po’ permalosa…

Per correttezza di informazione pubblichiamo il comunicato stampa di Cociv in risposta alla conferenza stampa del Comitato No Tav – Terzo Valico di Arquata Scrivia

Genova, 10 Maggio 2013

Comunicato Stampa

Campo Base Terzo Valico ad Arquata

 A seguito delle conferenza stampa indetta l’8 Maggio dal Comitato No Tav ad Arquata Scrivia e dai conseguenti articoli pubblicati sulla stampa, Cociv desidera precisare quanto segue in risposta alle osservazioni sollevate:

  • il campo Base CBP3 in oggetto fa parte del 2° lotto costruttivo, per questo motivo non è stato trattato durante la presentazione del Progetto Esecutivo lo scorso Gennaio 2013 e verrà esaminato solo con la progettazione esecutiva del 2° lotto nei prossimi mesi.
  • le contestazioni avanzate dal Comitato nelle persone di Francesco De Milato, Claudio Sanita, Alessandro Gorla e riprese su Il Secolo XIX di ieri sono relative a quanto previsto nel Progetto Definitivo approvato con Delibera CIPE 80/2006.

La prima contestazione riguarda la presunta mancanza sulle mappe del progetto dell’area Sigemi/Garrone, le cui cartografie inserite nella relazione ai tempi della stesura sono in effetti quelle del rilievo aerofotogrammetico ufficiale che, come noto, non riporta gli obiettivi sensibili. Tuttavia è sufficiente sfogliare lo stesso progetto di “Studio di Fattibilità Ambientale – Relazione Generale” del 15 Giugno 2005 per trovare nella planimetria (CA0800001B) regolarmente indicato l’insediamento industriale.

La seconda contestazione riguarda la definizione di “area agricola” dell’area in cui si deve installare il campo base CBP3 lasciando intendere che tale non può essere in vicinanza dell’insediamento Sigemi. L’area catastalmente è agricola e come tale deve essere qualificata nel progetto. In particolare le particelle interessate fanno parte del foglio 6 del Comune di Arquata Scrivia con mappali 380, 106-107-108-109-114 con indicazione “seminativo”. Come risulta anche dalle foto della “Documentazione Fotografica” (CA0800003B) l’area nel 2005 era chiaramente un ambiente agricolo-seminativo.

La terza contestazione riguarda la breve distanza del campo CBP3 dallo stabilimento Sigemi/Garrone. Premesso che la distanza media del campo dallo stabilimento è simile a quella di molte abitazioni ed unità produttive, va anche osservato che in sede di Conferenze di Servizi del progetto definitivo il Comune di Arquata ha espresso parere negativo sul progetto del Terzo Valico, ma nel dettaglio delle motivazioni non ha proposto opposizioni specifiche sulla localizzazione del campo di cui ha chiesto soltanto venisse valutato l’impatto di natura sociale. Nessun altro Ente ha avanzato osservazioni. Indipendentemente dalle premesse sopra citate l’insediamento risulta in ogni caso approvato dal CIPE.

CONCLUSIONI: non sorprende che la sequenza di mezze verità e l’omissione di ogni elemento che possa risultare scomodo per la tesi sostenuta dai Comitati, inserite in un quadro in cui l’unica certezza sembra essere la malafede del Consorzio, abbia prodotto effetti anche sugli Amministratori di Arquata.

Per informazioni:

Relazioni Esterne Cociv

Stefania Majocchi

cell. 347 7862599

email: s.majocchi@chiapperevello.it

 

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