No Tav, il fronte del Terzo Valico

Pubblichiamo l’articolo di Adriano Chiarelli per contropiano.org

Proviamo a osservare da vicino il nuovo fronte della lotta all’Alta Velocità, attivo e determinato quanto il movimento NoTav della Val di Susa: sono i No Terzo Valico. Anche gli attivisti dell’asse Milano-Genova combattono il sistema di interessi e menzogne che si aggrega intorno alla realizzazione di questa ennesima opera inutile e dannosa. Anche i NoTav terzo valico affrontano la dura risposta repressiva di magistratura e forze dell’ordine, che non è tardata ad arrivare.

Il terzo valico dell’Alta Velocità, dove dovrebbe passare il supertreno Milano – Genova venne definito sin dal suo concepimento, ovvero dal 1991, un’opera “utile per alcuni, un lusso per pochi, un danno per molti, a spese di tutti”. Una sintesi preziosissima, utile a definire anche la ben più nota tratta Torino-Lione e tutte le altre tratte previste o già in cantiere da sud a nord.

La tratta Milano – Genova si estenderà per circa sessanta chilometri ed attraverserà un territorio dalle caratteristiche orografiche assai variegate. Sulla carta, dovrebbe supportare il traffico merci da e per il porto di Genova.

La linea attraversa le zone pianeggianti intorno ad Alessandria, passando per una zona montuosa e assai ostica dove si inerpica la famigerata autostrada di Serravalle Scrivia, una serpentina di curve e tornanti che si prolunga per una sessantina di chilometri fino a Genova. Tra i paesi interessati citiamo quelli dove il movimento NoTav Terzo Valico è più presente e attivo: Novi Ligure, Tortona, Arquata Scrivia, Voltaggio, Serravalle. Il segmento più complesso dei lavori del terzo valico va da Tortona a Serravalle, e si svilupperà principalmente in galleria. È qui che si è attivato e lotta quotidianamente il movimento NoTav Terzo Valico, omologo rispetto al movimento NoTav valsusino, ma alle prese con difficoltà e tematiche persino più complesse, oltre che con un apparato giudiziario che proprio nei giorni recenti ha dato un assaggio di ciò che è capace di fare. Vedremo perché.

Proviamo a sintetizzare gli aspetti principali su cui si focalizza la lotta contro il terzo valico.

L’idea del progetto Milano – Genova, così come avvenne per la Torino – Lione, presenta sin dall’inizio alcune irregolarità: i lavori vengono assegnati senza alcun appalto, con la costituzione di una società pubblica al 40% e privata al 60%, la “TAV Spa”. Nel 1998 la TAV Spa diventa di proprietà del gruppo FS, caricando così sulle casse dello stato gli interi costi dell’opera.

Così come per la Val di Susa, l’area interessata dai lavori è già pesantemente infrastrutturata. In particolare, tra Liguria e Val Padana esistono già cinque linee ferroviarie,  sottoutilizzate rispetto alla loro reale capacità sia di trasporto persone che di trasporto merci.  I progettisti, nel tentativo di smentire tale dato offrono previsioni basate sul concetto di “crescita infinita”. Nel 1996 prevedevano una crescita prevista del 18,5% su base annua per il traffico merci, quando il dato reale parla di un aumento di traffico del solo 2%. Nel 2011 i container movimentati nel porto di Genova erano 1.840.000, 15 mila in meno rispetto al 2007.

L’Authority del porto di Genova, con un calcolo semplice, ha in passato dichiarato che i container in viaggio su rotaia da Genova verso nord sono solo 64.400 all’anno, mentre il resto va su gomma. Se, come già avvenuto in altri stati europei, si imponesse una soglia obbligatoria del 20% di container da trasportare su rotaia, sarebbe sufficiente una delle linee ferroviarie già esistenti. Infine: il costo previsto per i 54 chilometri del terzo valico è di 6 miliardi 200 milioni di euro, ovvero 115 milioni di euro a km.

L’impatto ambientale potrebbe essere devastante: la parte in galleria intercetterà molte falde acquifere, come già avvenne nel Mugello, dove lo scavo della galleria tra Firenze e Bologna ha prosciugato 57 chilometri di fiumi, 37 sorgenti e cinque acquedotti, costringendo i comuni a rifornire i cittadini con le autobotti. Non si conteranno le deforestazioni, gli espropri, gli abbattimenti di case, le cantierizzazioni selvagge, la nuove strade collaterali alle zone interessate dai lavori, le centinaia di camion in transito. Il tutto per una durata dei lavori prevista di almeno quindici anni.

Dato ancora più allarmante è la presenza di rocce e vene amiantifere nelle montagne in procinto di essere perforate, soprattutto nel tratto tra Voltri e Val Lemme. L’amianto presente nello smarino (i residui dei lavori di scavo) sarà trasportato da camion speciali e sversato in vaste aree pianeggianti dell’Alessandrino – autorizzate o meno non è ancora dato saperlo con certezza – per essere sotterrato secondo il ben noto metodo della Terra dei Fuochi. Con tutti i rischi e le conseguenze connesse, compreso quello che a essere sotterrati non siano solo gli scarti di lavorazione.

