Un’altra tangenziale a Tortona e la cava Montemerla. Si chiude l’ospedale e si aprono le cave di amianto

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di Antonello Brunetti

Caro Direttore,

ho letto sull’ultimo numero del tuo settimanale la lettera di Giancarlo Cogo in merito alla tangenziale e se, me lo consenti, vorrei aggiungere qualcosa.

Io sono rimasto alla cifra di 46 milioni di euro apparsa tre anni fa sui giornali quando il Consiglio comunale tortonese approvò pressoché all’unanimità questa opera… tanto avrebbe pagato tutto la Regione Piemonte.

Quattro chilometri e mezzo, con un quinto ponte in dieci chilometri sul nostro torrente, con l’aggiunta (a quanto deciso dalla Provincia) di un’altra colata di cemento trasversale alla Scrivia per una centralina elettrica. Asfaltatura di terreni agricoli (quelli un tempo in luoghi famosi per la produzione delle fragoline di Tortona), rotonde e incrocio con la ferrovia.

Il tutto per collegare il casello dell’autostrada lungo la statale per Sale con la rotonda dell’Oasi. A detta dei fautori tutto questo per alleggerire il traffico sulla circonvallazione a nord-ovest.

Questo tratto, è vero, ha momenti di rallentamento nei due orari di punta, ma, a mio avviso sopportabili.

Quale beneficio per i tortonesi? Non c’è alcun collegamento della tangenziale con la statale per Alessandria e quindi non servirà affatto a dirottare qui il traffico che collega Torre Garofoli con la strada per Voghera e quindi nulla cambierà sull’attuale ponte Tortona-Alessandria e sulla rotonda che immette in Tortona scavalcando la ferrovia.

A cosa serve questa tangenziale che unisce il casello alla rotonda sormontata dalla statua di san Orione che, incredulo, solleva le braccia al cielo in segno di perplessità?

Per quanto mi riguarda sono convinto che serva solo a favorire il passaggio delle migliaia di camion che andranno a svuotare lo smarino proveniente da Arquata durante i lavori del Terzo Valico (per di più con una forte presenza di amianto come dichiarato dagli stessi tecnici della Provincia e della Regione Piemonte).

Ben un milione e 700.000 metri cubi che – basti guadare le carte progettuali – vorrebbero rovesciare, all’uscita di questa “tangenziale” nella adiacente cava Montemerla!

Un’opera realizzata con i soldi di tutti (la Regione) per favorire pochi. Uno spreco immane.

Si pensi solo al fatto che con tutte queste decine di milioni che contribuiscono a sconvolgere l’ambiente in cui viviamo e con questi camion in aggiunta che alzeranno i livelli delle polveri sottili (date un’occhiata ai valori di questo mese riportati da “Sette giorni”), la Regione poteva benissimo garantire la riconferma delle nostre strutture ospedaliere. Quella Regione che anziché peggiorare le condizioni ambientali che aumentano le percentuali già altie dei tumori, dovrebbe  garantire ai tortonesi la nascita dei bambini e le cure primarie ai cittadini nel territorio in cui nascono e vivono.

Quella Regione che aumenta i fattori di rischio per la nostra salute e contemporaneamente riduce le possibilità di curarci.

Un’ulteriore annotazione.

La cava Montemerla, in occasione delle due alluvioni di ottobre e novembre, si è rivelata utilissima poiché, riempiendosi in parte ha reso meno consistente la massa d’acqua che ha inondato la zona della Capitania e successivamente il territorio fra Pontecurone e Castelnuovo. Insomma ha fatto da cassa di espansione, forse la migliore soluzione (ovviamente insieme alla pulizia interna dei torrenti) per rallentare e assorbire la spinta disastrosa delle piene. A mio avviso occorre creare, partendo da monte, altre zone simili e smetterla contemporaneamente di trasformare la campagna in distese di capannoni, di aree di urbanizzazione, di supermercati. Così si offrirebbe un supporto ai torrenti che ricevono ora acqua in tempi più concentrati e in quantità maggiore che in passato; ma non per le cosiddette “bombe” ma per i troppi terreni resi impermeabili.

In tal modo si farebbero lavorare ditte con queste finalità e offrire un reddito ai proprietari di terreni adatti per la laminazione, acquistando le proprietà o concedendo un affitto remunerativo in cambio di una gestione a verde di queste aree di espansione.

Può sembrare cosa ovvia, ma non lo è. Si pensi ad esempio a quel che avviene 14 chilometri a nord di Tortona, ossia all’enorme consumo di terre agricole fertilissime che Regione Lombardia e Provincia Pavia hanno deciso di asfaltare e coprire con ciminiere e cemento per la centrale di Casei anziché utilizzare l’enorme area dismessa dell’ex zuccherificio.

In un’Italia colma di sprechi, di ruberie, di cattedrali nel deserto, di “grandi opere”, possibile che non si crei una forte spinta a utilizzare quel poco che abbiamo a disposizione con un serio programma finalizzato al bene comune?

Un programma che preveda:
– treni efficienti per milioni di pendolari;
– il sostegno dell’artigianato e della piccola industria;
– la promozione di un’agricoltura presidio ambientale e con produzioni locali sane e motivate;
– il rilancio dell’edilizia nei settori scolastici, nel recupero dei centri storici e delle aree dismesse, per le bonifiche dall’amianto e contro gli sprechi energetici;

– un costante investimento nella ricerca, nella sanità, nella scuola e nella tutela e valorizzazione dei beni culturali e ambientali;
– e, infine, un risanamento idrogeologico che creerebbe decine di migliaia di posti di lavoro e meno angosce e spese provocate da disastri che hanno spesso negli uomini e in chi li amministra la loro causa primaria.
Concludo: avete notato che dopo tutto quel piangere di due mesi fa per le alluvioni più nessuno parli di interventi di sistemazione del territorio? Addirittura la ligure Paita, nota tifosa delle grandi opere, dalla Gronda al Terzo Valico, come lo erano un tempo Berneschi, Scajola e Luigi Grillo, è stata scelta dai PD come candidata a governatrice: che tristezza!                                   

Antonello Brunetti

 

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