Da Padova dichiarazione shock: “Il Terzo Valico è un’opera inutile”

Ci segnalano e volentieri pubblichiamo un articolo da ship2shore, magazine di shipping, porti, trasporti, logistica, yachting e commodity inerente dichiarazioni dell’AD di FS Mauro Moretti sull’inutilità del Terzo Valico. Non è certo la prima volta che Moretti si esprime in questi termini, ma probabilmente è la più recente. Trattasi del 18/03/2013.

Moretti (Ferrovie dello Stato) fa le pulci al porto di Genova (esaltando Vado) e sfida i competitor privati, chiedendo che sia messo a gara il servizio universale
Padova – Sarà stato per il campo “neutro”, ideale per querelles molto liguri come quelle affrontate senza esclusione di colpi con Luigi Merlo, presidente di Assoporti e dell’Autorità Portuale di Genova, o per le pungenti provocazioni del moderatore (il giornalista Sebastiano Barisoni), fatto sta che il convegno organizzato a Padova dal locale Interporto per celebrare i 40 anni dalla costituzione della Spa ha avuto come indiscusso protagonista un Mauro Moretti più fumantino e diretto che mai. L’amministratore delegato del Gruppo Ferrovie dello Stato ha incrociato la sciabola soprattutto con Merlo, affrontando vari argomenti: “Non ha senso spendere 7 miliardi di euro per fare il Terzo Valico (recentemente RFI ha chiesto di stornare parte delle risorse per quest’opera e destinarle alla manutenzione ordinaria, nda), utile solo a infognarsi in un porto medioevale, che costerà altri 7 miliardi adeguare e modernizzare. Bisogna fare come all’estero, Barcellona ad esempio, e fare infrastrutture nuove fuori dai porti storici: la piattaforma di Vado ad esempio costa un quinto rispetto ad una rimodernizzazione del porto di Genova”.
Inizialmente Merlo era rimasto sul generico, stigmatizzando l’ibrida natura giuridica delle autorità portuali, la loro bizantina struttura (con 23 membri il Comitato è un “consiglio delle corporazioni”) e la persistente assenza di un soggetto politico che dia le linee di fondo del sistema trasportistico italiano, e auspicando che il nuovo governo indirizzi su un disegno unico la riforma delle leggi su porti e interporti. Ma poi il la all’amministratore delegato delle ferrovie era arrivato proprio dal numero uno di Assoporti, che sul tema dell’assenza in Italia di operatori logistici a 360 gradi in stile tedesco (Deutsche Bahn e Deutsche Post), aveva dichiarato: “Sarei ben felice di poter affidare cicli integrati di operazioni portuali ad un operatore come FS”.
Apriti cielo. Moretti, leggendo un nemmeno troppo implicito rilievo sulla politica di Trenitalia Cargo nei porti e non solo, ha rotto le cateratte: “Premesso che la gara per il VTE noi l’avevamo vinta, ma poi il terminal non ci è stato consegnato, e che la vulgata sulla possibilità dei porti italiani di recuperare grandi quote di traffico a quelli del northern range va fortemente ridimensionata, noi domani stesso saremmo in grado di raddoppiare i treni che facciamo oggi da Genova, perché la rete è occupata per non più del 35%”. Secondo Moretti sono altri i problemi: “Occorre che le Autorità Portuali facciano solo i regolatori e non gli imprenditori, che il sistema concessorio sia rivisto sul modello nordeuropeo e che le banchine siano liberalizzate non solo con l’autoproduzione delle manovre ferroviarie (citata naturalmente anche l’ormai inveterata diatriba su FuoriMuro, nda), ma anche nei servizi come il rimorchio”.
E non è tutto, perché Moretti ha attaccato anche su altri fronti. Non solo sui “soliti” sussidi a pioggia all’autotrasporto, sulla necessaria razionalizzazione di servizi (traffico diffuso) e scali e sul numero (8) di Interporti utile (argomento su cui ha trovato parzialmente sponda nel presidente di UIR – Unione Interporti Riuniti, Alessandro Ricci, più moderato, ma concorde nell’assunzione che “non servono nuove piattaforme logistiche”), ma anche sul famigerato “servizio universale” per il cargo: “Noi siamo un’impresa e ragioniamo solo in ottica di impresa: per il servizio universale in Meridione riceviamo circa 20 milioni di euro l’anno e ne perdiamo 50, a noi quindi sta benissimo – e vi stiamo impostando il nuovo contratto di servizio – che il servizio universale venga messo a gara. Siamo disposti a dare uomini e mezzi e vedremo se chi si dichiara più bravo lo è davvero: molte delle imprese private sono guidate da quegli stessi ex manager di Trenitalia Cargo che fino a meno di 10 anni fa facevano 900 milioni di fatturato e ne perdevano 850” ha sentenziato Moretti con implicito riferimento a FerCargo, al suo presidente Giacomo Di Patrizi (Compagnia Ferroviaria Italiana) e al suo vicepresidente Guido Porta (FuoriMuro, InRail): “Bisogna smettere di dare troppo peso a imprese che movimentano il 2% del totale e quanto all’eventuale obiezione sulla gestione della rete (RFI e Trenitalia sono controllate entrambe da FS, nda), che dire? Tedeschi, francesi e non solo perseguono e difendono questo modello perché riduce i costi complessivi: sono sciocchi? Io non credo”.
Insomma quasi un one man show, che, in vista della fine del mandato (aprile), non poteva che fomentare le indiscrezioni sul futuro di Moretti (Ministero dei Trasporti?), provocatoriamente interpellato da Barisoni su temi extraferroviari: “Il mio futuro non lo decido io, lo decide l’azionista. Io sono molto contento di fare il mio lavoro” ha però diplomaticamente chiuso il numero uno di FS.

 

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