Si registrano inoltre pesanti infiltrazioni della criminalità organizzata, ‘ndrangheta in particolare, nei lavori di realizzazione del Terzo Valico e nel sistema di appalti e subappalti ad essi collegati.
Citiamo alcune società coinvolte (documentazione fornita dalla redazione di NoTav Terzo Valico):

– La RCT s.r.l di Milano finì sotto inchiesta per gli appalti dei mondiali di sci di Bormio del 2005. I reati ipotizzati: concussione, associazione a delinquere, abuso d’ufficio, malversazione ai danni dello stato, indebita percezione di contributi pubblici e truffa aggravata ai danni dello stato.

– CONSORZIO TREESSE, di proprietà della famiglia Lunardi, quello che “con la mfaia bisogna convivere” e che si assegnava appalti da solo sotto il governo Berlusconi.

– SIELTE S.P.A. di proprietà dei fratelli Turrisi di Catania, soci dell’ex sottosegretario PDL Ilario Floresta, i cui legami con la mafia portarono all’arresto di un familiare.

– CALCESTRUZZI S.P.A., appartenente alla famiglia Pesenti. Su di loro grava una condanna per frode nelle forniture dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria e legami accertati con la mafia.

– DI VINCENZO S.P.A.. Società di Chieti indagata per aver interrato 350.000 tonnellate di sostanze tossiche sotto case e scuole in Provincia di Crotone. Subappalta i lavori della stazione ferroviaria di Parma a due ditte in odor di mafia: Acropoli S.r.l. e Edil Perna S.r.l.

– RUBERTO S.P.A.: Francesco Ruberto è il proprietario della cava Montemerla, dove dovrebbe essere smaltito lo smarino dei lavori del terzo valico. Scampa a un attentato a fucilate nel 2007. Recentemente è stato colpito da un’interdittiva antimafia per via dei suoi legami con la ‘Ndrangheta.

Si ripercorre in sostanza lo schema amministrativo, politico e lobbystico già rodato in Val di Susa e collaudato con successo lungo la linea Napoli-Roma-Firenze a partire dagli anni ’90. Grandi opere significa grandi affari per pochi e dispendio di risorse a danno di tutti.
E significa anche reprimere duramente ogni forza che si opponga con forza al ladrocinio e alla distruzione di risorse collettive, anche se con validi argomenti sia tecnici che scientifici. Contro i NoTav Terzo Valico è cominciata la triste girandola di denunce e fogli di via. Al momento si contano già circa 200 indagati per i soliti reati di devastazione, resistenza e lesioni, in seguito ai fatti avvenuti durante le marce e i simbolici tagli delle reti.

Ciò che colpisce è la facilità con cui si emettono fogli di via anche ai residenti sul territorio. È il caso di Claudio Sanita, destinatario un anno fa di un foglio di via di tre anni da tutti i comuni liguri interessati dai lavori dell’alta velocità. Come se non bastasse, in seguito alle manifestazioni di aprile, Claudio è stato colpito dal divieto di dimora e transito in dieci comuni piemontesi, compreso il paese in cui vive la famiglia, Arquata Scrivia. Commenta Claudio: “si tratta palesemente di una misura di carattere politico, mirata a limitare la libertà di movimento mia e di coloro che mi sono vicini in questa lotta”. I suoi concittadini hanno raccolto 1011 firme per consentire a Claudio la possibilità di transitare almeno nel suo luogo di origine.

Il messaggio è chiaro, se non si fosse già capito con la pluridecennale lotta della Val di Susa: le lotte che difendono i territori dalle speculazioni e i saccheggi indiscriminati diventeranno automaticamente bersagli di forze dell’ordine, procure e media mainstream. Il nascente movimento NoTav del Trentino, i NoTap pugliesi, i comitati della Terra dei Fuochi, i NoMuos, i movimenti che in Abruzzo e Basilicata si oppongono alle trivellazioni petrolifere si ritengano avvisati. Lo afferma Daniela Cauli, una delle figure di spicco dei Terzo Valico (comitato di Tortona), destinataria di diverse denunce: “L’attacco al Movimento No Tav Terzo Valico parla molto chiaro non solo a tutti noi direttamente coinvolti: parla a chi difende spazi, li rivitalizza e li restituisce alla collettività, a chi lotta per difendere il diritto al lavoro, ai migranti che si ribellano a schiavismo sfruttamento e caporalato, a chi osa contrapporsi alle mafie, insomma a tutti coloro che in questo paese partecipano alle lotte sociali e si espongono, usano i propri corpi e praticano ribellione e resistenza”.

 

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