Spiegaci un po’, Romilda, di quella telefonata con Incalza…

La Stampa di sabato 21 Marzo dedica la prima pagina locale all’intercettazione di Incalza con il prefetto di Alessandria Romilda Tafuri. Al centro della conversazione la posizione ricoperta da Marcheselli, a capo del Cociv, e che secondo il prefetto non può più ricoprire tale carica per via della sua condanna per traffico illecito di rifiuti nel processo sul Mugello.

Il prefetto di Genova non ne vuol sapere di rimuoverlo, nonostante le regole parlino chiaro. E allora la Tafuri si rivolge ad una persona onesta e specchiata (con una quindicina di procedimenti penali alle spalle) come Incalza per farlo rimuovere. Lui ovviamente le liscia il pelo: “ci penso io” e poi più niente. Solo con il cambio di prefetto a Genova, mesi dopo, Marcheselli viene estromesso.

Ora, Romilda, spiegaci un po’ due cose. Com’è possibile che il capo della struttura tecnica di missione del Ministero delle Infrastrutture, noto ladrone, decida sull’attuazione del protocollo antimafia? Non era forse il caso di obbligare il tuo omologo genovese a fare il suo dovere, se necessario denunciandone l’inadempienza?

E che cosa hai pensato quando, passato qualche mese, hai capito che quelle di Incalza erano promesse da marinaio?

Il tuo famoso “protocollo legalità”, Romilda, quello che doveva garantire la “trasparenza”, non ha impedito a decine di aziende di lavorare nei cantieri del Terzo Valico nonostante le accuse di corruzione, truffa aggravata, concussione, abuso d’ufficio, false fatturazioni, evasione fiscale e tanto altro ancora. È una farsa che non si conclude con la fine di un Incalza o di un Marcheselli. È uno schifo che (forse ancora per poco) continua, e ancora oggi nei cantieri troviamo ditte con un passato osceno, grazie al silenzio tuo, dei sindaci e dei parlamentari della zona.

 

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