Lupi ed Ercoli …e noi saremmo terroristi criminali!

di Antonello Brunetti

Con tutta la simpatia innata che provo per i lupi (quelli a quattro zampe), ritengo emblematico che ora ad occuparsi della TAV Genova – Tortona siano proprio

due LUPI.

Il primo, Walter Lupi, è quel signore che non sa nulla di progetti e impatti, che sorride sempre dicendo che poi vedrà, spiegherà, considererà … e poi nulla. Quel Walter nominato da Berlusconi anni fa come supervisore del Cociv e del Terzo Valico, di un’opera, oltre che inutile, pericolosa sia per la salute che per le infiltrazioni criminali. Quel Walter che è andato sotto processo due anni fa con l’accusa di essersi auto aggiudicato una casa di proprietà statale, trasformandola a spese dello Stato (300.000 euro) in una villa sul mare per le sue vacanze.

L’altro Lupi è più accigliato, ma è anche lui un lacché di Berlusconi, è quel tal ministro Maurizio Lupi nominato di recente a capo delle infrastrutture e dei trasporti, ossia delle TAV (delle ferrovie tradizionali non gliene frega niente!).

Ora 16 maggio la situazione peggiora perché arrivano anche gli Ercoli (poi magari verranno anche Ursus e Polifemo), facendo la gioia degli Angiolini Alfano, dei Coti, degli Espositi senatori che hanno gioito cum magna goduria della nomina di Ercole Incalza a capo della task force che spezzerà le reni agli antitav della Val di Susa, quelli che, secondo Maurizio Lupi, hanno come unico obiettivo l’assassinio.

Ercole Incalza è dal 1991 che ci conta balle sull’alta velocità, che è stato coinvolto dai giudici in reati legati alla Pubblica amministrazione, indagato in vent’anni ben 14 volte. Ad esempio con l’accusa di Truffa aggravata nei confronti dello Stato per la questione dei fori pilota del Terzo Valico nel 1998, reato dal quale non fu assolto, ma che andò in prescrizione con le lungaggini create ad arte dagli avvocati e dai politicanti. Così come nel processo in cui era accusato di aver fatto arrivare soldi al magistrato per agevolare un’archiviazione

Di recente, gennaio 2013, è stato iscritto nel registro degli indagati per le vicende del Tav fiorentino, con l’ipotesi di reati che vanno dall’associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno di enti pubblici, alla corruzione e al traffico di rifiuti. Gli inquirenti stanno svolgendo accertamenti anche sulla possibile infiltrazione mafiosa. Incalza è coinvolto in quanto dirigente dell’unità di missione.

Eppure costui venne nominato dal governo Monti alla guida della Struttura tecnica di missione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e lo è tuttora con il governo Letta, anzi ora gli hanno affidato il comando delle forze di occupazione in Val di Susa.

Mi ricordo di averlo sentito una volta nel centro incontri della stazione di Firenze: trasudava arroganza. Mi pare che avesse da poco sostituito l’unico presidente del TAV tecnico, onesto e disponibile al dialogo, dimessosi per schifo, ossia quel Salvatore Portaluri che poi fornì volontariamente le informazioni al giudice antimafia Ferdinando Imposimato sulla melmosa vicenda TAV con conseguente pubblicazione del famoso libro “Corruzione ad alta velocità”.

La task force, come detto, sarà coordinato da Ettore Incalza, 69 anni, ingegnere brindisino, che lavora per l’alta velocità sin da ’91, quando Fs fondò il Tav e lui ne divenne amministratore delegato. La carriera di Incalza comincia con il socialista Claudio Signorile che gli apri le porte del Ministero dei Trasporti. Fu poi il padre, con Lorenzo Necci, dell’affidamento diretto a Eni, Fiat, Tecnimont e Iri, i quattro “General Contractor” per la costruzione delle prime linee ad alta velocità in Italia. Affidamento diretto e quindi senza appalto (motivato con la panzana del 60% delle spese a carico dei costruttori) che fece aumentare il costo dell’alta velocità da 30 mila miliardi di lire a 180 mila.

Sempre in rappresentanza del Ministero ai trasporti è stato a lungo anche il responsabile dell’Italia a Bruxelles in seno alla Comunità europea.

Ma non hanno nulla da dire su un simile personaggio i partecipanti alla riunione di Torino? Non dico l’irrecuperabile pd Esposito, che da trombato alle primarie è diventato addirittura vicepresidente della Commissione trasporti; ma i vari Fassino, Saitta, Bargero, Fornaro, Borioli?

A denunciare l’inadeguatezza di Incalza a coordinare la task force è Marco Scibona, senatore M5s: “Incalza è totalmente incompatibile con qualsiasi incarico di responsabilità inerente il Tav Torino-Lione, proprio per il suo passato e per i suoi coinvolgimenti nei vari scandali e indagini che hanno riguardato e riguardano l’opacità che da sempre caratterizza l’Alta velocità in Italia”. Ma Scibona non si ferma qui: “Se il governo voleva dare un segnale di chiarezza e di pulizia rispetto al passato, ha fatto la scelta peggiore e questo non farà che acuire le tensioni già esistenti”.

Anziché preparare task force contro una popolazione che difende il suo diritto di tutelare il territorio in cui vive, sarebbe buona cosa che Angiolino si occupi di ciò che avviene nel cantiere per lo scavo del tunnel geognostico della Maddalena, luogo delle tensioni fra forze dell’ordine e NoTav. Cantiere che la Procura di Torino ha definito a “rischio d’infiltrazioni mafiose”. Due delle ditte che lavorano nel cantiere, Italcoge e Martina, sono state coinvolte nell’inchiesta Minotauro che scoprì ruoli e interessi della ‘ndrangheta in Piemonte (anche in merito al Terzo Valico). Sia Italcoge sia Martina srl sono fallite e in entrambi i casi sono state sostituite nel cantiere da ditte legate alle stessa proprietà.

 

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