In una Arquata militarizzata prosegue a testa alta la resistenza dei No Tav

Hanno risposto un centinaio di persone alla richiesta di mobilitazione lanciata ieri in tarda mattinata dal movimento a seguito dell’ampliamento del cantiere di Radimero ad Arquata dove dovrà essere portata “la talpa” per lo scavo del tunnel di valico direzione Genova. Un numero ragguardevole considerate le poche ore di preavviso e che ci si trovava in una normale giornata lavorativa. In un clima di militarizzazione totale della Valle Scrivia con diversi posti di blocco e oltre un centinaio di poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa a presidiare tutti gli accessi a Radimero, come nella migliore delle tradizioni del movimento, nessuno si è fatto intimorire e tutti insieme si è deciso di muoversi dalle Vaie, il luogo del ritrovo, fino al cantiere del Terzo Valico. Poche decine di metri dopo l’inizio della salita che conduce al Presidio No Tav – Terzo Valico un primo blocco di poliziotti in assetto antisommossa, casco, scudo e manganello in mano hanno bloccato la strada impedendo a chiunque di passare. Una scelta priva di ogni giustificazione plausibile, considerato che nessuna ordinanza vieta il transito pedonale nella strada per Radimero. I No Tav non si sono fatti intimorire e hanno deciso di provare ad aggirare lo sbarramento passando per una stradina laterale con l’obiettivo chiaro e preciso di raggiungere il Presidio del movimento. L’aggiramento è riuscito e una volta arrivati al Presidio è stata ancora più chiara la militarizzazione messa in atto con due numerosi plotoni di polizia e carabinieri a bloccare i due lati della strada per impedire che ci si potesse avvicinare alle recinzioni del cantiere e numerosi altri blindati all’interno dell’area e dislocati nei pressi del campo sportivo.

I No Tav hanno mantenuto la loro posizione fino alle 20 quando hanno deciso di ritornare tutti insieme ad Arquata consapevoli di aver scritto l’ennesima pagina di resistenza alla costruzione del Terzo Valico. Ancora una volta per mettere in atto i propri piani di devastazione gli operai del Cociv si son dovuti far scortare da oltre un centinaio di poliziotti e carabinieri e questa volta la risposta del movimento è stata quasi immediata. Ieri Arquata sembrava tanto la Valsusa e anche questa mattina la militarizzazione della zona continua ad essere imponente. E’ questa la democrazia al tempo del Governo Renzi. Centinaia di forze dell’ordine per permettere la realizzazione di grandi opere inutili invise alle popolazioni locali.

Passo dopo passo la resistenza del movimento, che si ritroverà questa sera in assemblea per decidere le prossime mosse, continua con determinazione.

P.S.: la foto di copertina dell’articolo ben rappresenta cosa sia stata la giornata di ieri. Da una parte tutta la violenza di chi era pronto nuovamente ad utilizzare i manganelli contro donne, uomini, anziani, adulti e giovani. Dall’altra la più anziana delle militanti No Tav di Arquata che per nulla spaventata affrontava il plotone di invasori puntandogli il dito contro. La paura da queste parti non è di casa!

 

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