A proposito di Ercole Incalza

Su segnalazione di Antonello Brunetti

Riceviamo e volentieri diffondiamo un articolo, apparso su Alganews, scritto da Gianfranco Isetta, sindaco (NO TERZO VALICO) di Castelnuovo Scrivia dal 1991 al 2001.

CHE NE DICE RENZI, MA SOPRATTUTTO, COSA INTENDE FARE?

Pubblicato su 6 giugno 2014

DI GIANFRANCO ISETTA

Il Ministro Maurizio LUPI , con Decreto del mese di febbraio 2014 ha confermato capo della struttura tecnica di missione che cura le grandi opere: Ercole Incalza.

INCALZA è stato nominato nonostante sia indagato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e all’abuso a Firenze perché avrebbe agevolato il consorzio Nodavia (capeggiato dalla coop rossa Coopsette) impegnata nei lavori dell’alta velocità di Firenze, in combutta con la presidente di Italferr, Maria Rita Lorenzetti, ex presidente dell’Umbria.

Incalza è stato indagato in ben 14 procedimenti nei quali è sempre stato prosciolto, talvolta grazie alla prescrizione. Nel 1991 è al fianco di Lorenzo Necci a gestire l’alta velocità con i tre grandi general contractor guidati da Eni, Iri e Fiat.

Io mi ricordo di averci avuto a che fare come Sindaco del mio paese opponendomi a un altro grande progetto sostanzialmente inutile ma foriero di grandi interessi e sostenuto con forza da Incalza: l’Alta Velocità ferroviaria MILANO-GENOVA sul quale una serie di personaggi hanno avuto a che fare a vario titolo: dall’attuale Presidente della Regione Liguria Claudio Burlando, all’attuale ospite delle patrie galere Luigi Grillo e così investigando…

Ercole Incalza è infatti dal 1991 che ci conta balle sull’alta velocità, è stato coinvolto dai giudici in reati legati alla Pubblica amministrazione, indagato in vent’anni ben 14 volte. Ad esempio con l’accusa di truffa aggravata nei confronti dello Stato per la questione dei fori pilota del Terzo Valico nel 1998, reato dal quale non fu assolto, ma che andò in prescrizione con le lungaggini create ad arte dagli avvocati e dai politicanti. Così come nel processo in cui era accusato di aver fatto arrivare soldi al magistrato per agevolare un’archiviazione.

Di recente, gennaio 2013, è stato iscritto nel registro degli indagati per le vicende del Tav fiorentino, con l’ipotesi di reati che vanno dall’associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata in danno di enti pubblici, alla corruzione e al traffico di rifiuti. Gli inquirenti stanno svolgendo accertamenti anche sulla possibile infiltrazione mafiosa. Incalza è coinvolto in quanto dirigente dell’unità di missione.

Eppure costui venne nominato dal governo Monti alla guida della Struttura tecnica di missione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e lo è tuttora con il governo Renzi.

Aveva sostituito l’unico presidente del TAV tecnico, onesto e disponibile al dialogo, dimessosi per schifo, ossia quel Salvatore Portaluri che poi fornì volontariamente le informazioni al giudice antimafia Ferdinando Imposimato sulla melmosa vicenda TAV con conseguente pubblicazione del famoso libro “Corruzione ad alta velocità”.

La task force, come detto, è coordinata appunto da Ercole Incalza, 69 anni, ingegnere brindisino, che lavora per l’alta velocità sin dal 1991, quando Fs fondò il Tav e lui ne divenne amministratore delegato. La carriera di Incalza comincia con il socialista Claudio Signorile (la cui corrente politica all’epoca venne definita SINISTRA FERROVIARIA) che gli aprì le porte del Ministero dei Trasporti. Fu poi il padre, con Lorenzo Necci, dell’affidamento diretto a Eni, Fiat, Tecnimont e Iri, i quattro General Contractor  per la costruzione delle prime linee ad alta velocità in Italia. Affidamento diretto e quindi senza appalto (motivato con la panzana del 60% delle spese a carico dei costruttori) che fece aumentare il costo dell’alta velocità da 30 mila miliardi di lire a 180 mila. Non vi ricorda qualcosa dei nostri giorni tutto ciò?

La domanda quindi è molto semplice: che ne dice il nostro Presidente del Consiglio esperto in rottamazione? Per favore non ci risponda con un’altra slide sull’impegno a migliorare le leggi e a dare nuovi poteri a Cantone. Cominci a liberarsi di personaggi così chiacchierati se vuol dare segnali credibili, altrimenti saranno davvero solo chiacchiere e, prima o poi, dopo questa ebbrezza collettiva, arriverà il conto da pagare.

Due giorni dopo che Gianfranco Isetta, ex sindaco di Castelnuovo Scrivia, aveva scritto un pezzo su Ercole Incalza, ecco apparire su IL FATTO QUOTIDIANO quanto segue.

La storia di Incalza
Indagato per il Tav Firenze, gestisce gli appalti per il governo
In passato è stato indagato in 14 procedimenti, da cui è stato prosciolto a volte grazie alla prescrizione. Anche nelle recenti inchieste il suo nome ritorna: da Expo al Mose. Eppure, dai tempi di Berlusconi a quelli di Renzi, mantiene il potere. Al ministero delle Infrastrutture di Lupi è capo della struttura tecnica

di | 7 giugno 2014

Non poteva mancare. Ercole Incalza, il ‘rieccolo’ dei lavori pubblici italiani, non è indagato ma è citato nell’ordinanza di arresto del caso Mose per le conversazioni intercettate in un paio di passaggi delicati per il Consorzio Venezia Nuova: quello relativo alle nomine del Magistrato delle Acque e al momento dello sblocco dei finanziamenti da 400 milioni al Mose da parte del Governo Berlusconi.

