Cade la testa di Marcheselli, direttore del Terzo Valico: mancano requisiti antimafia

Questa mattina la quotidiana rassegna stampa ha dato più soddisfazioni del solito. E’ finalmente caduta la testa di Pietro Paolo Marcheselli, direttore del Cociv che si occupa della costruzione del Terzo Valico. Certo, noi non abbiamo avuto nessuno stupore a riguardo visto che è da quasi un anno che solleviamo con forza il problema della sua presenza all’interno del Consorzio dopo la condanna a quattro anni e mezzo per traffico illecito di rifiuti legata alla vicenda del Tav nel Mugello. E chissà se questo sito, le migliaia di volantini distribuiti sulla questione e la continua pressione dei comitati No Tav – Terzo Valico non abbiano contribuito alla presa di posizione del Prefetto di Genova. Infatti è stato il Prefetto ad aver dichiarato a Repubblica che la condanna di Marcheselli sia ostativa ai fini dei requisiti della normativa antimafia. Di conseguenza il Prefetto ha imposto a Cociv la cacciata del direttore anche se sembrerebbe di capire sia stata solamente fittizia. Sempre dalla Prefettura di Genova arriva questa notizia e se fosse vero che Marcheselli anche dopo l’estromissione avesse mantenuto una situazione di controllo nell’ambito dell’azienda il Cociv rischierebbe di vedere a rischio le stesse autorizzazioni per la costruzione dell’opera. Insomma, ci hanno messo parecchio tempo per arrivare al punto, ma come vuole la saggezza popolare meglio tardi che mai.

Noi come sempre abbiamo tentato di approfondire la questione e non sono mancate le sorprese. Abbiamo fatto una nuova visura camerale storica del “Consorzio Cociv” e abbiamo scoperto che la cacciata di Marcheselli e la nomina del nuovo direttore è avvenuta il 22 ottobre dello scorso anno. Al posto di Pietro Paolo Marcheselli è stato nominato un altro uomo forte di Impregilo, tal Pelliccia Angelo che venne travolto insieme a Bassolino da un’inchiesta sulla gestione dei rifiuti in Campania salvo poi venire assolto dal Tribunale di Napoli. Dalle nostre ricerche risulterebbe anche che Pelliccia Angelo sia finito nell’inchiesta denominata “Marea Nera” a seguito del costante sversamento di percolato nel mare della Campania (qui si possono leggere atti parlamentari a riguardo).

Insomma se da una parte è saltato Marcheselli, dall’altra è arrivato Pelliccia, uno che non ha un curriculum limpidissimo e che sarebbe bene non fosse direttore di un consorzio che vorrebbe costruire una grande opera come il Terzo Valico.

Ci permettiamo ancora di aggiungere una riflessione rispetto a quanto sta accadendo negli ultimi giorni sulla questione Terzo Valico. La chiusura del cantiere di Arquata, il sequestro di una cava a Tortona e ora la rimozione di Marcheselli sono tre indizi che secondo noi fanno una prova. La prova che non siamo davanti a mele marce da sradicare ma che è l’intero sistema grandi opere ad essere marcio alle fondamenta. Sta avvenendo quello che i comitati dicono da anni e questo nessuna persona in buona fede può metterlo in discussione. Terzo Valico significa spreco di risorse pubbliche, devastazione ambientale, traffico illecito di rifiuti, infiltrazioni della criminalità organizzata. Si vergognino tutti i Sindaci che fino ad oggi hanno preferito chiudere gli occhi davanti a quanto è sotto gli occhi di ogni persona onesta. Il Terzo Valico deve essere fermato una volta per sempre, alle donne e agli uomini del movimento il compito di continuare a lottare con tenacia perchè questo avvenga.

Per approfondire sulle ditte coinvolte nei lavori del Terzo Valico e sulle infiltrazioni mafiose:

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Ecco il lavoro che porta il Terzo Valico (Speciale della redazione di notavterzovalico.info) 07/05/2014

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