Gestione amianto nel materiale di scavo della Tav anno 2015

In Liguria durante gli scavi per la realizzazione della TAV Terzo Valico dei Giovi, è stata riscontrata nel materiale di scavo (smarino) una forte quantità di amianto, 4 gr/kg. (4.000 ppm), come era previsto da tutti i precedenti studi geologici relativi, volutamente ignorati.
Il problema di maggior rilievo, anzi fondamentale, è rappresentato dalla gestione di questo materiale scavato e precisamente:
– come considerarlo
– come e dove trasportarlo
– come utilizzarlo

Si identificano 3 situazioni relative al materiale di scavo:

1) caso estremo verso il basso, non contiene amianto: viene classificato come “sottoprodotto” cioè non pericoloso a norma del DLgs 152/2006;

2) caso estremo verso l’alto, contiene amianto superiore a 1000 ppm (1 gr/Kg.), come si è ora riscontrato a Cravasco, in Liguria: viene classificato come “rifiuto pericoloso” ( la normativa precedente lo definiva tossico nocivo);

3) caso intermedio, contiene amianto tra 0 e 1000ppm, cioè presente ma inferiore a 1.000 ppm: secondo il protocollo amianto ricadiamo nel caso 1 e quindi trattasi di sottoprodotto.
Tuttavia se per COCIV, general contractor della TAV, è considerato un sottoprodotto, la cosa non va assolutamente bene dal punto di vista sanitario e l’ASL DEVE ASSOLUTAMENTE INTERVENIRE, perché se è vero che lo si può accettare in riferimento ad una legge ambientale, il DLgs 152/2006, non lo si può accettare dal punto di vista della salute pubblica: è comunque un materiale contenente amianto.
Sembra che ARPA, AMBIENTE e SANITA’ siano concordi nel non accettarlo come sottoprodotto, perché tale materiale di scavo potrebbe essere usato per costruzioni edili o simili dando luogo a strutture pericolose per la salute umana.
ARPA, SANITÀ E AMBIENTE hanno fatto linee guida sull’uso dei materiali di scavo stabilendo che anche se il materiale di scavo contiene amianto tra 0 e 1000 ppm non deve essere riutilizzato.

Nel caso 2 e nel caso 3, la presenza di amianto nel materiale di scavo genera tre grossi problemi:
– trasporto
– deposito
– smaltimento

ARPA, SANITÀ E AMBIENTE DEVONO ASSOLUTAMENTE INTERVENIRE per il controllo dell’aria, al fine del non superamento del limite di 1 fibra /litro di aria (limite massimo di pericolosità per la salute umana) e dare luogo a procedure rigorose, controlli e verifiche continue. Ma come sarà possibile ciò, se tali istituzioni non hanno, come la realtà lo dimostra, personale e mezzi per realizzarlo?
Un’altra pecca che gli stessi tecnici dell’ARPA fanno rilevare, riguarda la metodologia della raccolta del materiale di scavo da sottoporre ad analisi. Il metodo usato è inadeguato alla ricerca dell’amianto. Il metodo, attualmente usato, è quello generico per tutti i campioni previsto dal criticato DM 161/2012 sui materiali di scavo, che fa riferimento all’ art. 186 del DLgs 152/2006. Esso prevede la setacciatura del materiale scavato per costituire il campione da analizzare. In questo modo si esclude la parte più o meno grossa che invece potrebbe contenere molto amianto. Occorre invece macinare tutto il materiale di scavo destinato alla formazione del campione. Solo così il campione diventa veramente attendibile e non con la setacciatura.
IL MINISTERO DELL’AMBIENTE DEVE FARSI CARICO di attuare questa specifica metodologia per la ricerca dell’amianto, in quanto l’attuale metodologia basata sulla setacciatura non è attendibile e naturalmente intervenire su tutto il capitolo “GESTIONE DEL MATERIALE DI SCAVO CONTENENTE AMIANTO”, dalla raccolta ai siti di deposito.
Su tutta questa vicenda relativa all’amianto, ci auguriamo che compaia consapevolezza, luce e saggezza in tutti coloro che hanno il potere di interrompere definitivamente una inutile semina di morte.

Carlo Tardiani (Biologo)