Pecunia non olet

Abbiamo avuto modo di leggere sulla rivista “Qui e non solo dintorni” di novembre 2013 le posizioni del parroco di Pontedecimo in merito alla strada in progetto sulla sponda destra del torrente Verde che sconvolgerebbe, tra le altre cose, uno dei pochi luoghi di aggregazione e svago dei giovani di Pontedecimo, nonché l’asilo per i bambini. Un’alienazione di spazi con funzioni sociali decisa senza neanche interpellare quella comunità di cittadini che ha spesso contribuito volontaristicamente alla loro esistenza. Inoltre, un bell’esercizio acrobatico quello della Parrocchia che amministra il Ricreatorio: stabilire arbitrariamente che l’esecuzione dell’arteria stradale sia molto importante per Pontedecimo e quindi autoattribuirsi la qualità di “responsabili”, di paladini del bene comune contrapposti a chi persegue un interesse individuale o di parte. Un’opera molto importante al di là della questione Terzo Valico, come precisa naturalmente il parroco. Le solite paratie stagne di comodo: peccato, infatti, che non si tratti di un favore fatto al quartiere bensì di un’opera propedeutica al Terzo Valico, atta a far transitare centinaia di camion carichi di rocce probabilmente amiantifere; e questo la Parrocchia lo sa bene, ma sembra non reputare la salute pubblica un bene comune. Peccato poi che la sua costruzione sia appaltata a Co.C.I.V., general contractor del Terzo Valico, nel quale gli interessi di singoli prevalgono di gran lunga su quello collettivo. E come dimenticare che è proprio dai finanziamenti assegnati al Terzo Valico, cioè soldi pubblici, che proviene la lauta ricompensa per l’esproprio destinata alle casse private della Curia, grazie all’aiuto delle istituzioni. Le stesse istituzioni che invece ai comuni cittadini offrono troppo spesso disinformazione, assenza e mistificazione di dati e atti, colpevoli ritardi nel contrasto delle irregolarità ma solerzia nell’approvare varianti al progetto e deroghe alle loro stesse leggi pur di spianare la via ai devastatori in doppiopetto. I medesimi che hanno progettato, per esempio, una strada di cantiere dentro il torrente Verde, di cui si può facilmente immaginare la sorte in caso di piogge copiose.
Si dirà che, tuttavia, saranno due viadotti che alla fine resteranno al quartiere. Ora, se mai questi venissero completati, dopo non osiamo immaginare quanti danni, anni e milioni di euro pubblici, ci ritroveremmo un’altra porzione di territorio sfregiata dal cemento – 9 piloni nel torrente e barriere antirumore alte 3 metri lato case – e l’ennesimo “tapullo” ad una mobilità che ormai richiede soluzioni più moderne e razionali, con un potenziamento e un’incentivazione del mezzo pubblico gratuito e per tutti, in grado da soli di ridurre drasticamente inquinamento e congestionamento stradale. Altro che una tangenzialina per ogni quartiere!
Se è solo partendo dalla mobilitazione collettiva e dal basso che possiamo cambiare i nostri destini, ora e sempre sosterremo che il vero bene comune è fermare il Terzo Valico, il prima possibile e con ogni mezzo.

Comitato No TAV Terzo Valico Pontedecimo e San Quirico

 

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