Addio parco archeologico, “il progresso” non si deve fermare

Nella seduta di martedì 10 giugno della Camera dei Deputati è finalmente arrivata un po’ di chiarezza sulla questione dei reperti archeologici rinvenuti all’interno del cantiere di Radimero ad Arquata Scrivia. Il sottosegretario di Stato per i beni e le attività culturali e il turismo Ilaria Carla Anna Borletti Dell’Acqua ha risposto in aula ad una interrogazione presentata dal deputato Paolo Nicolò Romano sulla questione.

Dalla lettura del resoconto stenografico della seduta si è finalmente capito che cosa sia avvenuto all’interno del cantiere di Arquata. Come avevamo denunciato, grazie all’opera di costante vigilanza del comitato arquatese contro il Terzo Valico, sono stati rinvenuti dal Cociv, durante la bonifica archeologica, alcuni reperti intorno a cui è proseguita l’indagine archeologica che si è conclusa nel mese di Maggio di quest’anno. Secondo la Soprintendenza, che non si è mai degnata di dire nulla a riguardo in via ufficiale, i reperti non sarebbero riconducibili all’antica città romana di Libarna, ma “ad un piccolo insediamento rurale a carattere produttivo – di cui probabilmente in passato si sono localizzate alcune altre strutture nella vicina località Le Vaie di Arquata Scrivia –, come l’individuazione dei resti di una piccola fornace, di residui di pavimentazione, di fosse per l’estrazione dell’argilla e buche di palo sembra confermare, da inquadrare sulla base di una preliminare analisi dei materiali rinvenuti tra l’età romana imperiale e l’età tardo antica.” E la risposta del sottosegretario termina sempre citando la Soprintendenza: “Tali caratteristiche e lo stato di conservazione delle strutture rinvenute non rendono possibili ipotesi di valorizzazione di questo sito.” Chi l’avrebbe mai detto…?

Insomma, si è perso fin troppo tempo a causa di questi ritrovamenti e perchè mai in un territorio come quello arquatese falcidiato dalla crisi si dovrebbero ricercare i resti del piccolo insediamento rurale risalente ad un periodo storico compreso fra l’età romana imperiale e l’età tardo antica? Oltretutto ci permettiamo di far notare come nella relazione della Soprintendenza (sempre dal resoconto stenografico della seduta della Camera da pagina 20) emerga che la porta sud dell’antica Libarna, recentemente ritrovata, si trovi a circa 2,5 km a nord del cantiere di Radimero, mentre basta utilizzare una cartina per verificare che la distanza non sia più di 1,5 chilometri. Siamo comunque molto vicini ad un sito archeologico di primaria importanza che non viene valorizzato solo per lo scarso interesse e la scarsissima cura che l’Italia ha del suo patrimonio archeologico. Furono in molti ad indignarsi già quando nel 2005 la Soprintendenza diede parere favorevole al progetto definitivo del Terzo Valico proprio per la vicinanza della linea di valico e di alcuni cantieri ai resti dell’antica città romana.

Ciliegina sulla torta i resti, dopo essere stati accatastati in un angolo del cantiere, sono stati rimossi e nessuno ha detto che cosa ne sia stato fatto e dove siano finiti, alla faccia della trasparenza. Pochi giorni dopo una ruspa ha provveduto a livellare l’area del cantiere a quella dove vi erano gli scavi archeologici. Insomma, addio parco archeologico di Radimero, il “progresso” rappresentato dal Terzo Valico non può certamente essere fermato da ritrovamenti archeologici…

Adesso tutto è pronto perchè la devastazione abbia inizio e i movimenti all’interno del cantiere non fanno presagire nulla di buono. L’appuntamento per tutti è Sabato 21 Giugno al Presdio di Radimero per festeggiare insieme l’inizio dell’estate.

Il video dell’interrogazione di Romano e la risposta della sottosegretaria

La risposta di Paolo Romano

 

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