Un osservatorio per osservare i danni

Si è svolto ieri sera presso la ex Juta l’Osservatorio Ambientale del Comune di Arquata Scrivia.

A differenza di quando a indire le assemblee è il comitato di Arquata la sala era semivuota (una quarantina i presenti) a dimostrazione del seguito che ormai riscuote l’amministrazione del Sindaco Spineto sulla questione Terzo Valico. Sembra essere passato un secolo da quando nel Maggio 2012 il Comune di Arquata votò l’ordine del giorno di contrarietà all’opera ed era soggetto attivo nel contrasto alla realizzazione del Terzo Valico. A fine Novembre il Sindaco si era persino negato al confronto con la popolazione che rivendicava il diritto di avere risposte ad alcune domande sui lavori a Radimero.

La riunione si è aperta con l’illustrazione di alcune iniziative di carattere esclusivamente burocratico messe in campo dall’amministrazione con l’ormai chiaro intento di “ridurre” gli impatti di un’opera devastante per il territorio e la popolazione arquatese ed ottenere qualche compensazione in cambio. Indicativo il richiamo alla legge regionale 4 del 2011, quella approvata per la Valsusa e estesa alle valli interessate dal Terzo Valico per comprare la docilità del territorio a colpi di sgravi fiscali e compensazioni (peccato sia priva di finanziamento).

Sul cantiere di Radimero è calato il silenzio per oltre metà serata, non una parola di contrarietà all’arroganza con cui Cociv si presentò in paese il 5 Novembre iniziando la cantierizzazione del Pozzo di Radimero, non una parola sulla manifestazione del 10 Novembre in cui centinaia di donne e uomini si ripresero l’area recintata da Cociv, non una lamentela sulle continue irregolarità che il General Contractor commette non rispettando le normative a cui qualsiasi normale cittadino dovrebbe attenersi, non una parola di solidarietà per i fogli di via, le denunce e le perquisizioni che hanno colpito parecchi arquatesi. Le solite prese di posizione di principio, del tutto insufficienti e inutili a contrastare anche minimamente il progetto della grande opera. Alcuni interventi hanno sottolineato alcune delle problematicità a cui andrà incontro la popolazione arquatese nel caso non venga fermato il Terzo Valico: acquedotti distrutti, autobotti per rifornirsi di acqua potabile, fibre di amianto disperse nell’aria, centinaia di camion al giorno o in alternativa l’utilizzo della linea ferroviaria esistente che costeggia i paesi della Valle Scrivia per il trasporto dello smarino. Una soluzione ecumenica che permetterebbe a tutti, senza distinzioni, di correre il rischio di respirare le fibre di amianto e magari ammalarsi fra trent’anni di mesotelioma, asbestosi o di carcinoma polmonare.

Un osservatorio che si è limitato, per l’ennesima volta, a prendere atto dell’esistente e in cui l’amministrazione si è trincerata dietro l’impossibilità ai tempi della legge Obiettivo di incidere sulle scelte. Esattamente quello che hanno sempre detto tutti i Sindaci Sì Tav.

Un’occasione sprecata, una riunione poco utile, volta esclusivamente a recuperare un rapporto con la cittadinanza ormai compromesso.

Solo i cittadini che si battono da anni contro la grande opera potranno fermare la devastazione delle terre in cui vivono e difendere la loro salute e quella dei loro figli dal rischio amianto. Non c’è nulla di buono da aspettarsi e nessuna aspettativa da riporre in questa classe politica.

 

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