Scaviamo ma non con le ruspe

di Antonello Brunetti

Dopo 22 anni siamo ancora qui a barcamenarci con “l’affare del secolo” con una serie lunghissima di pesci grossi che protegge l’opera più inutile e redditizia che sia emersa a cavallo di due secoli.

In molti hanno già scavato nel “verminaio” del Terzo Valico, ma senza riuscire a bloccare l’opera. Parecchi magistrati ci hanno provato, soprattutto il p.m. Pinto (questione Fori piloti nel 1997 finito in prescrizione nel porto delle nebbie di Genova) e il giudice Imposimato con il suo libro “Corruzione ad Alta Velocità” (Editore Koiné, 1999) nel quale emergono fatti storicamente accertati da “Mani puliti” e dai pm di Brescia e di Perugia. Ferdinando Imposimato si basa su quanto dichiarato dall’ex presidente Portaluri, l’unico che se ne andò, schifato dai personaggi che manovravano il TAV. Inoltre utilizza le “intercettazioni ambientali, sui rapporti di lavoro tra i familiari di alcuni pm e gli inquisiti, sulla scelta arbitraria dei general contractor, sulla presenza in molti subappalti di imprese criminali e mafiose e sulla costante confusione tra controllori e controllati”

Ecco dunque la ricostruzione, mai smentita, sui retroscena dell’affare del secolo di Imposimato.

“A partire dalla fine degli anni ottanta opera nel settore economico e finanziario una struttura ben organizzata, composta da manager pubblici e privati che gestisce il controllo degli appalti e la successiva distribuzione di lavori per grandi opere. Lo scopo di questa gestione è quello di creare fondi fuori contabilità per pagare tangenti sia al potere politico che quei vertici manageriali aveva sponsorizzato (…)”

Ecco quindi delineato i ruolo chiave del sodalizio criminoso che si incarnerà nelle figure di Lorenzo Necci e Pierfrancesco Pacini Battaglia”.

Come accertato dai due sostituti procuratori di La Spezia Alberto Cardino e Silvio Franz che nel 1996 scoprirono la truffa legata all’AV e accentrarono la loro attenzione su Necci e Pacini Battaglia.

Secondo l’accusa, le fonti di prova (costituite essenzialmente da intercettazioni ambientali) dimostravano l’esistenza di un’associazione per delinquere, operante su tutto il territorio nazionale, dedita alla gestione occulta di aziende a capitale pubblico, al fine di conseguire ingentissimi, ingiusti profitti’”.

Tra la fine di luglio e i primi di agosto del 1995 il senatore Ferdinando Imposimato, in qualità di relatore sulla situazione della criminalità organizzata in Campania incentra la sua attenzione, tra l’altro, sulle infiltrazioni mafiose nel grande business dell’Alta Velocità.

Il relatore dichiara: “Oggi si assiste all’emergere, come soggetti protagonisti, di imprese appartenenti a organizzazioni camorristiche o infiltrate dalla presenza di elementi camorristici, oppure complici della Camorra. Anche nell’Alta Velocità è stato molto difficile distinguere l’impresa nella quale si registra una presenza camorristica da quella che si limita solo ad accettare immissioni di denaro dei camorristi allo scopo di favorire il riciclaggio (…)”.

“Le vicende legate alla realizzazione del Tav, connesse tra di loro, sembrano dimostrare che la Camorra è non più antagonista dello Stato, ma una sorta di controparte dello Stato, una forza riconosciuta, rispettata, efficiente e temuta. (…) Il flusso di denaro pubblico verso la Camorra si alimenta non più per effetto di un rapporto conflittuale, ma di un patto scellerato che ha per oggetto lo scambio tra denaro pubblico,ordine sindacale, tangenti e consenso sociale”.

Tra coloro che risultano più reticenti, secondo Imposimato, durante i lavori della Commissione antimafia, vi è l’amministratore delegato della Tav SpA, ossia Ercole Incalza, consulente del ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Lunardi, ancora oggi al suo posto dopo le nomine Monti, Letta e Renzi.

