Hanno il coraggio di chiamarlo protocollo amianto

Qualcuno ricorda l’articolo L’amianto c’è il protocollo no uscito su questo sito subito dopo la presentazione avvenuta a Carrosio l’8 febbraio 2014 e organizzata dai Sindaci di Voltaggio, Carrosio e Fraconalto, con la partecipazione di Regione Piemonte, Arpa, RFI, Cociv?
A distanza di 5 mesi quel documento, che di protocollo ha solo il nome, è stato pubblicato sul sito del Ministero dell’Ambiente. Quando? Il 2 luglio, come testimonia questa schermata, esattamente il giorno dopo che si è svolta la conferenza stampa per presentare l’esposto sull’amianto, conferenza al termine della quale il biologo Tardiani ricordava che il protocollo amianto non era ancora stato pubblicato.
Questa sequenza temporale non fa che confermare ancora una volta che è il Movimento No Tav – Terzo Valico a dettare i tempi e senza di esso i documenti e le verità resterebbero nascoste nei cassetti.
La verità è che solo grazie al movimento oggi si parla di amianto, come testimoniato dall’esigenza di realizzare e pubblicare un “protocollo” che ne descrive la presenza nelle rocce destinate ad essere scavate per realizzare la galleria.
Leggendo questo fantomatico protocollo ci si accorge che nulla è cambiato rispetto a quanto presentato l’8 febbraio a Carrosio, per cui valgono le stesse osservazioni formulate nel già citato articolo pubblicato subito dopo quella data (L’amianto c’è, il protocollo no).
Rispetto ad allora si ha a disposizione un documento che mette nero su bianco i punti citati, per cui è inutile ripetere quanto già detto, ritenendo invece fondamentale formulare qualche osservazione sul testo messo a disposizione in questi giorni.
Si parte dalla solita sovrabbondanza di pagine: 195 per l’esattezza, di cui ben 119 sono di allegati così organizzati: 10 pagine completamente bianche con su scritto semplicemente “Allegato X” e il titolo dell’allegato, seguite da 2 pagine messe giusto per far numero. Si tratta di un articolo stampato da Internet dal titolo “la privatizzazione del pubblico impiego”. Evidentemente, tra un tavolo di lavoro e l’altro, cercavano di capire se quello che stavano facendo era nell’interesse pubblico o privato, trovando come sempre una soluzione di forma a giustificare la sostanza: per l’appunto, “privatizzazione del pubblico impiego” e tutto torna…
Le restanti pagine sono:

  1. una relazione del Prof. Clerici sui metodi di campionamento della fronte nello scavo di gallerie con l’eventuale presenza di rocce potenzialmente contenenti amianto, più due pubblicazioni in inglese sempre del Prof. Clerici del 2009 e del 2005 (antecedenti il protocollo amianto), una delle quali caratterizzata della presenza, tra gli autori, di F. Gallarà, indicato da una nota come appartenente a LTF s.a.s. – Torino, ovvero l’azienda creata per promuovere la realizzazione della sezione transfrontaliera della Torino-Lione.
  2. un documento di ARPA Emilia Romagna (del 2011) e uno di ARPA Piemonte (2008) relativi al conteggio di fibre d’amianto su campioni liquidi
  3. una presentazione effettuata a Venezia dalla Provincia di Alessandria nel 2005 in relazione alla presenza di amianto in Val Lemme e nella quale, ovviamente, non possono essere contemplati i risultati delle analisi sul Monte Porale, effettuati per conto di Enel Green Power (2011).
  4. i punti della rete di monitoraggio dell’amianto aerodisperso
  5. uno studio dell’università di Genova e di un geologo della Val d’Aosta relativo alle prime tratte di galleria lato Genova

Su 119 pagine di allegati, non ce n’è neanche una relativa ad un’analisi effettuata nelle tratte indicate nel “protocollo” come più pericolose; anche il Monte Porale, di cui si è tanto parlato, non viene neppure preso in considerazione nel documento.
Riprendendo la lettura dalle prime pagine, a pag. 2 per la precisione, si scoprono subito le contraddizioni.
Il documento viene intitolato “Protocollo Gestione Amianto”; in realtà, andando a leggerlo, non c’è una pagina in cui venga descritto come l’amianto vada gestito, dove per gestione si intende modalità di estrazione, stoccaggio, trasporto, conferimento, siti di deposito finali, dispositivi di protezione individuali, tutela dei lavoratori e della popolazione.
L’intero documento è dedicato alla descrizione delle tecniche di campionamento per individuare la presenza di amianto; si tratta cioè di una bella spiegazione su come si fa il monitoraggio, ma non osa spingersi oltre, se non nel titolo.
Di conseguenza, fintanto che il contenuto resterà quello attuale, per semplicità lo si potrà definire uno pseudo protocollo.
Che questo sia il taglio del documento è confermato a pag. 7 «Scopo del presente documento è quello di dettagliare, in funzione delle tecniche di avanzamento, i protocolli analitici per la caratterizzazione dei materiali in fase di scavo e per il monitoraggio della qualità dell’aria relativamente al parametro “amianto aerodisperso” in ante e corso d’opera nonché definire le metodiche di campionamento, nel rispetto di quanto prescritto in delibera CIPE»
A pagina 2 si legge inoltre la composizione del gruppo di lavoro (GdL): Regione Piemonte, Regione Liguria, Provincia di Alessandria e Provincia di Genova. ARPA ha solo contribuito come anche la ASL 3, che è della Liguria; da rimarcare che la ASL di Alessandria, quella che dovrebbe avere maggiore sensibilità a una problematica come l’amianto vista l’esperienza della vicina Casale, neanche è stata menzionata (per conferma, si veda in fondo a pag. 6).
Evitando di ripetere quanto già scritto a febbraio, è importante prestare attenzione ai punti di seguito precisati, perché tutti i Si TAV e i giornalisti compiacenti si guarderanno bene dal richiamarli.

