La questione Garrone ad Arquata arriva in Parlamento

Su richiesta del Comitato No Tav – Terzo Valico di Arquata Scrivia è stata presentata alla Camera dei deputati una interrogazione a risposta scritta sulla questione della sparizione delle cisterne di Garrone nei progetti di Cociv inerenti il Terzo Valico. L’atto parlamentare è stato firmato da sei deputati del Movimento 5 Stelle e primo firmatario è Romano Paolo Nicolò, deputato astigiano, che ringraziamo. Ricordiamo che si è ancora in attesa di conoscere la risposta del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti all’interrogazione presentata in Senato inerente la concessione della proroga della dichiarazione di pubblica utilità per il Terzo Valico.

Ecco il testo:

Atto Camera
Interrogazione a risposta in commissione 5-00218

presentato da

ROMANO Paolo Nicolò

testo di

Giovedì 30 maggio 2013, seduta n. 26

PAOLO NICOLÒ ROMANO, BUSTO, DE LORENZIS, CRISTIAN IANNUZZI, LIUZZI e TERZONI. — Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti. — Per sapere – premesso che:
nell’ambito delle infrastrutture ferroviarie strategiche, definite dalla legge obiettivo n. 443 del 2001 è prevista la realizzazione della «Tratta A.V./A.C. Terzo Valico dei Giovi»;
il progetto definitivo della suddetta opera, approvato con delibera CIPE n.80 del 29 marzo 2006, prevede sul territorio del comune di Arquata Scrivia, in provincia di Alessandria, anche la realizzazione di un campo base, denominato campo base Piemonte 3 (CBP3), con finalità funzionali «all’alloggiamento del personale ed ai servizi logistici necessari per l’avanzamento dei lavori che si svolgeranno dai cantieri operativi COP4 e COP5» e che pertanto sarà dotato di dormitori, mense, magazzini, uffici operativi, luoghi di ritrovo e di formazione del personale, nonché di gruppi elettrogeni, impianti di depurazione e di quant’altro ritenuto necessario ad ospitare centinaia di persone per lunghi periodi, valutati nell’ordine di alcuni decenni;
il campo base Piemonte 3, in base alle planimetrie, si estenderà su una superficie di circa 38.000 metri quadri e sarà ricompreso, a poche centinaia di metri in linea d’aria, tra due storici stabilimenti: la Iciesse s.p.a. («stabilimento chimico o petrolchimico», attualmente in liquidazione) e la Sigemi s.r.l. («deposito di oli minerali»), entrambi inseriti dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare nell’inventario nazionale degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti ai sensi dell’articolo 15, comma 4, del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334;
in nessuno dei documenti relativi al progetto definitivo (relazione tecnica generale e studio di fattibilità ambientale), presentato e approvato nel 2005 dalla Commissione VIA Sociale del Ministero dell’ambiente, viene fatta menzione della presenza dei suddetti stabilimenti a rischio di incidente rilevante. All’opposto, nella relazione tecnica generale la zona interessata viene descritta come agricola e pertanto «… requisiti igienico sanitari e di sicurezza posti alla base della progettazione sono in linea con gli standard previsti dalle leggi nazionali e regionali del settore», mentre, in modo sorprendente, nello studio di fattibilità ambientale la Sigemi s.r.l. è totalmente assente dalla documentazione fotografica, per quanto questa ritragga la superficie in cui lo stabilimento è ubicato. Al suo posto risultano ampi terreni agricoli. Questa clamorosa mancanza è ad avviso degli interroganti sospetta considerando che tale stabilimento è attivo dal 1967 ed è stato in passato oggetto di un attentato (1971) e di un grave incidente (1999), in cui esplosero alcune cisterne;
secondo l’interrogante, non essendo stata fornita una corretta rappresentazione planimetrica e fotografica del sito dove dovrebbe sorgere il CBP3, le autorità preposte all’approvazione del progetto definitivo non hanno avuto a disposizione tutti gli elementi necessari per poter effettuare le idonee valutazioni, nonché a non poter subordinare tale approvazione a quanto previsto dalle normative in materia di sicurezza relative ad insediamenti urbani in prossimità di siti industriali a rilevante rischio di incidente, al fine di tutelare sia i lavoratori futuri ospiti della struttura che i cittadini di Arquata Scrivia;
inoltre lo stabilimento Iciesse s.p.a., malgrado sia chiuso dal 2009 anche a seguito di procedimenti giudiziari avviati per reati ambientali, presenta ancora rilevanti problematiche di inquinamento dell’area circostante, prodotti dai continui ed illegali sversamenti degli scarti di lavorazione delle sostanze utilizzate per la produzione di vernici speciali, senza, appunto, gli adeguati accorgimenti di depurazione e bonifica prescritti dalle normative vigenti. Pertanto non essendo desumibile dal progetto definitivo anche la vicinanza di tale stabilimento, presente nel rilievo fotografico e nella planimetria di cantiere ma non menzionato, chi ha proceduto alla sua approvazione non ha potuto avere elementi per ipotizzare la necessità di prescrivere particolari raccomandazioni per eventuali analisi, bonifiche e/o spianamenti su un’area dove sono accertati livelli di inquinamento di bario, cadmio, cromo, manganese, piombo e zinco superiori ai limiti di legge;
in virtù delle suddette palesi violazioni, nella predisposizione della documentazione necessaria per l’ottenimento delle autorizzazioni di legge per la realizzazione del CBP3, comitati di cittadini arcquatesi hanno presentato il 15 maggio 2013 un esposto alla procura di Alessandria per chiedere all’autorità giudiziaria di disporre le dovute indagini su tale documentazione al fine di stabilire l’eventuale sussistenza di reati ai danni della pubblica amministrazione, nonché le responsabilità soggettive di chi ha operato tali omissioni documentali;
la popolazione arquatese avrebbe avuto inoltre diritto ad esprimere il proprio parere sulla creazione di quello che è a tutti gli effetti un nuovo insediamento abitativo nel proprio comune, a maggior ragione se costruito in un contesto fortemente compromesso dal punto di vista ambientale e altamente pericoloso per l’aumento delle probabilità di incidenti rilevanti per effetto della sua urbanizzazione;
in data 29 gennaio 2013 il Consorzio collegamenti integrati veloci COCIV, General Contractor dell’opera infrastrutturale del Terzo Valico dei Giovi, ha depositato il progetto esecutivo al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare per la procedura di verifica di attuazione, per la quale è in corso l’istruttoria tecnica CTVIA, e anche in questo caso la documentazione presentata relativa al CBP3 è priva delle informazioni suddette –:
se i Ministri siano a conoscenza dei fatti in premessa e se non ritengano doveroso, in virtù delle palesi carenze documentali, procedere al riesame di tutto il dossier istruttorio relativo all’iter autorizzativo del campo base Piemonte 3 di Arquata Scrivi a, in modo da verificare l’opportunità di insediamento del suddetto in un’area che presenta alti fattori di rischio;
se, in considerazione di questa ed altre problematiche sollevate da più parti, in merito alla progettazione dell’opera infrastrutturale del Terzo Valico dei Giovi, i Ministri interrogati non ritengano necessario una completa riconsiderazione della stessa e della sua effettiva utilità.

Per approfondire la questione delle cisterne di Garrone ad Arquata:

Presentato l’esposto sulla questione “Garrone” ad Arquata 16-05-2013

Quelli che nel dubbio si schierano con Cociv 13-05-2013

Excusatio non petita, accusatio manifesta 11-05-2013

Per Cociv “Garrone” ad Arquata non esiste 08-05-2013

 

Print Friendly, PDF & Email