Interrogazione al Senato della Repubblica sul Terzo Valico

E’ stata depositata oggi un’interrogazione a risposta scritta al Senato della Repubblica inerente la concessione della proroga della dichiarazione di pubblica utilità per il Terzo Valico.

L’interrogazione è stata firmata dai 53 Senatori del Gruppo del Movimento 5 Stelle e primo fimatario è il valsusino No Tav Marco Scibona.

Un’interrogazione che riprendendo le tante motivazioni per cui il movimento si oppone alla grande opera rivolge al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti alcune domande di buon senso.

Aspettiamo di conoscere, senza farci illusioni, la risposta del Ministro e ringraziamo Marco per aver presentato l’interrogazione.

Ecco il testo:

INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA.

SCIBONA . – Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti – Premesso che:

Italferr è la Società di ingegneria del Gruppo Ferrovie dello Stato che si occupa di progettazione, direzione e supervisione lavori, effettuazione delle gare d’appalto e attività di project management per tutti i grandi investimenti infrastrutturali del Gruppo;

in data 8 Marzo 2013 la Società ITALFERR S.p.A. – società con socio unico, soggetta all’attività di direzione e coordinamento di Ferrovie dello Stato Italiane S.p.A. – in nome e per conto di R.F.I. S.p.A. ha comunicato l’avvio del procedimento finalizzato alla proroga della dichiarazione di pubblica utilità che andrà in scadenza in data 25 Agosto 2013, disposta con deliberazione CIPE n. 80 del 29 Marzo 2006, sul progetto definitivo della Linea Ferroviaria AV/AC Milano Genova “Terzo Valico dei Giovi”;

l’intervento infrastrutturale è inserito nell’ambito del 1° Programma delle Infrastrutture Strategiche. Il progetto definitivo della Linea Ferroviaria AV/AC Milano – Genova “Terzo Valico dei Giovi”, facente parte degli interventi connessi con l’ “Asse Ferroviario Ventimiglia – Genova – Novara – Milano (Sempione)”, rientra tra le opere nazionali afferenti il “Corridoio Plurimodale Tirrenico – Nord Europa”;

il CIPE, con delibera n. 85 del 18 novembre 2010, ha autorizzato l’avvio della realizzazione del 1° lotto costruttivo del progetto definitivo della Linea AV/AC Milano – Genova. Terzo Valico dei Giovi, del valore di 1.130,95 Meuro con l’impegno programmatico di finanziare l’intera opera;

considerato che:

la Corte dei Conti, con determinazione n. 124/2010 – “Determinazione e relazione della Sezione del controllo sugli enti sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria della RETE FERROVIARIA ITALIANA (RFI) Spa per gli esercizi 2008 e 2009”, richiamava l’attenzione sulla circostanza che “sono ben lungi dall’essere definiti i procedimenti contenziosi e le problematiche legali connesse alla esecuzione delle opere ed all’applicazione delle normative succedutesi in tema di scelta del contraente”;

i parametri e criteri di valutazione e le stime sui flussi di traffico merci sulla base dei quali venne a suo tempo considerata favorevolmente la pubblica utilità, nonché le successive proroghe già concesse, sono fin dall’inizio apparsi quantomeno sovrastimati e non hanno mai trovato sostegno nell’andamento dei dati reali;

risulta all’interrogante che non è mai stata resa pubblica una reale e dettagliata valutazione costi-benefici relativa all’infrastruttura citata;

la realizzazione dell’opera é stata suddivisa in “lotti costruttivi non funzionali”;

secondo quanto sancito nel piano di fattibilità di RFI del 2004, solo il 15% del costo della realizzazione e delle spese di funzionamento – e relativa manutenzione – dell’opera verrà coperto dai ricavi di mercato, mentre il restante 85% resterà a carico delle casse dello Stato in modo perpetuo;

nel 2007 l’allora ministro Padoa Schioppa, dinanzi alla Commissione Lavori pubblici del Senato, affermò che il Terzo Valico era antieconomico, di conseguenza non sarebbe stato inserito nel DPEF come priorità;

recentemente RFI ha richiesto di stornare dai fondi destinati al secondo lotto la cifra di 240 milioni di Euro per destinarli alla manutenzione delle linee esistenti;

allo stato dell’arte, a quindici mesi dall’ennesima dichiarazione di avvio lavori sono stati realizzati solamente alcuni sondaggi e qualche esproprio. Per puro scopo mediatico, vengono invece dichiarati aperti cantieri dove in realtà non si é mai lavorato;

i rischi per la salute dei cittadini, derivanti dalla notevole presenza di amianto nelle rocce serpentiniche che, come conosciuto, compongono l’Appennino Ligure/Piemontese nonché quelli relativi all’inaridimento delle fonti idriche sul territorio non appaiono valutati conformemente alla loro importanza;

nel corso degli ultimi mesi l’opposizione all’opera da parte della popolazione residente é cresciuta notevolmente e continua ancora oggi, tenuto conto che si è di fronte ad un’infrastruttura imposta dall’alto, priva di ogni indicazione in merito alla sua stessa utilità;

forti dubbi vengono sollevati anche dalle amministrazioni locali, che in alcuni casi hanno manifestato la totale contrarietà all’opera,

si chiede di sapere:

se non si ritenga opportuno, prima di procedere alla concessione della nuova proroga di cui si è detto in premessa, confermando così la volontà di proseguire nell’esecuzione dell’opera, prevedere l’avvio di una analisi dei costi e dei benefici dell’opera che sia il più possibile trasparente nelle modalità di realizzazione e di comunicazione e che, soprattutto, non si limiti al mero aspetto economico-finanziario, ma contempli i costi ambientali e sociali, anche in termini di danno alla salute dei cittadini;

se, in caso di realizzazione dell’analisi costi-benefici di cui si è detto in precedenza, non si ritenga opportuno prevedere l’inserimento, tra le audizioni in contraddittorio, di tecnici ed esperti individuati dalle associazioni ambientaliste e dai comitati di cittadini che si oppongono all’infrastruttura;

se non ritenga opportuno istituire una commissione ministeriale avente il compito di verificare e valutare, considerata l’attuale fase di congiuntura economica, l’effettiva utilità dell’opera, anche avvalendosi di contributi di tecnici ed esperti indicati dalle associazioni ambientaliste e dai comitati di cittadini coinvolti che si oppongono alla realizzazione della stessa.

 

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