C’è l’amianto: condannati a morte?

Non sono più soltanto i comitati No Tav – Terzo Valico a dire che nel tracciato del Terzo Valico vi è presenza di amianto.

Sia chiaro che i comitati lo hanno sempre sostenuto basandosi su evidenze scientifiche, come i “famosi” sondaggi fatti effettuare dalla Provincia di Alessandria sul monte Porale a seguito della richiesta di costruzione di pale eoliche da parte di Enel Green Power. Sondaggi che stabilirono la presenza di elevatissime concentrazioni di amianto naturale con valori fino a circa 200.000 mg/Kg.

La novità di giornata è che a confessare finalmente la presenza di amianto è anche uno dei tavoli tecnici regionali come emerso ieri da uno studio presentato durante la riunione dell’Osservatorio Ambientale tenutasi a Genova.

Uno studio presentato ma non ancora reso pubblico neppure ai Sindaci (rappresentati nel comitato di pilotaggio dal primo cittadino di Voltaggio), figuriamoci alla popolazione.

Quindi, per non complicare la vita ai lettori, soprattutto a chi si è ormai perso fra i tanti tavoli imbanditi apparecchiati alla tavola del Terzo Valico, possiamo semplificare dicendo che Regione Piemonte, Provincia di Alessandria, Commissario Governativo e comuni piemontesi coinvolti dal Terzo Valico (componenti del comitato di pilotaggio che ha istituito il tavolo tecnico) insieme a Cociv (invitato a partecipare al tavolo tecnico) ammettono la presenza di amianto. E sempre dai loro studi emergerebbe una presenza di rocce amiantifere soprattutto ad Arquata Scrivia.

La palla passerebbe quindi alla Commissione Valutazione di Impatto Ambientale con la richiesta da parte degli enti piemontesi di trasformare lo studio in prescrizioni da parte del Cipe a cui Cociv dovrebbe attenersi durante l’esecuzione dei lavori.

Avete capito bene: nonostante si confessi la presenza di amianto nessuno ha pensato bene di dire la cosa più semplice e banale, quella che tutte le persone dotate di buon senso direbbero a questo punto: Il Terzo Valico non si deve fare, perchè di amianto si muore.

Lo diceva anche il Presidente della Provincia di Alessandria Filippi un po’ di tempo fa, e i sindacati confederali, chissà se adesso si rimangeranno la parola.

In attesa di visionare lo studio, che DEVE essere reso pubblico e già richiesto ufficialmente dal Senatore Scibona per metterlo a disposizione dei comitati e delle popolazioni locali ci permettiamo di fare alcune osservazioni e considerazioni.

Regione, Provincia e Comuni fanno finta di non sapere che viviamo in Italia e che a costruire il Terzo Valico dovrebbero essere i signori che a metà anni ’90 dovendo eseguire dei fori pilota scavarono delle vere e proprie gallerie di servizio finendo a processo con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello stato.

Secondo gli enti piemontesi, ai signori di Impregilo basterebbe fare delle prescrizioni sul comportamento da tenere quando venisse scavata roccia contenente amianto. E siamo sicuri che Cociv – Impregilo (fate una ricerca su google per vedere in quali e quanti procedimenti penali sono coinvolti) si atterrebbero scrupolosamente alle prescrizioni… Per favore, siate seri almeno una volta nella vostra vita!

E poi Cociv sono gli stessi signori che scrissero sul progetto definitivo della presenza di serpentiniti, salvo poi negarlo ogni qualvolta gli venisse chiesto dai giornalisti. E’ utile osservare che nel progetto del Terzo Valico, sia nel definitivo che nell’esecutivo del primo lotto non vi è traccia di lavorazioni inerenti la presenza di amianto e che questo comporterebbe sicuramente un ulteriore lievitazione dei costi di realizzazione dell’opera.

Davanti a questo quadro a tinte fosche, in grado di spaventare chiunque, il solito Mallarino, quello che non si capisce neppure da chi sia pagato, ha il coraggio di affermare che lo studio ha fornito elementi rassicuranti per il territorio (quindi lui lo ha visto mentre i Sindaci lo devono ancora vedere?).

Per fortuna il territorio è stato ampiamente informato nell’ultimo anno di cosa significhi respirare anche una sola fibra di amianto e questo è stato fatto anche grazie alla disponibilità dei Dottori Sabbi, Zannini, Faragli e Toniolo  che hanno parlato in grandi assemblee pubbliche delle malattie correlate all’amianto come l’asbestosi e il mesotelioma e grazie alla testimonianza dell’Associazione Voci della Memoria di Casale Monferrato che ha raccontato la storia tragica e la lotta della comunità casalese contro l’Eternit.

Non c’è nessuna ragione per sentirsi rassicurati. Se c’è l’amianto non deve essere toccato per difendere la salute delle donne e degli uomini che abitano i territori coinvolti dal Terzo Valico e di chi abita nei paesi che dovranno ospitare le cave di smarino.

Probabilmente i signori di Cociv, Mallarino e i nostri cari politici pensano che in nome del loro finto progresso si possa condannare a morte un’intera popolazione. Lo pensano e per questa ragione dovranno essere trattati col disprezzo che merita chi crede che i profitti di pochi vengano prima della salute di tutti.

Siamo invece certi che le comunità locali continueranno a impedire sempre con maggior forza lo scempio del Terzo Valico. Lo faranno per difendere la loro salute e quella dei loro figli, il bene più prezioso che si deve tutelare tutti insieme.

 

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