Lettera aperta a Filca-Cisl Liguria e Piemonte, Usr-Cisl Liguria e Piemonte

Pubblichiamo con piacere la lettera aperta di Gianni Alioti (dirigente nazionale Fim – Cisl e attivista del Movimento No Tav – Terzo Valico)

Ho ricevuto l’invito al convegno di venerdì 14 marzo 2014 da voi promosso ad Alessandria. Mi avrebbe fatto piacere partecipare, anche se la sua impostazione non lascia spazio a un confronto plurale di idee. Nella Cisl il rispetto del pluralismo e del dissenso interno, ha rappresentato storicamente un esempio di democrazia e un grande valore aggiunto. E spero che non venga mai meno. Lo stesso giorno sarò ad Amelia (Terni) a gestire (con l’amico Rosario Iaccarino) l’unità didattica su ambiente, salute e sicurezza nel corso lungo per operatori e dirigenti della Fim-Cisl. Forse per qualcuno sono “un cattivo maestro” che, però a differenza dei pavidi, continua ad amare la Cisl e il sindacato libero!

Non potendo partecipare condivido con tutti – in forma di lettera aperta – quanto avrei voluto esprimere se avessi avuto la possibilità di intervenire al convegno pubblico.

“Per non perdere il treno……..”. Un auspicio condiviso, da chi usa la ferrovia. Da quanti si ostinano – per scelta o necessità – a prendere il treno. Nonostante i continui tagli a questo servizio, un tempo pubblico. Nonostante la dismissione delle linee minori……..Nonostante la minore circolazione di treni e il peggioramento dei tempi medi di percorrenza. Non so quanti dei relatori al convegno raggiungeranno Alessandria in treno. Conoscendoli, immagino nessuno! E nessuno di loro, a proposito di velocità, ricorderà che – negli anni ’70 – da Ventimiglia a Genova s’impiegava un’ora di meno rispetto ad oggi e, con la storica “littorina”, si raggiungeva Venezia da Genova in 4 ore. E il tratto metropolitano genovese da Pontedecimo a Brignole si percorreva – nonostante i treni non avessero l’apertura e chiusura automatica delle porte – in un tempo inferiore del 27 per cento al chilometro.

A differenza dei relatori al convegno viaggio spesso su ferrovia. Macino oltre trentamila chilometri l’anno. E mi basta salire sui treni regionali tra Liguria e Piemonte per raccontare il disastro. Tra disservizi e abbandono della rete, tra degrado delle stazioni e ritardi accumulati, non ho mai perso tanti treni – per saltate coincidenze o corse annullate – come negli ultimi dieci anni. E tutto questo nonostante la Tav o, forse, a causa della Tav! Si perché c’è una correlazione diretta tra l’ennesima stretta del servizio pubblico per i pendolari tra Liguria e Piemonte – a partire dal 16 marzo 2014 – e i “grandi buchi” per l’iniziativa privata. Tra l’immagine desolante – che ha fatto il giro del mondo – del treno deragliato ad Andora e i cantieri aperti per il terzo valico dei Giovi, che drenano tutte le risorse disponibili. Per due mesi i collegamenti ferroviari verso la Francia – a causa del binario unico – sono stati interrotti. Nessuno esponente della nomenclatura genovese ha parlato – in questo caso – di “isolamento”, al contrario della retorica sul terzo valico dei Giovi.

Ma mentre per il lato italiano della direttrice Genova-Marsiglia non si farà nulla, lungo il valico dei Giovi alle due linee esistenti – saturate solo al 35 per cento delle capacità di trasporto di merci e passeggeri – se ne aggiungerà una terza. Ai costi attuali, ben 6,2 miliardi di euro di denaro pubblico sono destinati per “la realizzazione di un tratto di 54 chilometri, 39 dei quali in galleria, che si andrà a collegare alla linea storica nei pressi di Novi Ligure in caso di viaggio verso Torino e sulla Alessandria-Piacenza all’altezza di Tortona per andare verso Milano”. Cento quindici milioni di euro al chilometro (230miliardi delle vecchie lire per il leghista Cota). E tutto per aumentare la capacità e velocità dei container che impiegano – mediamente – nove giorni per essere sdoganati nel porto di Genova-Voltri (dove arrivano) e dalle 12 alle 24 ore per poter uscire dallo scalo portuale in treno e immettersi sulla linea ferroviaria. Ci sarebbe da ridere (o da piangere) se solo applicassimo le regole e i principi della lean production e del WCM, che gestiamo nelle fabbriche.

“Le ragioni del terzo valico” (in realtà è il quarto tra Genova-Alessandria se consideriamo anche la linea Voltri-Ovada) sono state sostenute – negli ultimi 20 anni – da una propaganda “sovietica”, da diversi convegni e molte azioni lobbistiche (finanche mafiose). Ma mai sono state declinate in un business plan! Mai è stato presentato un rapporto costi-benefici. Mai sono stati presi in seria considerazione i diversi progetti alternativi. Senza contare la non presa in carico della valutazione d’impatto ambientale, economico e sociale sul territorio e la popolazione di quattro valli appenniniche. Fino a occultare la presenza di amianto nelle rocce di scavo tra Val Verde, Val Lemme e Valle Scrivia, alla base della bocciatura di un progetto di parco eolico sugli stessi monti. Ma la tutela della salute e dell’ambiente in Italia è, come la politica, a geometrie variabili. Evidentemente le energie rinnovabili non “spostano montagne” come è in grado di fare Impregilo (maggiore azionista del Cociv), che condannata per truffa nei confronti dello Stato continua dallo Stato ad avere lavori in concessione.

Non è, quindi, difficile identificare coloro per cui – il terzo valico – rappresenta “Una speranza, un’opportunità”. Questa è un’opera che interessa solo chi la realizza! Del resto basta vedere gli interventi programmati al convegno. Nessun esperto di sistema dei trasporti………………Nessun portatore d’interessi come lavoratore del trasporto ferroviario. E neppure – nonostante la foto del “freccia rossa” in primo piano nella brochure dell’invito – nessun relatore in rappresentanza dei viaggiatori e pendolari. Nessuno, infine, in rappresentanza di coloro che hanno cura della terra, la coltivano, ne trasformano i raccolti in prodotti vinicoli e alimentari…………Settore, questo, che insieme agli abitanti delle valli sarà pregiudicato dal prosciugamento di numerose falde acquifere. Lavoratori del settore agro-alimentare organizzati anche nel sindacato Fai-Cisl, con cui la Filca è – peraltro – impegnata in un processo di unificazione. E’, per queste ragioni, quantomeno curioso – in una logica confederale – che un convegno “Per non perdere il treno……..” sia promosso solo dal sindacato degli edili. Sia chiaro, è pienamente legittimo che lo facciate, purché nessuno pensi nella Cisl di parlare a nome di tutti. Il terzo valico non è stato inserito nel nostro Statuto come il fiscal compact in Costituzione. Quindi, su questi temi, “ognuno rappresenta uno”.

Nel merito del progetto sono aperto a cambiare idea………. Ma per convincermi del contrario aspetto ancora risposte puntuali ad alcune domande contenute in mie due precedenti lettere aperte, inviate al segretario della Cisl Liguria e all’unico parlamentare europeo eletto in Liguria, Sergio Cofferati.

Cordialmente,

Gianni Alioti

 

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