La cattedrale nel deserto

di Antonello Brunetti

Traffico container e pendolari: qualche dato utile per capire

Traffico container per il Terzo Valico

Novembre 2013: un crollo dell’11,4%

L’opera “strategica” del Terzo Valico è caldeggiata da politicanti, imprese, banche, cardinali, ecc. E tutto questo perché, dicono loro, ce lo chiede l’Europa e ci sono l’Expo 2015 e 4 milioni e mezzo di container da trasferire a Rotterdam.

A giudicare dai dati reali forniti dal porto di Genova risulta con chiarezza che se andiamo avanti di questo passo non ci saranno pendolari (di cui se ne strafregano altamente) e neppure merci.

Uniche due possibilità: usare la galleria per trasferire ovunque l’amianto polverizzato dallo scavo o per far andare avanti e indietro treni con container vuoti (come del resto è già avvenuto su alcune linee liguri) per impedire l’ossidazione e arrugginimento dei binari.

In questo strano paese, in cui tutti (quasi) straparlano di ripresa e di crescita imminenti, è avvenuto quanto poteva intuire chiunque non abbia mente ottusa, interessi personali o occhi coperti da fette di salame.

Il traffico container (solo 155.552 teu) a novembre è crollato a meno 11,4% rispetto al mese analogo del 2012.

E tutte le merci e prodotti provenienti dall’Asia e da Oltre Mediterraneo di cui blateravano?

Negli undici mesi del 2013 i container sono stati in tutto 1.819.426 teu, ossia il 4,3% in meno rispetto al 2012. Il che lascia supporre che non si arriverà, con i dati di dicembre, neppure ai due milioni.

Ricordiamo per l’ennesima volta che sui treni diretti verso nord i container pieni e vuoti sono assai meno.

Dei 2 milioni il 40% va da Genova in altre direzioni e quindi ne rimangono 1.200.000. Di questi la percentuale di carico su treni varia (a seconda delle molte dichiarazioni provenienti dal porto ma mai una ufficiale) dall’8 al 13% per cento. Accettiamo il 13% per cento e abbiamo 156.000 container all’anno (con una disponibilità dei valichi attuali che varia dai 2 ai 4 milioni di teu a seconda del fatto che si facciano o meno piccoli interventi di migliorìa.

Ricordiamo anche che il Terzo Valico ci costa oltre 6 miliardi di euro, o meglio (secondo Marco Ponti, il maggior esperto italiano) a fine opera, intorno ai 18 miliardi.

Il regista Sorrentino ha questa mattina dichiarato che l’Italia è un paese “pazzo”, io aggiungerei di ladroni e di incapaci.

Mi correggo: di gente capace di individuare e privilegiare il proprio tornaconto cancellando totalmente il concetto di BENE COMUNE!

Dall’ultimo numero dell’ESPRESSO

“Aumentano i passeggeri e i disservizi, diminuiscono i convogli”

Estraggo e riassumo alcune informazioni ricavate dall’interessante articolo apparso su L’Espresso (“La rabbia dei pendolari”)

– Secondo Legambiente in Italia usano l’Alta Velocità 40.000 persone al giorno contro un milione e 400.000 utenti dei treni regionali (dato fornito dal Ministero).

– In questi ultimi anni, a causa della crisi e dei costi della benzina, è aumentato il numero dei pendolari che affollano stazioni e fermate (spesso deprivate di ogni servizio e controllo), ma si sono drasticamente ridotte carrozze e anche pulman sostitutivi. Vengono continuamente soppresse corse (ad esempio da Tortona verso Torino è rimasto un solo treno diretto) e la puntualità è diventata una utopia. Per la prima volta assistiamo a un cambio di domanda storica e, invece di incoraggiare questa tendenza, viene considerata solo come una spesa da sfoltire.

– Si investe solo nell’Alta Velocità. Ad esempio a Torino in direzione di Milano vi sono 5.000 posti di lusso contro i due mila per i pendolari. La grana è che il costo del Freccia rossa equivale a tre volte quello dei treni normali.

– In tre anni le Regioni hanno tagliato 700 milioni dai trasporti mentre lo Stato continua a finanziare profumatamente il TAV.

– Le percorrenze si allungano, i ritardi si dilatano sempre più, si sopprimono treni all’ultimo momento per guasti o carenza di personale, si costringono i passeggeri a continui cambi di treno e a lunghe attese per le coincidenze. In poche parole si continua a viaggiare come sardine sui pochi convogli sopravvissuti, caratterizzati da sporcizia, mancanza di confort e con numero di carrozze sempre più ridotto. Ogni giorno perdite di ore dovute a odissee di ritardi e di disservizi.

 

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