L’eretico e il cardinale!

di Gianni Alioti, comitato No Tav – Terzo Valico Pontedecimo e San Quirico

“Tutte le strade portano in Cina. Perfino quelle dello smaltimento illecito dei rifiuti. E passano quasi tutte da Genova. Meglio dire dal porto capoluogo ligure, considerato crocevia del traffico illecito di scorie[…]”.

Inizia così l’articolo/inchiesta di Giuseppe Filetto, pubblicato oggi 5 gennaio 2014 sulle pagine genovesi di Repubblica……. E pensare che non più tardi di qualche giorno fa il cardinale Angelo Bagnasco, ancora presidente della CEI, aveva dichiarato in cattedrale che “occorre superare le barriere fisiche che separano la città dal resto del mondo”……….. riferendosi probabilmente all’operetta del terzo valico dei Giovi.

Infrastruttura che rappresenta la ricarica permanente dei bancomat, con cui la nomenclatura politica ligure, al potere in regione e in parlamento, si finanzia da venti anni le proprie campagne elettorali……….Oltre che, essere una infrastruttura che assicura un flusso permanente di denaro pubblico alle imprese consorziate nel Cociv (e alla loro catena di sub-appalti). Al Cociv (controllato da Impregilo) i lavori sono stati affidati per concessione e grazia ricevuta, non certo attraverso una regolare e trasparente gara di appalto. Solo in Italia si finanzia un progetto pubblico e si iniziano i lavori senza un “business plan” dell’opera e neppure un’analisi costi-benefici. Per non parlare delle procedure e del rispetto della valutazione di impatto ambientale. E, i mariuoli, di tempo in questi venti anni ne hanno avuto.

Ma torniamo alle preoccupazioni pastorali di Bagnasco, interessato “più alla movimentazione delle merci, che alla mobilitazione delle anime”. Come l’inchiesta aperta dalla magistratura dimostra, Genova non è assolutamente isolata dal resto del mondo. Anzi! Il porto di Genova è diventato il principale crocevia del traffico illecito di rifiuti verso la Cina e continua a essere un’importante porta di entrata in Europa per i prodotti-spazzatura che arrivano da quel paese. Allora, se questa è la realtà, sarebbe meglio che il porto di Genova sprofondasse con tutta la nomenclatura politica, clericale, finanziaria, mafiosa e pseudo-imprenditoriale che ne è responsabile.

Solo dalle macerie si può sperare nella ricostruzione!

 

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