Pag. 20: «Si evidenzia la situazione di sfavore rappresentata dallo sviluppo geometrico dell’asse della galleria ferroviaria in progetto in quanto orientato sub-parallelamente sia alle principali strutture regionali che all’estensione maggiore dei corpi ofiolitici». Libera traduzione: il tracciato è parallelo all’andamento delle pietre verdi (l’85% dell’amianto è estratto da questo tipo di rocce), il che significa che se le si incontra, il tratto non sarà breve come nel caso più favorevole (andamento perpendicolare). Basta pensare a una strada: se la si deve attraversare, si fa abbastanza in fretta; se la si deve seguire, può essere un percorso molto lungo. Il concetto viene poi ripreso a pag. 38: «L’assetto geologico-strutturale è tale da orientare le strutture principali, compresi i corpi serpentinitici, con direzione N-S, subparallela al tracciato delle gallerie. Ne consegue che, nel caso in cui il tracciato dovesse intercettare questi corpi, li potrebbe seguire per uno sviluppo maggiore alle rispettive potenze»

A pag. 35 vengono riportati in tabella 4 i risultati analitici dei campioni prelevati dai sondaggi in sede di progetto definitivo. Miracolosamente sparisce il sondaggio/campione SR13, mentre sono presenti SR11, SR12, SR14, SR15. Cosa conterrà mai il sondaggio SR13? Era già stato anticipato a settembre 2013 nell’articolo L’amianto c’è, ma basta uno studio (per nasconderlo), titolo quanto mai profetico; in quell’occasione si era già scoperto che in uno studio condotto per la Torino-Lione  si menzionava proprio questo sondaggio, ovviamente in francese tanto per renderne più ostica la ricerca, affermando che «è stato ottenuto un indice di rilascio superiore a 1, che fa di questo campione l’unico campione a rischio di questo studio». Combinazione si tratta dell’unico campione a rischio su 5 sondaggi dal km 10+475 al km 19+570, ovvero solo 5 sondaggi su ben 9 km di tratta (per fare un confronto, Enel Green Power sul Monte Porale ne ha effettuati 10 su una distanza di 1 Km)

A pag. 39, con incredibile delicatezza e discrezione, chiariscono che anche in Piemonte è presente l’amianto in modo “apprezzabile” e “non si esclude la possibilità” di intercettarlo: «La distribuzione degli affioramenti superficiali, oltre che la particolare morfologia del settore, indicherebbe una presenza apprezzabile di metabasalti alle profondità interessate del progetto, come si vede nella sezione geologica in corrispondenza dei SR14 e SR15. Non si esclude la possibilità di intercettare corpi di serpentiniti durante lo scavo».
Notare con quanta attenzione si cerca di sviare il profano da ciò che attiene la sua salute, trincerandosi dietro un tecnicismo richiesto dall’importanza dell’argomento, per cui difficilmente si leggerà la parola amianto; più probabilmente si troveranno i termini pietre verdi, serpentiniti, metabasalti o corpi ofiolitici.

Andrebbe poi incorniciata l’intera pagina delle conclusioni (pag. 41), delle quali si evidenziano le seguenti frasi, in cui occorre leggere una parola si e cinque no per capirne il reale significato; a tal fine, in grassetto, sono evidenziate le parole chiave.
«Sulla tratta Piemontese, sulla base dei dati ricavati dagli studi, si rileva quanto di seguito esposto.
La definizione della localizzazione dei corpi di natura ofiolitica (ammassi a “pietre verdi“) all’interno della Formazione delle Argilliti a Palombini risulta complessa(…). Infatti, a differenza della Formazione di Molare (…), la localizzazione, la distribuzione spaziale, le geometrie e le dimensioni degli inclusi ofiolitici all’interno delle argilliti interessati dal tracciato rappresentano variabili di difficile previsione puntuale nella maggior parte delle aree interessate dagli scavi. A tal fine sono state elaborate procedure specifiche di campionamento a fronte di scavo che verranno eseguite ogni qualvolta si intercetteranno pietre verdi
Anche in questo caso una libera traduzione chiarisce meglio: nella tratta piemontese è impossibile capire cosa si troverà là sotto quando si scaverà, ma di sicuro si sa che per quasi tutto lo scavo si troveranno pietre verdi (contenenti amianto), anche se non si sa come saranno distribuite e di che dimensioni, per cui occorrerà buttarcisi dentro e verificare man mano che ci si sbatte il naso.
Quale delle due versioni rende meglio l’idea?

Senza andare oltre, è chiaro che in questo pseudo protocollo dedicato al solo monitoraggio e non alla gestione, ogni frase viene smorzata rimarcando che tutto è possibile, in modo che un domani nessuno potrà dire al Gruppo di Lavoro che non l’aveva previsto. Tutti avranno la coscienza a posto, perché il documento consente a chiunque voglia far finta di non capire, di dare massime garanzie di assenza di pericolo.
Anzi, un giorno ci verranno a dire che loro lo avevano detto, siamo noi che non capiamo…
Nel frattempo, proprio perché non si capisce come sia stato possibile ignorare i costi dovuti alla presenza di amianto in condizioni come quelle descritte dallo pseudo protocollo, è stato inviato un esposto a 3 Procure Regionali della Corte dei Conti e a 3 Procure della Repubblica affinché provino a comprendere meglio loro il giochino pericoloso che è stato organizzato alle spalle dei territori attraversati dal terzo valico.
#statesereni!

 

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