In corteo in ValVerde

Ieri 3 maggio, più di duecento no tav, abitanti della Val verde e di Genova hanno sfilato in corteo per le strade di Campomorone e Ceranesi. Il corteo si è mosso nel pomeriggio, dopo tutta una mattina di presidio al ponte della Ferriera, accanto al borgo storico che le ruspe di Cociv stanno abbattendo. L’area soggetta ai lavori si trova in uno stato di militarizzazione dalla prima mattina di venerdì 2 maggio, giorno di inizio dei lavori e del presidio no tav. Numerosi blindati della celere, fedelmente comandati dai piani alti della Questura genovese, presidiano tutta la zona, le vie di accesso principali e secondarie, i terreni confinanti con il borgo e i ponti di accesso ad esso, a difesa di uomini e mezzi della Demol Scavi. Il corteo si è mosso vivace e cantereccio per le vie dei paesi, comunicando e coinvolgendo. Alcuni striscioni sono stati appesi nei pressi delle sedi comunali di Campomorone e Ceranesi, facendo pesare le responsabilità politiche delle giunte con il Cociv e i suoi progetti devastanti. Al ritorno al presidio al ponte della Ferriera, buona parte delle case erano ormai un cumulo di macerie.

Un fatto che molto ha colpito la popolazione locale e che ha toccato nel profondo soprattutto chi quel borgo l’ha vissuto e abitato per anni, fino agli espropri dell’anno passato.

Il presidio è continuato oggi, 4 maggio, dalle 7 di mattina, con volantinaggi costanti. Non è mancato un momento di tensione quando le forze dell’ordine volevano far passare i camion proprio dove il presidio è presente da giorni. E nonostante l’estrema arroganza e gli spintoni di un agente della digos, il nostro presidio è rimasto attivo.

LE NOSTRE RAGIONI NON SI ABBATTONO! COSTRUIAMO RESISTENZA!

Riportiamo il volantino distribuito ieri al corteo:

DOVE LORO DISTRUGGONO NOI COSTRUIAMO.

Le Case della Ferriera sono state abbattute, entro domenica sera i lavori saranno terminati e le macerie portate via. Secondo i progetti qui avverrà l’allargamento della strada, ma questa strada, se mai esisterà, verrà utilizzata principalmente per il passaggio dei camion necessari alla realizzazione dei lavori del Terzo Valico, causando così un inasprimento dei problemi del traffico.

Molti, tra quelli che leggeranno questo volantino, avranno ricordi legati alla Ferriera e sicuramente assistendo all’ abbattimento si saranno sentiti privati di qualcosa che gli apparteneva. Un altro pezzo delle nostre valli sacrificato alla volontà di chi vuole speculare sul territorio e sulle vite di chi lo abita. Un altro ricordo inghiottito da uno sbandierato progresso, spacciato come beneficio per la collettività, ma che in realtà rappresenta solo l’interesse di pochi, a discapito di tutti.

L’abbattimento della Ferriera e tutti i conseguenti disagi, sono una piccola parte di ciò che accadrà se lasceremo costruire questa grande opera, inutile e imposta.

In questi mesi il movimento che si oppone alla realizzazione del Terzo Valico è riuscito a contrastare e a rallentare alcuni lavori, alcune aperture di cantieri e centinaia di espropri. Non abbiamo, purtroppo, collezionato solo vittorie, perché altre colline, altri alberi e altre case ci sono state portate via.

Questo è successo perché la macchina dell’alta velocità è estremamente forte, dalla sua parte ha schierate le lobby di potere, il consenso e l’indifferenza di chi non vuole aprire gli occhi. È successo perché è difficile abbandonare la convinzione che “tanto lo costruiranno”, che è impossibile mettersi di mezzo e decidere per le proprie vite, per la propria salute e il proprio futuro.

Grazie a questa triste convinzione ci hanno sottratto le montagne, le piazze e la comunità, in cambio hanno costruito città disumane, dove viviamo separati, disabituati a incontrarci e discutere, e di conseguenza allontanati anni luce dalla possibilità di decidere. In questi due anni di esperienza di lotta al Terzo Valico abbiamo scoperto con piacere che contrastare le imposizioni è possibile. Vivendo il territorio e difendendolo, abbiamo assaporato una diversa concezione di progresso ben distante da quella che continuano a spacciarci come unica possibilità di futuro.

Riscoprirci comunità è un’opportunità che non abbiamo intenzione di lasciarci sfuggire.

 

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