Novi, è caccia al No Tav

Nella mattinata del 4 Luglio un imbarazzante episodio ha visto confrontarsi all’interno del comando della municipale un militante del locale comitato e gli agenti che lo volevano identificare, dopo averlo convocato per “comunicazioni”.

Al centro della disputa qualche manifesto attaccato ai bidoni dell’immondizia che promuoveva una delle tante iniziative del movimento. In qualche maniera, certo non convenzionale, un carabiniere in pensione, ora ispettore dell’Acos, il cosiddetto “sceriffo dei rifiuti”, risale al nome di un militante, ne identifica arbitrariamente il domicilio nella sede del comitato No Tav e gli scatena contro i vigili. Il tutto senza una foto, una prova, nulla.

Siamo alla caccia alle streghe. I vigili, dapprima strafottenti al punto di minacciare un fermo di 48 ore per procedere all’identificazione scatenando ilarità tra i presenti, poi sempre più imbarazzati di fronte alle palesi violazioni della privacy operate da questo finto sbirro, hanno consegnato copia di sette diversi verbali, uno per manifesto, per un ammontare di 350 euro di multa. In maniera pilatesca, dopo essersi infilati in un ginepraio, hanno tenuto a precisare di non conoscere il sedicente ispettore né di approvare i suoi “metodi”, consigliandoci di andare a fare rimostranze presso l’ufficio di un dirigente comunale, capo area ambiente del Comune di Novi.

Giunti in Comune, il dirigente dice che non ha tempo di discutere la faccenda perché sta lavorando allo spostamento del tribunale. Gli viene risposto che stiamo lavorando allo spostamento del Terzo Valico. Dopo ulteriori rimbalzi, la capacità intrinseca dei No Tav di dare fastidio fa sì che si venga ricevuti. E anche qui, una bella lavata di mani. “i vigili vi hanno detto che il capo sono io? Non capiscono niente, quello lavora per Acos, è una s.p.a., io qui decido solo sui ricorsi alle multe. Andate all’Acos”

L’immotivata reticenza delle persone ascoltate ha portato alcuni a domandarsi chi mai fosse questo sedicente “sceriffo”. Così è stata scoperta una faccenda che lo portò a essere estromesso, più che pensionato, dall’arma, storia ovviamente insabbiata poiché parecchio imbarazzante. Ora grazie ai suoi amici in politica arrotonda la pensione da carabiniere con un lauto stipendio da comunale. Può fare quello che vuole, compreso andare a chiedere in giro il nome di un No Tav a caso per appioppargli una multa pur non essendo un pubblico ufficiale, dopodiché l’apparato di polizia municipale di Novi si mette al suo servizio per trovare il malcapitato.

Non è la prima volta che il movimento novese è soggetto a questo tipo di provocazioni. Era già stato denunciato, all’indomani della manifestazione del 20 Aprile, il comportamento vigliacco della municipale che era andata in ogni negozio del centro storico dicendo ai commercianti di abbassare le serrande perché di lì a poco sarebbero arrivati i No Tav a spaccare tutto.

Mentre nella serata di ieri, venerdì 5 Luglio, il Comune ha rifiutato senza motivo il permesso al comitato locale per un banchetto in concomitanza con la manifestazione “i venerdì di Luglio”. La scusa utilizzata è che, avendo “appaltato” la gestione del suolo pubblico ai commercianti novesi per la durata della manifestazione, loro non possono rilasciare permessi. Ridicolo, incommentabile. A fronte di questa ennesima provocazione, il banchetto si è svolto ugualmente, e sarà così anche per i prossimi venerdì sera. Se ne facciano una ragione.

A chi giova questo clima? Non certo al Comune, che già ammette di trovarsi in grossa difficoltà davanti alle oggettive verità dei No Tav. Se pensano di bloccare un movimento popolare a colpi di carta bollata e sanzioni pecuniarie si sbagliano di grosso.

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