L’EU demolisce il Terzo Valico nonostante un palese conflitto di interessi

Pochi giorni fa la Commissione Europea ha rilasciato una serie di report sulle reti Ten-T, ovvero i corridoi di trasporto europei, e sulle possibilità di finanziamento di alcune opere all’interno di questi. Quello che salta all’occhio nel settore che ci riguarda è la sottolineatura, da parte della Commissione, che il Terzo Valico ha la “lion’s share” cioè il costo più alto di tutte le altre opere per le quali sono stati richiesti finanziamenti dai singoli stati membri. Nel testo il dato viene motivato dalla natura mista della linea e dal fatto che essa venga costruita ex-novo, invece di essere un ammodernamento di una infrastruttura esistente. Inoltre in Europa pensano che la linea sarà pronta nel 2025, quando in Italia il carrozzone Sì Tav continua a parlare di 2019.

Questo documento si inserisce all’interno del percorso decisionale dell’Europa sui finanziamenti alle infrastrutture, e dovrebbe precedere una valutazione definitiva attesa per la primavera, in base a quali dati non è chiaro, perché anche a Bruxelles di analisi costi-benefici non c’è traccia.

Spulciando i vari documenti pubblicati dalla Commissione negli ultimi mesi sul tema delle reti di trasporto si trovano alcuni spunti per comprendere meglio le dinamiche interne a questo organismo.

Il primo importante documento è la valutazione, risalente al Gennaio 2014, degli strumenti finanziari messi in campo dal 2008 appositamente per i corridoi europei. Il giudizio è tutt’altro che lusinghiero e dipinge l’Italia come un paese di furbacchioni, ma la cosa non ci stupisce. Si valuta, in estrema sintesi, che gli strumenti di project financing (leggasi pagare i debiti dei privati con soldi pubblici) non siano serviti granché, un po’ per via della congiuntura economica, un po’ perché quasi tutti hanno preferito ricorrere ai fondi strutturali europei, più semplici da ottenere. Perché per ottenere un project financing in Europa almeno uno straccio di analisi costi-benefici la devi presentare, mica come da noi, e comunque quei soldi coprirebbero solo i debiti di gestione, non i costi di costruzione.

Questo severo report (redatto dai membri Anna Halvarsson, Ingrid Rydell, Marcus Holmström, Tsvetelina Blagoeva e Robert Bain) aggiunge apertamente, tra le conclusioni, che spesso le opere vengono progettate e finanziate sulla base di stime ottimistiche e che in Italia si sono verificati degli sforamenti nei costi delle opere, con conseguenti rinegoziazioni che rendono incerta l’applicazione di un tale finanziamento.

Questo è quello che “gli altri” pensano di noi italiani. Ma allora com’è che, un anno dopo una simile bocciatura, l’alta velocità italiana è sempre tra i progetti da finanziare e per la prima volta si parla di Terzo Valico all’interno dei corridoi Ten-T?

È presto detto: il coordinatore designato dalla Commissione Europea per seguire l’intero iter dei corridoi Ten-t è l’italiano Carlo Secchi, in passato senatore, europarlamentare, rettore della Bocconi, attualmente a capo di diverse fondazioni, nonché presidente del board di banca Mediolanum, presidente del gruppo italiano dell’oscura Trilateral Commission, nonché membro del CDA di Mediaset, Pirelli e UDITE UDITE: Italcementi.

Sì, Italcementi. Quella che produce e vende il cemento per il Tav, quella che costruiva le gallerie con la sabbia per pagare tangenti. Quella.

Ci sembra palese un certo conflitto di interessi e più che lecito il dubbio che il signor Secchi possa fare gli interessi delle aziende per cui ricopre prestigiosi incarichi. Con buona pace del presidente del consiglio che tuona (per scherzo) contro “il capitalismo di relazione”. E questo cos’è?