Io non ho chiesto nessuna strada

Pubblichiamo una bella lettera in risposta ai deliri del Vice Sindaco di Genova

Da bambini, forse da quando nasciamo, ci insegnano e ci ripetono costantemente come un mantra di non finire sulla “cattiva strada”.

Ed è così che cresciamo, in un continuo discernimento tra buoni e cattivi, tra la retta via e quella sbagliata.., e in questa ricerca affannosa di verità che ti trovi un giorno in un giardino del posto in cui vivi, quante volte ci siamo passati accanto negli anni, nei giorni spensierati della scuola..ignari e inconsapevoli che un giorno quel giardino avrebbe fatto luce sulla buona e sulla cattiva strada, diventando un simbolo di ingiustizia e solidarietà al tempo stesso.

Il giardino appartiene a una famiglia, a una madre e a un figlio e alla nonna di cui si prendono amorevolmente cura. Il giardino è fiorito, ha un dondolo e le porte sempre aperte agli amici. Un giorno questo giardino di un posto tranquillo in Valpolcevera diventa oggetto di esproprio: parte di esso diventerà un’opera propedeutica alla realizzazione della “Grande Opera” del Terzo Valico dei Giovi.

Nel continuo ed eterno discernimento tra bene e male, diciamo che la grande opera in questione non ispira proprio fiducia, troppe ombre e incognite su di essa: costi elevati, devastazione del territorio, impatto ambientale, modalità discutibili di affidamento dei lavori e di controllo.
L’opera propedeutica prevede invece che, al posto del giardino e della piazzetta con alberi e panchine, sorga una strada, un’ulteriore strada per consentire il passaggio di camion da e per i cantieri in Valverde.

Ecco, la famiglia proprietaria del giardino non ci sta: non è d’accordo con la realizzazione dell’opera, non ci vuole stare a consegnare anni di dedizione e di ricordi per una strada..per questa strada.

Perchè è così che siamo noi che viviamo nella valle: ci lamentiamo, magari sbuffiamo anche un po’..ma il posto dove abitiamo ci piace proprio così com’è. Non ci hanno costretti a stare qui, non lo facciamo per lavoro, lo facciamo perchè lo abbiamo scelto e ne siamo intimamente convinti.
Negli ultimi anni il giardino si popola di amici, di discussioni, di feste, di risate, di persone solidali che non vogliono sacrificare quello spazio.
A febbraio si dice che l’esproprio è stato effettuato, i proprietari rilevano delle irregolarità, grosse, inizia un contenzioso legale e un giorno arriva una ruspa che sradica alberi e si prende una porzione di giardino..prima che un giudice si pronunci, mentre ancora la famiglia provava a chiedere un po’ di giustizia.

Però, in fondo, ce lo insegnano da bambini e quindi ormai lo sappiamo, abbiamo occhi per riconoscere la verità, abbiamo abbastanza fame e sete di giustizia per poter affermare che…

..la cattiva strada è la prepotenza di chi si fa forte con i deboli e debole con i forti.
..la cattiva strada è l’arroganza di chi ti impone le cose senza chiederti almeno cosa ne pensi.
..la cattiva strada è chi si permette di dire che sei un occupante abusivo di casa tua.
..la cattiva strada è l’etichetta che ti affibbiano perchè hai il coraggio di manifestare il tuo dissenso.
..la cattiva strada è l’interesse di pochi a svantaggio dei molti e dell’ambiente.
..la cattiva strada è chiedere aiuto e rimbalzare contro muri di gomma.
..la cattiva strada è il silenzio di chi dovrebbe tutelarti e l’indifferenza di chi dovrebbe essere solidale con te.
..la cattiva strada è pensare che il progresso di una società sia dato dalla velocità di un treno, senza accorgersi che ancora troppe persone muoiono di freddo e cercano viveri nella spazzatura.
..la cattiva strada è una società che chiama accoglienza far dormire esseri umani per terra e nelle stazioni, quando in realtà è solo il fallimento della società stessa.

La buona strada, però, piccola e un po’ malconcia, si vede e si sente ancora: la buona strada sono quasi duecento persone che scendono in piazza una sera in settimana per quel giardino, per quella famiglia, per quel valore di solidarietà che ancora brucia nelle vene. La buona strada sono luci, parole e passi in una calda serata di giugno per le vie di Pontedecimo.

Noi la nostra strada l’abbiamo scelta, non chiesta. Non abbiamo bisogno di chiederla a nessuno.

E quindi, è giusto ribadire che noi non abbiamo chiesto nessuna strada.

Ma soprattutto che noi non abbiamo chiesto nessuna cattiva strada.

Simona Cardellino, Comitato No Tav Terzo Valico Pontedecimo e San Quirico