Partito del No e partito del Fare

di Gianni Alioti (Head of International Office presso FIM CISL Nazionale)

In Italia, e’ vero, c’e’ un “Partito del No”… Che si sovrappone/contrappone a quello del “Fare”. Dopo che si e’ scoperchiata la verità su Tav, Mose ed Expo, e’ più corretto chiamare il “Partito del Fare” in Italia: “Sistema Criminogeno”. Lo ha definito così Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione. Parlare solo di “infiltrazioni criminali e mafiose” nelle Grandi Opere, significa continuare a non capire (o non voler capire).

Personalmente non mi annovero in alcun partito….Tantomeno in quello del “No”. Nella mia vita i Si superano i No. Ma mentre qualche mio Si (ammetto) non e’ ponderato a sufficienza, al contrario quando mi capita di esprimere dei No, lo faccio sempre a ragion veduta. Con numeri, dati e argomenti. Disposto a cambiare idea se altri, con numeri, dati e argomenti, mi dimostrano il contrario.

Sono anni, ad esempio, che sul Terzo Valico dei Giovi (53 chilometri da Fegino-Ge a Tortona-Al), che cerco qualcuno in grado di dimostrarmi l’utilità dell’opera. Fuori dai luoghi comuni della sua presunta strategicità. Con un’analisi costi-benefici sul piano della sostenibilità economica.

Ad oggi non ho trovato nessuno. Nessuno, tantomeno chi promuove e realizza con i soldi nostri questa opera, ha superato questo primo step di valutazione. Tanto che nelle FS, sono molti coloro a ritenere l’opera economicamente insostenibile.

Un No, quindi, motivato nell’interesse generale. Visti i 6,2 miliardi di euro pubblici a preventivo. Destinati a moltiplicarsi per la famelicità del “sistema criminogeno”. Per i primi due lotti, finanziati con 1,6 miliardi di euro, sono stati avviati i cantieri. Sarebbe interessante un primo bilancio consuntivo, da parte di sindacati e associazioni imprenditoriali, sullo scarto tra ricadute economiche e occupazionali dichiarate e quelle reali. Sarebbe onesto analizzare il modello “circolare” di sviluppo legato al “Terzo Valico”, che ha affidato al Cociv (cioè a Impregilo e dintorni) il controllo del territorio. Modello simile a quello della “Salerno-Reggio Calabria”… che non mi risulta ne’ una best practice, ne’ un incentivo per gli investimenti diretti esteri.

Sarebbe opportuno parlare realmente del corridoio ferroviario Genova-Rotterdam. E del perché non sia possibile intervenire sui valichi esistenti per fare con molti meno soldi, in tempi inferiori e con maggiori ricadute produttive e occupazionali, esattamente quello che si sta facendo (con soldi e gestione degli svizzeri) nella tratta tra Novara e il confine elvetico. Sarebbe il momento che lo Stato e le FS non sub-appaltassero più alle grandi imprese di costruzione le scelte sul trasporto ferroviario (per le merci e le persone). La stessa cosa dovrebbe valere per i sindacati, specie quelli che si definiscono confederali.

Un No, quindi, ad un uso non razionale (e criminogeno) delle risorse. Vale per i soldi delle nostre tasse, vale per due beni comuni, acqua e suolo, sempre più fragili e scarsi. Un Si al miglioramento della rete ferroviaria, in una logica di priorità e di costi-benefici. Un Si al miglioramento del sistema dei porti liguri, in una logica d’integrazione e efficienza (specializzazione funzionale, riduzione tempi di sdoganamento, nodi ferroviari portuali ecc.).

Infine, un’ultima annotazione. Ho tralasciato, volutamente, le ragioni ambientali che mi vedono contro al “Terzo Valico” dei Giovi come abitante della Valpolcevera e “partigiano della terra”. Agli smemorati ricordo solo che la “valutazione d’impatto ambientale” dell’opera per ben due volte e’ stata giudicata negativa. Aggirata solo con la berlusconiana “Legge Obiettivo”. Che lo stesso Governo Renzi dovrebbe averla messa in soffitta con il Documento di Economia e Finanza 2015.

 

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