Consiglio Comunale a Novi: come volevasi dimostrare

Niente che non fosse stato pronosticato è successo ieri al Consiglio Comunale “aperto” indetto dall’amministrazione novese. Come già scritto nei giorni scorsi, la scelta di effettuare la seduta nel pomeriggio di un giorno feriale, mentre di solito i C.C. si svolgono in serata, aveva il preciso obiettivo di tenere fuori dalla discussione un’ampia parte della popolazione novese: quella che lavora, al contrario dei politici di professione.

Immaginando che la riunione verrà enfatizzata come un grande successo di partecipazione, è d’obbligo precisare che dei (non molti) presenti quasi nessuno era lì per caso. Una seduta per addetti ai lavori, politici, giornalisti, con tanta polizia seduta tra il pubblico e la sempre presente truppa cammellata del Partito, tra cui questa volta si distingue la rappresentanza di una nota ditta in difficoltà ai cui operai viene raccontata la favola del Terzo Valico che li salverà.

A tenere banco, come sempre, le supercazzole degli amministratori. Del sindaco, dell’esperto (il mistero continua) Mallarino, e del commissario Lupi, quello della villetta al mare a spese dei contribuenti. Il lavoro, il rilancio di San Bovo, la logistica, lo shunt, tutti temi che il movimento ha più volte smontato ricevendo in cambio solo un imbarazzato silenzio.

Se qualcuno aveva bisogno di un’ulteriore riprova ora sa che questa amministrazione è capace solo di lunghi monologhi, di cavalcate su argomenti che misconosce, e di rifuggire il confronto pubblico. Se avessero voluto discutere di Terzo Valico con la gente di Novi, avrebbero indetto prima un consiglio comunale aperto, che invece è stato strappato dalla minoranza, e l’avrebbero convocato in un orario in cui la cittadinanza avrebbe potuto assistere.

Niente di tutto questo è successo, solo chiacchiere. Ma questo modo arrogante e cafone di concepire la politica non porterà a niente di buono, se disgraziatamente i lavori dovessero arrivare a Novi.

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