Ecco “l’errore del comitato di Arquata”

Torniamo a parlare della vicenda del Campo Base Piemonte 3 che secondo i progetti di COCIV dovrebbe essere ubicato vicino allo stabilimento SIGEMI (meglio noto come i “depositi di Garrone”), classificato a Rischio di Incidente Rilevante (R.I.R.).

Ricordiamo brevemente che COCIV nei suoi progetti non ha mai menzionato lo stabilimento e i rischi ad esso collegati, né l’ha riportato nelle planimetrie ed addirittura ha utilizzato vecchie fotografie aeree della Regione Piemonte in cui lo stabilimento era sostituito da terreni coltivati, per quanto la legge che ne vietava la rappresentazione era stata abrogata nel 2000, ovvero più di quattro anni prima rispetto alla redazione del progetto.

Tutto questo è stato segnalato nell’ultimo mese dal comitato di Arquata mediante una conferenza stampa (8 maggio) e successivo esposto alla Procura di Alessandria (15 maggio).

Alla conferenza stampa seguì (10 maggio) un pronto comunicato di COCIV che, per quanto tecnicamente smontato pezzo per pezzo dal comitato, deve avere scosso un po’ l’amministrazione Arquatese, che dopo le prime dichiarazioni di circostanza e di riconoscimento dell’operato dei No TAV, per bocca del capogruppo di maggioranza è corsa a cercare un appiglio per evidenziare quello che a suo avviso era “l’errore del Comitato di Arquata” (inesistente) e aggiungere “Da anni studiamo il progetto e difendiamo il territorio: Cociv ha tutto l’interesse ad accusarci di malafede… Cosa che peraltro fa spesso anche il Comitato di Arquata”

Grazie a “La Stampa” di oggi, a firma dello stesso giornalista, scopriamo finalmente qual’è stato il fantomatico  “errore del comitato di Arquata”.

L’errore è stato quello di aver dato concretezza alle tante belle parole del Comune di Arquata: studiare il progetto e difendere il territorio, nonché “adoperare tutti gli strumenti legali necessari alla tutela del territorio e della popolazione” (delibera comunale del 31 maggio 2012).

Il tutto si è svolto in due passaggi:

  1. studio del progetto per notare gravi anomalie come l’assenza di non uno, ma ben due stabilimenti a rischio di incidente rilevante: SIGEMI (ex Garrone) e Iciesse (ex Subalpina)
  2. esposto alla Procura, ovvero l’unico strumento legale necessario alla difesa del territorio e della popolazione nella disponibilità dei cittadini

E quando si è concreti, le conseguenze non si fanno attendere: COCIV risponde subito al comitato, cosa mai successa da anni, e soprattutto, come riporta l’articolo di oggi “appena sollevata la polemica, è stato richiesto un incontro con il Comune”.

Ricordiamo bene le parole del Sindaco Spineto, intervistato dal TGR di Rai 3 il giorno della conferenza stampa del comitato No TAV, quando sull’argomento disse “non c’è stata data nessuna risposta reale”.

Per quanto possa essere discutibile l’utilità della risposta che si legge oggi su La Stampa, se non altro questa sembra essere reale; di sicuro, se non fosse stato per i “modi e i toni” del comitato di Arquata, non sarebbe mai arrivata.

E nel frattempo la popolazione di Arquata è stata informata dal comitato, mediante la partecipata assemblea del 24 maggio presso la sala SOMS, di cosa succederebbe se questo scellerato progetto dovesse mai partire, svolgendo anche in questo caso un compito che sarebbe legittimo attendersi dall’Amministrazione Comunale.

Dal punto di vista tecnico esaminiamo brevemente l’articolo per evidenziare le peripezie di COCIV al fine di giustificarsi.

Si legge infatti che COCIV ora annuncerebbe che il Campo Base Piemonte 3 “sarà in ogni caso rimodulato sulla base delle effettive esigenze lavorative”; l’articolo si premura di aggiungere “In sostanza, la superficie sarà più piccola”. Questa sembra una pura deduzione del giornalista; di sicuro, se fosse vera, vorrebbe solo dire che le esigenze lavorative, ovvero i lavoratori impiegati, saranno minori di quelli sempre dichiarati in questi anni, il che non sorprende, avendolo da sempre sostenuto.

Aggiunge il consorzio: “Ribadiamo che la valutazione del campo base non è stata presa in considerazione prima in quanto di pertinenza del secondo lotto”. Questa affermazione è palesemente pretestuosa, perché quando furono redatti il progetto preliminare e poi quello definitivo, la legge che consentiva la suddivisione in lotti non esisteva ancora (Finanziaria 2010), per cui COCIV avrebbe dovuto tenere conto in modo preciso e puntuale di tutti gli aspetti connessi al Campo Base.

COCIV afferma anche che, scoppiata la polemica ed ottenuto il nuovo piano regolatore, dopo averci sovrapposto il campo base, quest’ultimo resta “però completamente fuori dalle aree a rischio”.

Tale affermazione è ovviamente insufficiente e fuorviante, perché non spetta a COCIV fare siffatta valutazione; entrano in gioco non solo le distanze, ma anche altri parametri quali il carico antropico sulle strade interessate, i materiali di costruzione, la logistica all’interno del campo base e via dicendo.

“L’errore del comitato di Arquata” è stato talmente grave che oltre alla pronta reazione di COCIV ne è seguita un’interrogazione in Parlamento da parte del M5S.

E nel dubbio che molti non abbiano compreso la gravità del fatto, ricordiamo che il problema non è solo la vicinanza del campo base a uno stabilimento a rischio di incidente rilevante, ma soprattutto l’averla taciuta, come implicitamente è stato ammesso da COCIV anche mediante il comunicato stampa in cui ricordava, fra l’altro, che gli Enti non hanno avuto nulla da ridire al riguardo.

Proprio per evitare che tali Enti un domani possano dire “non ne eravamo stati informati”, ieri è stato spedito loro l’esposto e il comunicato stampa di COCIV, chiedendo informazioni al riguardo.

I destinatari sono: Comune di Arquata Scrivia, Prefettura UTG di Alessandria, Comando Vigili del Fuoco di Alessandria, Provincia di Alessandria, Regione Piemonte, Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (CTVIA).

A prescindere da come evolverà l’esposto presentato in Procura, l’interrogazione parlamentare, la segnalazione agli Enti, lo scambio di vedute COCIV – Comune di Arquata, il comitato di cittadini è riuscito ad accendere ancora una volta i riflettori sul malaffare del Terzo Valico e sull’inerzia delle Amministrazioni, comprese quelle che si dichiarano No TAV.

La questione del campo base, anche se dovesse essere risolta, non farà arretrare di un solo millimetro la lotta della comunità arquatese contro la grande opera inutile. Trattasi solo dell’ennesimo campanello di allarme sulla gestione dell’opera e sulle tante omissioni in proposito, come ad esempio la presenza di amianto, sulla quale non sono ancora state rese pubbliche le indagini, di parte e con contratto di natura privatistica, quindi da esaminare minuziosamente, svolte dal CNR per COCIV nel lontano 2004.

Ma di questa questione torneremo a parlare!

 

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