L’enclave di Cociv ad Arquata

Dopo la grande giornata di Domenica scorsa, a incominciare da ieri gli operai del Cociv sono tornati all’opera, scortati come sempre da un imponente dispiegamento di forze dell’ordine pagate coi soldi delle tasse dei cittadini. E come quasi sempre accade lo hanno fatto, ancora una volta, nell’illegalità, scaricando una macchina operatrice non targata al di fuori del cantiere vista la difficoltà a passare nella strada di accesso a Radimero. Ricordiamo che se un mezzo è privo di targa non può circolare sulle strade, ma alle rimostranze degli attivisti del comitato presenti al presidio è stato risposto con un generico controlleremo. Ai signori del Cociv è evidentemente permesso fare quello che ad ogni cittadino verrebbe proibito e porterebbe, come minimo, ad una multa salatissima da dover pagare.

Come era facile immaginare la prima cosa che gli operai hanno fatto è stata di ripristinare la recinzione di cantiere. Non più rete arancione ma rete verde alta un metro e ottanta con cavi di acciaio e pali in ferro ben piantati nel terreno a correre lungo tutto il perimetro dell’area al confine col Presidio No Tav – Terzo Valico. A corredo di questo, quando è calato il buio, è stata accesa una torre faro per illuminare il cantiere a giorno e una guardia giurata ha passato la notte all’interno delle reti. Resistono invece per il momento gli alberi piantati Domenica da decine di giardinieri del movimento, mentre altri sono stati nuovamente abbattuti dalla furia devastatrice dei costruttori del Terzo Valico.

Sarà l’assemblea popolare indetta dal comitato di Arquata presso la Soms, Venerdì sera alle ore 21, il momento in cui decidere come procedere la mobilitazione contro la costruzione della grande opera. Il clima che si respira in paese è dei migliori, nonostante il palese inizio di militarizzazione. Certamente la giornata di Domenica ha contribuito a far crescere il consenso nei confronti del movimento e ha dimostrato ancora una volta la forza e l’intelligenza di cui sono capaci i cittadini che stanno difendendo con tanta passione la propria terra dalla distruzione.

Ricordiamo solo che tutto sta avvenendo esclusivamente per permettere il taglio di alberi e la bonifica da ordigni bellici, considerato che Cociv non è ancora autorizzato a svolgere nessun lavoro di scavo. Per fare questo da Martedì scorso decine di appartenenti alle forze dell’ordine sono impegnati ad Arquata e il cantiere di Radimero si sta lentamente, ma inesorabilmente, trasformando in un fortino. Chissà se un giorno come in Valsusa arriveranno grate in ferro, filo spinato e militari di ritorno dai teatri di guerra. Intanto gli arquatesi, muniti di mascherine per l’amianto, dovranno mettersi in fila con le taniche per prelevare acqua potabile dalle autobotti. Questo è quello che loro chiamano progresso. Questa idea di progresso dovrà essere sconfitta.

 

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