Il 17 ottobre 1995 arriva ad Imposimato un nuovo voluminoso rapporto dello Sco. Nel libro “Corruzione ad alta velocità” si rileva, citando il lavoro investigativo della Guardia di Finanza: “La ragnatela di interessi poco puliti, che si sta lentamente tessendo sotto gli occhi di tutti, a questo punto è lampante. Ci sono infatti altre società scelte dal general contractor che sembrano invischiate in affari con la Camorra

Nella seconda metà del 1996 viene svelata dalla magistratura spezzina la trama della nuova Tangentopoli legata alle vicende giudiziarie di Necci e Pacini Battaglia.

Dato questo quadro e lo scoppio nel 1992 del terremoto di Tangentopoli, le inchieste della magistratura ordinaria e i lavori della Commissione Antimafia ci si aspetterebbe un ripensamento radicale sulla vicenda dell’Alta Velocità, ma gli sviluppi dell’affare del secolo non hanno interruzioni e sopravvivono al crollo della Prima Repubblica, venendo rilanciati dal primo Governo Berlusconi e dallo stesso Governo Prodi.

Il Ministero all’ambiente boccia per tre volte il progetto sia per gli aspetti tecnici assai lacunosi sia per l’inutilità del’opera che potrebbe essere sostituita da alternative assai più efficaci e meno costose.

Ma saltiamo ai giorni nostri: arroganza, nessun rispetto per le popolazioni coinvolte, lavori avviati confusamente e con unico denominatore comune la distruzione ambientale e l’assenza di risposte alle obiezioni documentatissime di chi propone soluzioni diverse per spostare il trasporto su gomma a quello su rotaia.

Il tutto scandito da denunce, fogli di via, manganellate, criminalizzazione (i No Tav sono terroristi, e ora è venuto fuori che in Val di Susa i mezzi di alcune imprese sono stati danneggiate da altre ditte collegate con la Ndrangheta). I No Tav Terzo Valico da tempo denunciano la presenza di imprese coinvolte in processi con gravi capi d’accusa. Da un anno la Lauro viene indicata come ditta sospetta, ma i sindaci le offrono  locali del Comune e appoggio incondizionato. Una settimana fa il cantiere di Voltaggio è stato bloccato dalla procura di Torino poiché la Lauro è priva di certificato antimafia.

Eppure prefettura, Provincia e sindaci avevano garantito il massimo controllo!

Ed ora? Il prefetto riceve i sindacati che, come al solito, invocano la ripresa dei lavori; ed ecco che arriva un’altra impresa con precedenti gravissimi: coinvolta nel processo Minotauro, il più grande di sempre in Piemonte per i condizionamenti della ‘Ndrangheta, con personaggi intercettati da carabinieri a Rivarolo Canavese mentre discutono su come spartirsi gli appalti per il Terzo Valico.

Nelle intercettazioni pubblicate questa mattina risulta che i capiclan dichiarino “Ci mangiamo la torta TAV e gli antiTAV li asfaltiamo con i nostri compressori!”

Ho la netta sensazione che la politica finga di non sapere (stanno seguendo i mondiali? ascoltano Renzi? devono provvedere alle nomine?) o stia cercando di gestire questo marciume come un piccolo incidente di percorso, con la solita retorica sulle mele marce da levare dal cesto.

Sono decenni che lo ribadiamo e lo documentiamo: è l’intero sistema Tav, per come è congegnato, ad essere criminogeno. Nessuna utilità dimostrata, nessuna gara d’appalto, nessun controllo esterno sull’operato del general contractor, nessun vincolo per tempi e costi. Un sistema marcio alle fondamenta che merita di essere fermato. Noi non facciamo certo appello ai compressori o alle ruspe, ma chiediamo che si scavi a fondo e si faccia emergere tutto il lezzo e il pus racchiuso in questa gigantesca bolla colma di frottole, di interessi privati, di favori, di economia fasulla.

Qualcuno ha già tentato di farlo e gliene diamo merito, ma ora basta con i piccoli sfiati mefitici: Facciamo eruttare il vulcano Malaffare e, fatta pulizia, si ricominci a fare il Bene comune.

Non servono le gigantesche talpe o immani ruspe per scavare nell’”affare del secolo”: basta scavare negli archivi e nelle relazioni dei tecnici, dei politici e dei magistrati onesti ed ecco apparire la cupola” in una nitida foto di gruppo, o, meglio, di cricca.