Ecco a voi l’amianto di Cravasco. Sempre più convinti che non ci sia nulla da stare tranquilli

Quello che si vede nelle foto allegate è lo smarino contenente amianto stoccato in cantiere a Cravasco.

“Questa mattina sono stata io stessa in cantiere ad accertarmi della situazione in cantiere”, “Il geologo di cantiere ha riconosciuto le rocce verdi sul fronte di scavo, contenenti amianto, subito l’avanzamento si è fermato e il materiale immerso in una vasca al sicuro.”

Parole pronunciate da Paola Guidi, Sindaco di Campomorone, davanti ad un centinaio di persone nella sala consiliare del Comune Campomorone.

SU QUELLO CHE HA DETTO LA SINDACO
Giusto per rendersi conto, il volume del materiale contenente amianto è 600 metri cubi, un volume che corrisponde a un appartamento di 100 metri quadri alto 6 metri, ossia decine di metri di avanzamento della galleria e svariati giorni di scavo. E’ molto probabile quindi che nessuno si sia accorto immediatamente della presenza di amianto. Infatti, per quello che ne sappiamo noi, non è Co.Civ ad aver fermato il cantiere, ma la ASL.
Non esiste una vasca dove è immerso il materiale (per 600mc occorrerebbe una piscina olimpionica e neppure è previsto dalle procedure..), il materiale si trova nel piazzale di stoccaggio dello smarino, resta un mistero quindi come abbia fatto ad accertarsene la Sindaco nel suo sopraluogo.

SUL MATERIALE ABBANCATO IN CANTIERE A CRAVASCO
La ditta incaricata della rimozione dal cantiere dello smarino amiantifero è la “HTR bonifiche”.
Nel protocollo che ha presentato la ditta si dichiara di applicare una procedura d’urgenza e si descrivono le modalità delle operazioni.
Brevemente: il materiale viene lasciato all’aperto sotto un telo, bagnato con prodotto incapsulante, verrà riposto in big bag (quelle bianche nella foto) con ruspe, caricato su camion e portato in una delle 2 discariche identificate.
Quello che si vede nella nostre foto ricalca abbastanza fedelmente il protocollo.
Tuttavia quello che si vede nelle foto fa sorgere piu’ di un dubbio sul rischio di dispersione di fibre sul territorio, quindi sull’efficacia del protocollo presentato dalla ditta per salvaguardare la salute di abitanti e operai.
Il prodotto incapsulante durante le bennate della ruspa, gioco forza, non potrà raggiungere ogni frammento di smarino e fibre si disperderanno nell’aria.
Le big bag sono lasciate aperte sul piazzale, anche da qui si possono liberamente disperdere fibre.
Una domanda sorge spontanea: se le procedure per scavi in rocce amiantifere prevedono la suddivisione in 3 tronconi della galleria, filtri particolari, ….tutta una serie di lunghe, complesse e costose procedure al fine di isolare tutto quello che è entrato in contatto con la zona contaminata, non è un palese controsenso che appena il materiale esce dalla galleria possa essere trattato con tale superficialità?

SUI RISCHI DEI LAVORATORI
Viola ogni protocollo il fatto che persone lavorino nell’area dove è abbancato il materiale amiantifero, durante una fase di movimentazione, senza alcuna protezione, senza maschera, con pantaloni corti e maniche corte. Senza tuta monouso. Cosi’ come si vede nelle foto. (l‘unico che indossa la maschera è l’autista del camion).
Secondo i protocolli tutti coloro che sono nella zona dovrebbero indossare la maschera fino a quando entrano nella doccia appositamente allestita per queste operazioni; mentre in realtà, gli operai sono andati a mangiare nelle trattorie della zona senza neppure cambiarsi.
CoCiv a quanto pare non tutela neppure la salute dei propri lavoratori, figuriamoci quella degli abitanti…

SUI LUOGHI DI DISCARICA
Co.Civ da quando ha dichiarato di aver trovato i 600 mc di roccia amiantifera, in poche ore ha identificato una discarica idonea per smaltirlo.
600 mc sono tantissimi in relazione alle parole della Sindaco, ma sono una parte infinitesima in rapporto allo smarino che vorrebbero scavare nel Terzo Valico, la cartografia geologica identifica buone possibilità di trovare grossi volumi di rocce amiantifere ed in Italia non esistono luoghi idonei per smaltirli.
Per il Terzo Valico, volutamente, questo problema non è mai stato preso in considerazione, nei progetti della Torino –Lione e della gronda autostradale di Ponente, il problema della discarica delle rocce amiantifere è stato almeno considerato (anche se in forma parziale e non soddisfacente), il sito che è risultato piu’ conveniente si trova in Germania, con problemi non da poco di carattere economico.

A NOI PARE CHE:
– ci sia una gran fretta nel far sparire il materiale da Cravasco , fretta non conseguente alla preoccupazione per salute dei lavoratori, tantomeno per quella dei cittadini, ma al fine di levarsi, non importa come, una patata bollente dalle mani e poter abbreviare i tempi per ripartire con gli scavi.
– Tuttavia, per far ripartire la galleria, rispettando la normativa, dovrà essere fatto un lavoro, dentro e fuori la galleria, lungo e molto costoso.
– Cosi’ come a Cravasco, anche nelle altre gallerie del Terzo Valico è prevedibile incontrare amianto, chi si occupa della sicurezza e della salute dei cittadini, avrebbe gia’ dovuto pretendere che ovunque vengano predisposte le strutture e le procedure per gli scavi in rocce amiantifere.
– Economicamente la truffa del Terzo Valico sia destinata a lievitare, e di molto, qualcuno dovrebbe iniziare a mettere sulla bilancia pubblica spese e ricavi….

A noi pare che non ci sia proprio nulla da stare tranquilli:
in un periodo storico in cui, piu’ che mai, e’ difficile arrivare alla fine del mese, siamo schiacciati da tasse e da una crisi che ormai è perenne, in un periodo in cui appare evidente quanto sia importante la salvaguardia del territorio e dell’ambiente naturale, assistiamo quotidinamente alle vomitevoli acrobazie di Co.Civ; un consorzio che oltre 20 anni fa senza gara pubblica si invento’ e aggiudico’ un’opera completamente inutile da 6,2 mld pubblici, che devasta giorno dopo giorno i nostri territori e ora gestisce pure lo smaltimento di amianto sopra le nostre teste e sotto le nostre finestre.
No, non si puo’ restare a guardare.

Valverde NoTav