Dalla parte giusta delle reti

Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo da un cittadino di Arquata che ha partecipato alla marcia del 5 Aprile.

Ho incrociato uno sguardo, dietro alle reti che cadevano. Uno sguardo senza espressione, che spuntava dalla visiera abbassata di un casco blu.

Avrei voluto chiedere, al proprietario di quello sguardo, se capiva perché eravamo lì.
Avrei voluto chiedergli se capiva come mai persone che non hanno mai respirato un lacrimogeno in vita loro, che fino ad oggi avevano protestato al massimo per un gol in fuorigioco e che solitamente il sabato pomeriggio lo passavano alla SOMS, o davanti alla tv, quel giorno invece, erano lì. A far cadere le reti di un cantiere.
Avrei voluto chiedergli se capiva quanto ci fa male davvero, vedere quella collina disboscata e la terra rivoltata.
Avrei voluto chiedergli se capiva perché ci sentiamo davvero invasi.
Avrei voluto chiedergli se capiva che quei 6 miliardi di Euro, risolverebbero un sacco di problemi in questo Paese devastato dagli sprechi.
Avrei voluto chiedergli se capiva perché non vogliamo dovere aver paura di portare i nostri figli a fare una passeggiata nelle colline arquatesi, perché l’amianto è un killer spietato.
Avrei voluto chiedergli se sapeva di essere ad Arquata in rappresentanza dello Stato, per difendere cantieri appaltati a ditte mafiose, già  condannate per truffa allo stesso Stato.
Avrei voluto chiedergli cosa sa del Terzo Valico. E avrei voluto parlare con lui, spiegargli che la nostra protesta nasce non da ideologie preconfezionate, ma dall’amore sincero per la nostra terra.

Ma hanno iniziato a bruciarmi gli occhi e la gola.
E ho visto il fumo.
E ho sentito le urla e ho visto i manganelli.
Ho visto le immagini viste tante volte nei telegiornali, prendere vita a Casa Mia.
Ho visto le stesse persone che solitamente incontro al supermercato a fare la spesa con i figli e i nipoti, spinte con violenza da sconosciuti con casco e scudo.
Ho visto il sangue tra i capelli di un 68enne.
Ho visto tanti occhi rossi e tanti lividi.

E allora, a quello sguardo senza espressione, non ho più avuto voglia di chiedere nulla.
Ma solo di urlarglielo forte, dritto in faccia, che questa è casa nostra, e che siamo noi, quelli dalla parte giusta delle reti.

 

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