Cenare con Renzi porta bene: il Tar dà ragione alla Lauro s.p.a.

Il tribunale amministrativo regionale del Piemonte ha rapidamente sentenziato l’accoglimento del ricorso della Lauro s.p.a. in merito all’interdizione del prefetto di Torino che, alcuni mesi fa, aveva portato ad una breve chiusura del cantiere del Terzo Valico di Voltaggio. Dopo aver concesso la sospensione dell’interdizione, nella sentenza di merito del 10 dicembre (che trovate qui) i magistrati amministrativi sostengono che il legame con aziende di mafia invocato dal prefetto di Torino non stia in piedi. A far scattare la misura era stata la presenza nel collegio sindacale della Lauro del dottor Giampiero Bartolino, già membro del collegio sindacale, amministratore e depositario della contabilità in diverse ditte della famiglia Zucco, famiglia mafiosa finita nel processo Minotauro. Secondo i giudici piemontesi questo legame non prova né condizionamenti dell’impresa, né sodalizi con la mafia, pertanto non è sufficiente a far chiudere i cantieri.

Giova ricordare che Urbano Zucco, imprenditore edile che ha fatto fortuna con gli appalti pubblici nel torinese, è stato condannato in appello nel processo Minotauro a 7 anni per associazione mafiosa, mentre la Lauro di Tarditi, come ampiamente documentato da questo sito, ha almeno due processi in piedi a Vercelli e Torino per tangenti e false fatturazioni. Il mondo è piccolo, si sa, e Dio li fa e poi li accoppia. Insomma, si sono ritrovati – assolutamente per caso – ad avere lo stesso uomo all’interno dei loro collegi sindacali. Come è noto una famiglia mafiosa come quella Zucco non farebbe mai – neanche per sbaglio – ricoprire incarichi societari all’interno delle proprie aziende a uomini di loro stretta fiducia. Fatto sta che come avevamo profetizzato, alla Lauro deve aver portato bene la costosa cena con Matteo Renzi.

Nota a margine, ridicola e piuttosto paradigmatica di come funziona il “mondo di sopra”: il giudice del Tar che ha accolto il ricorso si chiama Lanfranco Balucani. Nel 2007, quando era a Perugia, fu arrestato insieme ad un collega per corruzione. Secondo l’accusa sfruttando la loro passione per la caccia, alcuni imprenditori edili avevano ottenuto dei favori in cambio di fucili e regalini vari. A dimostrazione però che la giustizia può commettere errori (chissà che la sentenza del Tar sulla Lauro non sia uno di questi) pare che il giudice sia uscito a testa alta dal processo, a tal punto da essere promosso presidente del Tar Piemonte. In sostituzione del presidente Bianchi, indagato per corruzione.

 

Print Friendly, PDF & Email