La Novi corrotta e la Novi che resiste

Sono due le notizie della settimana a Novi Ligure sulla questione del Terzo Valico: la prima è che sono arrivate a molti cittadini interessati dai lavori, sia a Novi che a Pozzolo, delle lettere del consorzio costruttore che comunicano il diritto di accesso di Cociv, in base alla Legge Obiettivo, sui terreni su cui è necessario fare dei rilievi.

Le lettere contengono i riferimenti legislativi del caso, una fumosa e indefinita spiegazione dei lavori che devono essere fatti, una mappa catastale del terreno interessato gentilmente concessa dal Comune di Novi. Non si capisce nemmeno se vogliano eseguire gli espropri (le immissioni in possesso) oppure solo fare delle misurazioni, o trivellare qualcosa. Ai cittadini non è dato sapere nulla, se non che devono inchinarsi di fronte all’arroganza di chi viene per distruggere e andarsene senza mai pagare, come è stato documentato la settimana scorsa in Vallemme.

La lettera in questione rimanda ad un’altra futura missiva nella quale, con 7 giorni (addirittura!) di anticipo verranno comunicati i giorni in cui i lavori verranno eseguiti.

Come pubblicato da alcuni giornali locali (non quelli del PD) il locale comitato sta mettendo insieme i dati delle persone interessate dalle lettere. Chi l’avesse ricevuta può contattare i responsabili di questo lavoro mandando una mail all’indirizzo di questo sito: notavterzovalico.info@gmail.com specificando nome, indirizzo e un recapito telefonico.

Soltanto con gli interessati il movimento prenderà una decisione sulle pratiche da adottare in caso di arrivo a Novi degli operai del Cociv. Come sempre in maniera collegiale, democratica, orizzontale.

La seconda notizia degna di nota della settimana invece è che la Giunta ha approvato i progetti delle opere compensative, rotonde e sottopassi, in cambio delle quali il Sindaco e il suo comitato d’affari svenderanno il territorio novese e daranno la loro benedizione alle devastazioni operate dal Cociv.

I ghiottoni, non paghi di avere in casa le ruspe delle tanto amate cooperative che costruiscono lo scempio della s.s.35 ter, (a rilento, tra fallimenti e appalti blindati), hanno salutato con favore i progetti che porteranno in Novi cemento in cambio di altro cemento. Opere indispensabili, indifferibili, irrinunciabili: un ponte più largo, più alto, più dritto. Un sottopasso più sottopasso, una rotonda “a fagiolo”. Gli appalti per la progettazione di queste opere avevano fatto discutere in città la scorsa estate, quando dalle pagine di questo sito fu annunciato il meccanismo perverso con cui furono assegnati: tanto per cominciare a Ferragosto, sperando non se ne accorgesse nessuno. Poi, per evitare di sforare la soglia dei 40.000 euro oltre la quale è prevista per legge la gara d’appalto, il virtuoso Comune di Novi ha scelto di spezzettare l’importo dei lavori in diversi lotti. Il risultato fu che i lavori finirono a ditte provenienti da lontano, incaricate direttamente dal Comune su pressione non si sa bene di chi. Come ricordava l’articolo dello scorso settembre, una di queste ditte (che non hanno mai lavorato a Novi) viene da Orbassano e lavora nei monitoraggi/grande edilizia/movimento terra, settore che più di ogni altro è sensibile alle infiltrazioni mafiose, in un territorio, quello dell’hinterland torinese, completamente permeato dalla ‘ndrangheta. Proprio di Orbassano era il boss che organizzava cene elettorali nei suoi locali con il candidato sindaco di Rivarolo, Fabrizio Bertot, che prometteva agli ‘ndranghetisti i lavori del Terzo Valico.

Robbiano e la sua cricca vogliono (ri)portarci la ‘ndrangheta in casa: approvare in fretta e furia progetti fatti da ditte sconosciute per far partire il terzo valico e costruire una rotonda in tempo per la campagna elettorale non potrà che portare a questo.

Non si facciano illusioni, perché nonostante la loro vomitevole retorica sul progresso i cittadini si stanno organizzando con il movimento contro quest’opera assurda. E se la politica pensa di poter usare contro di loro la forza, a cominciare dalle lettere arrivate nel basso Pieve ed a Pozzolo, la politica sarà la prima a farne le spese.

Print Friendly, PDF & Email