Report dell’assemblea di Novi Ligure sul dissesto idrogeologico

Pubblichiamo un report dell’assemblea pubblica svoltasi ieri a Novi Ligure sul tema del dissesto idrogeologico e della cura del territorio.

Una serata intelligente

Ieri sera a Novi oltre cento persone si sono riunite nella sala del Dopolavoro ferroviario per assistere ad un evento sempre più raro: ascoltare relatori che dicevano cose intelligenti e di buon senso. Ultimamente ho avuto occasione di ascoltare discorsi di innumerevoli personaggi politici più o meno importanti, di diverse estrazioni, su temi diversi, ma caratterizzati da un denominatore comune: l’assoluta inconsistenza degli argomenti, la mancanza di logica, la semplice recitazione di frasi e concetti preconfezionati, spesso privi di fondamento logico.

Ieri sera, al contrario, la serata introdotta, ma anche voluta, dall’inossidabile Rainero, che tutti ringraziamo per l’impegno che profonde nella giusta causa dell’opposizione alla “grande opera inutile, dannosa ecc. ecc. …”, ha visto il sempre brillante e preparato geologo Davide relazionarci sulla situazione idrogeologica del nostro territorio e spiegarci come i recenti eventi meteorologici non possano essere semplicemente classificati come “eccezionali” (… visto anche che si verificano tutti gli anni…) e quindi essere indicati come i soli responsabili dei danni causati. Le piogge, seppure forti e prolungate, nulla o poco avrebbero causato se il territorio fosse stato curato e tutelato negli anni, se la cementificazione e la impermeabilizzazione del suolo fosse stata contenuta.
Il problema si ripresenta ogni volta che le precipitazioni sono copiose e le cause non sono l’eccezionalità degli eventi, ma la normalità che hanno rappresentato negli anni l’incuria, la cattiva gestione delle politiche del territorio, l’indifferenza con la quale generazioni di amministratori pubblici hanno trattato la natura causando l’inevitabile ribellione della natura stessa.
E sembra che l’esperienza non insegni nulla ai nostri politici, che testardamente promuovono interventi come il Terzo Valico, che oltre a tutte le altre controindicazioni ben note, rappresenterà l’ennesimo scempio per il territorio e causerà le modificazioni che Davide ci ha ben ricordato: deviazioni di corsi d’acqua, intercettazioni di falde acquifere causa di allagamenti in certe zone e di siccità in altre.

È poi venuta la volta della “guest star” della serata Domenico Finiguerra, per 10 anni sindaco di Cassinetta di Lugagnano, piccolo Comune in provincia di Milano, nel Parco del Ticino, entrato a far parte dal 2008 dell’Associazione dei Comuni Virtuosi e vincitore del premio Nazionale nella categoria “Gestione del Territorio”. Domenico ha raccontato la sua esperienza di amministratore illuminato del primo Comune in Italia ad adottare un Piano Regolatore che blocca il consumo di territorio. E  – fatto raro per un politico della nostra era –  ha motivato con competenza e passione le scelte fatte dalla sua amministrazione e che attualmente lo spingono ad impegnarsi nella diffusione di una cultura di resistenza alla cementificazione, allo scempio del territorio, alla distruzione del patrimonio naturale che abbiamo avuto la fortuna di avere, ma che deve essere rispettato e tutelato, pena la definitiva perdita.

“8 mq al secondo” è il titolo di un suo libro – in formato tascabile su carta ecologica, ovviamente – che fa riferimento al ritmo con cui viene cementificato il territorio del nostro paese: un numero che dovrebbe spaventarci, significa 252 kmq all’anno di campagna che, oltre alla deturpazione paesaggistica, viene “impermeabilizzata” da cemento ed asfalto e quindi, quando piove, anziché drenare l’acqua la fa scivolare via, verso i canali i torrenti i fiumi che, per eccessivo afflusso, straripano e causano i danni cui sempre più frequentemente assistiamo.

Domenico ha trasmesso un messaggio di speranza: l’esperienza di un piccolo Comune è stata riprodotta via via da altre realtà più grandi ed ora in un sempre  maggior numero di Comuni compare, almeno nei programmi, l’intenzione di contrastare il consumo del territorio.
Il dedicarsi alla ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente, che molto spesso ha caratteristiche di pregio, può dare risultati molto più positivi sia agli operatori che alla comunità: negli ultimi decenni la qualità degli interventi è stata spesso troppo dettata dalla eccessiva spinta speculativa, con risultati pessimi anche dal punto di vista estetico e paesaggistico, con  appiattimento “verso il basso” a livello generale. Riappropriarsi della nostra cultura anche in questo campo è un altro messaggio che è stato lanciato ieri sera. Cultura è anche proteggere la bellezza e permettere ai nostri figli e nipoti di poter godere del patrimonio che abbiamo avuto la fortuna di ereditare e non abbiamo il diritto di distruggere.

Infine, è emersa l’esortazione ad ognuno di noi ad impegnarsi fattivamente nella politica, nel sociale, a non sperare che altri facciano quello che solo tutti insieme possiamo fare, ciascuno con le proprie competenze, con determinazione, con la fantasia che non ci manca, ma che forse è stata un po’ assopita negli ultimi decenni…

Non si sono visti fra il folto pubblico amministratori dei nostri Comuni: forse hanno pensato che l’argomento non fosse particolarmente “pagante” in termini di consenso elettorale, forse hanno ritenuto di essere già troppo esperti sul tema, o forse, essendo la serata organizzata dal Comitato contro il Terzo Valico, non meritava la loro attenzione.
Noi invece riteniamo che serate di informazione e formazione come questa dovrebbero essere organizzate dal Comune e non da semplici cittadini che spendono il loro tempo ed i loro denari per supplire alle mancanze del Pubblico e sono spesso considerati nemici del progresso, sognatori, sovversivi …
Noi continueremo sulla strada intrapresa, non ci fermeremo, perché sappiamo di essere nel giusto e sappiamo che tutti insieme abbiamo la possibilità di ritornare ad un mondo vivibile, più equo ed a misura d’uomo.
Arrivederci alla prossima serata che presto organizzeremo !