I soldi del Terzo Valico agli alluvionati di Genova? E Lupi rassicurò Incalza

Pubblichiamo questo articolo dal secoloxix, giornale da sempre favorevole alla costruzione del Terzo Valico. Ribadiamo con tantissima rabbia e il mal di stomaco che devono essere fermati con ogni mezzo necessario. Bisogna porre fine a questa schifezza chiamata Terzo Valico.

I soldi del Terzo Valico agli alluvionati di Genova? E Lupi rassicurò Incalza

Genova – C’è una possibilità che spaventa la cricca più di ogni altra cosa. Un rischio che spinge Ercole Incalza , potentissimo boiardo che gestisce le grandi opere italiane, ad alzare il telefono e a mobilitare il ministro in persona: «Nella telefonata Incalza esprime la sua preoccupazione per la proposta di un gruppo di parlamentari di “togliere i soldi per il Terzo Valico “Genova-Milano” per destinarli al ripristino urgente delle opere danneggiate dalle alluvioni in Liguria”».

Dall’altra parte del telefono c’è Maurizio Lupi, titolare del dicastero alle Infrastrutture, che «lo rassicura, dicendogli che anche lui è contrario». «Qui sotto c’è una zozzeria» È il 17 novembre del 2014 , Genova è ancora scossa dall’ennesima alluvione: la notte tra il 9 e il 10 ottobre il Bisagno è esondato e ha ucciso l’infermiere Antonio Campanella. I danni sono incalcolabili, decine di milioni di euro. Ancora una volta la Liguria si trova a fare i conti con il suo equilibrio idrogeologico fragilissimo. In questo contesto c’è chi teme che questo nuovo disastro possa influire negativamente sul fiume di denaro che si sta per riversare sui cantieri della nuova linea Genova-Milano, lavori che, si desume dalle intercettazioni dei carabinieri del Ros, raddoppiano in corso d’opera. E la lobby non vuole «correre il rischio di un contenimento dei costi».

A nutrire seri dubbi sulla gestione finanziaria del maxi-appalto non sono attivisti “No Tav”, ma i due direttori dei lavori dell’opera Stefano Perotti, fedelissimo di Incalza (arrestato insieme a lui nel blitz dell’altro giorno) e Giandomenico Monorchio, figlio dell’ex ragioniere dello Stato Andrea: «Non lo so – dice Perotti – Un contratto da 4,7 miliardi, dopo che la gara l’abbiamo fatta a 2,7… Non esiste, non può essere un errore. Quindi secondo me c’è qualche zozzeria sotto e la dobbiamo andare a scoperchiare…».

Per qualche miliardo in più
«Nel pomeriggio di martedì 14 gennaio – annotano i militari – Stefano Perotti informa il figlio Philippe che sta andando a firmare il contratto per il conferimento dell’incarico di direzione lavori per il tratto Alta Velocità Genova Milano Terzo Valico di Giovi, ripartito al 40% con il “famoso” architetto Giandomenico Monorchio». L’incontro è previsto negli uffici di Impregilo (azionista di maggioranza di Cociv, consorzio appaltatore, insieme al gruppo Gavio). Monorchio lo contatta poco dopo: «Sei contento?». «Sì – replica l’altro – come quando te l’hanno messo nel c…».

Nelle carte non viene chiarito a cosa si riferisca esattamente Perotti, ma è un fatto che il lievitare dei costi lo preoccupa. «Monorchio conferma a Perotti l’incremento dell’importo dell’opere – scrivono i militari – e che sussiste la necessità di rinegoziare i comuni compensi stabiliti a forfait su importo precedente di molto inferiore»: «Rispetto ai 2,9 miliardi iniziali delle opere adesso sono diventate 4,2, loro adesso stanno spalmando il forfait – spiega Monorchio – Ho incontrato Michele Longo (presidente di Cociv, ndr). Mi ha detto: “Ma a voi che ve ne importa se le opere sono 3, 4 o 5 miliardi? Tanto c’avete sempre quell’importo là».

«Tangente da 691mila euro»
L’appoggio al Terzo Valico dell’onnipotente Incalza, che occupa quella poltrona da 14 anni, secondo la Procura di Firenze è garantito da una mazzetta da 691mila euro, versata ufficialmente come consulenze al genero Alberto Donati. I versamenti, avvenuti tra il 2006 e il 2010, partono dalla Argo Finanziaria, società amministrata da Beniamino Gavio. L’azienda appartiene allo stesso gruppo azionista di Cociv, general contractor a cui sono affidati i cantieri della tratta ferroviaria che passerà attraverso i Giovi. Il cerchio di favori si chiude con il caso di Luca Lupi, figlio del ministro che Perotti fa assumere nello studio del cugino, l’architetto genovese Giorgio Mor, con l’obiettivo di ingraziarsi il membro del governo.

 

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