Anche nell’indagine sull’Expo di Milano coordinate dal pm Ilda Boccassini emerge il nome di Incalza in un’intercettazione telefonica di Gianstefano Frigerio e anche qui Incalza non è indagato. Frigerio diceva solo al capo di Infrastrutture Lombarde, Antonio Rognoni: “C’è casino sulla Pedemontana” perché i fondi al Cipe erano bloccati e invocava “una riunione a Roma con Lupi, Maroni e con quelli che ci stanno lavorando, anche con Ercole Incalza”.

Il punto non è quello che ha fatto Incalza al Cipe per il Mose o per la Pedemontana, nulla di penalmente rilevante comunque, ma il fatto che Incalza sia ancora lì come Capo della Struttura Tecnica del Ministero delle Infrastrutture. È l’uomo più potente del ministero nonostante al Governo non ci sia più Berlusconi ma Renzi, la smentita vivente della rottamazione. Che senso ha affidare l’Autorità anticorruzione a Raffaele Cantone e parlare di Daspo per chi ruba se poi a gestire gli appalti lasciamo Incalza?

L’architetto Angelo Zampolini, il 7 luglio 2004, nei giorni in cui pagava parte della casa di Scajola al Colosseo, consegnava anche 520 mila in assegni circolari e 300 mila in assegni bancari al venditore di una bellissima casa a due passi da Piazzale Flaminio, a Roma. Quella casa è stata comprata dal genero di Incalza tirando fuori solo 390 mila euro, il prezzo dichiarato al notaio. Un mese prima però Zampolini aveva firmato un preliminare con il prezzo vero di un milione e 140 mila euro. Il genero, Alberto Donati, alla Finanza nel 2010 ha dichiarato: “Io e mia moglie cercavamo una casa e tramite mio suocero, Ercole Incalza all’epoca consigliere del ministro Lunardi, su suggerimento dato da Angelo Balducci a mio suocero, fummo contattati dall’architetto Angelo Zampolini. Il 7 luglio 2004 noi consegnammo l’intera cifra pattuita che era di 390 mila euro”. L’architetto Zampolini ha raccontato ai pm di avere dato il resto e ha aggiunto che il dirigente del ministero è stato il protagonista della storia: “Abbiamo fatto un sopralluogo nella casa con Incalza”.

Incalza non ha mai spiegato a nessuno perché Anemone o chi per lui ha pagato 820 mila euro di una casa di 8,5 vani catastali al terzo piano di uno stabile al centro, destinata a sua figlia.

Eppure resta ancora lì a comandare sugli appalti che interessano altri costruttori come Anemone. Negli atti di indagine sul Mose si scopre che Incalza entra in ballo in relazione alla nomina del Mav, Magistrato delle Acque di Venezia. Scrive il Gip: “Giovanni Mazzacurati, Presidente CVN (arrestato, Ndr) aveva cercato di intervenire per far porre a capo del MAV una persona (Signorini) in luogo di un altra (Riva). Attraverso i propri contatti con Ercole Incalza, Capo della Struttura Tecnica del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti”. Il Gip Scaramuzza elenca una serie di contatti e di incontri tra Mazzacurati e Incalza. Il magistrato spiega la ragione della preferenza così: “La persona di cui il Mazzacurati aveva caldeggiato la nomina (Signorini) aveva ricevuto in precedenza dei benefit (Mazzacurati, attraverso il CVN, ha offerto al Signorini un “presente” costituito dal pagamento integrale di una vacanza del Signorini e del suo intero gruppo familiare in Toscana) dal CVN mentre l’altra persona (Riva) era considerata ostile”. Mazzacurati non riuscì però a influire sulla nomina dell’ultimo magistrato delle acque, l’Ingegner Ciriaco D’Alessio. Comunque quando viene nominato D’Alessio al MAV, il costruttore Erasmo Cinque, amico dell’ex ministro indagato, Altero Matteoli, suo sponsor, lo fa incontrare proprio con Incalza.

Incalza è stato confermato con una selezione per titoli il 17 febbraio scorso, nonostante sia indagato per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e all’abuso a Firenze perché avrebbe agevolato il consorzio Nodavia (capeggiato dalla coop rossa Coopsette) impegnata nei lavori dell’alta velocità di Firenze, in combutta con la presidente di Italferr, Maria Rita Lorenzetti, ex presidente dell’Umbria. Secondo i pm, Incalza “portava un rilevante contributo agli obiettivi dell’associazione in quanto dirigente della unità di missione del Ministero a cui faceva riferimento l’appalto Tav di Firenze, si attivava per attestare falsamente che l’autorizzazione paesaggistica non era scaduta e che i lavori erano iniziati entro i cinque anni e successivamente attestava che le varianti al progetto non erano essenziali”.

Non è la sua prima indagine. Incalza è stato indagato in ben 14 procedimenti nei quali è sempre stato prosciolto, talvolta grazie alla prescrizione.

La scelta di Lupi ha radici antiche. Il 23 agosto 2005, un anno dopo l’acquisto della casa con i soldi di Zampolini, al meeting di Rimini di CL, Lupi faceva il padrone di casa sul palco: “Voglio ringraziare davanti, a tutti una persona che ho incontrato in questi anni, un prezioso collaboratore del ministro Lunardi ma prezioso collaboratore di tutti noi. Volevo presentare e fare un applauso a Ercole Incalza che è, credo, una persona eccezionale e un patrimonio per il nostro Paese”. Tutti in piedi. Anche Matteo Renzi?

Da Il Fatto Quotidiano di sabato 7 giugno 2014