Continuano le stragi da amianto

di Carlo Tardiani

CONTINUANO LE STRAGI DA AMIANTO
19 OTTOBRE 2015. MAXIPROCESSO ISOCHIMICA DI AVELLINO

Isochimica di Avellino, un’altra Eternit come a Casale Monferrato. Ma non basta, ora che gli scavi della linea ferroviaria TAV, TRENO AD ALTA CAPACITA’/VELOCITA’ LIGURIA PIEMONTE hanno incontrato la roccia amiantifera, come previsto e predetto,   inizierà un’altra  nuova  esposizione all’amianto.

Avellino. Dopo anni di omissioni e indifferenza si è giunti al processo per lo stabilimento Isochimica. Questa mattina, 19 ottobre 2015, le udienze preliminari presso il Tribunale di Avellino.

Assenti molti degli indagati, il patron dell’ex-Isochimica Elio Graziano, i Funzionari delle Ferrovie dello Stato e i due sindaci rappresentanti del comune di Avellino.

Sono 29 gli indagati che potrebbero dover rispondere di reati gravissimi che vanno dal disastro colposo, all’omicidio plurimo colposo, disastro ambientale, lesioni, falso in atto pubblico e abuso d’ufficio:  Elio Graziano, proprietario di Isochimica, Vincenzo Izzo e Pasquale De Luca responsabili della sicurezza all’interno della fabbrica, i funzionari delle Ferrovie dello Stato Aldo Serio, Giovanni Notarangelo, Mauro Finocchi e Silvano Caroti.

Richiesta di rinvio a giudizio per la giunta comunale  del 2005 del comune di Avellino: l’allora sindaco Giuseppe Galasso e i suoi assessori del tempo Sergio Barile, Raffaele Pericolo, Antonio Rotondi, Ivo Capone, Giancarlo Giordano, Luca Iandolo, Tony Iermano, Donato Pennetta e Antonio Spina e l’attuale sindaco di Avellino Paolo Foti, i due dirigenti oggi in pensione Franco Tizzani e Luigi Angelo Cicalese.

Rinvio a giudizio anche per l’ASL nelle persone del funzionario Michele De Piano e del Responsabile Unità Operativa Amianto Luigi Borea.

Rinvio a giudizio anche per i Responsabili delle società che avrebbero dovuto effettuare le operazioni di bonifica.

L’Azienda  Isochimica di Avellino di Elio Graziano (già condannato per lo scandalo delle lenzuola d’oro delle ferrovie dello stato) è localizzata nel quartiere Borgo Ferrovia, nel centro di Avellino. Dagli anni ‘80 scoibentava, cioè liberava dall’amianto, le carrozze  ferroviarie, 2500 carrozze delle Ferrovie dello Stato. L’azienda chiude nel 1990.  Oggi resta il conto dei morti, una lunga scia di lutti e dolore: l’amianto ha ucciso 15 ex operai. E ora la Procura indaga su altri 23 decessi, nuovi casi sospetti tra ex operai, familiari e cittadini di cui sono state sequestrate cartelle cliniche e certificati di morte.  Ad Avellino le fibre di amianto sono libere nell’aria e causano mesoteliomi pleurici, peritoneali e cancro al polmone.

Cosa è rimasto nella fabbrica: fuori 500 metri cubi di amianto-cemento friabile e deteriorato, sotto terra 2276 tonnellate di amianto, nell’aria i periti hanno trovato “fibre libere e respirabili di amianto”. Una bomba ecologica. Ad Avellino si respira aria intossicata da amianto. L’amianto è ovunque: nel terreno, nell’acqua (nel fiume Sabato e nel mare della costiera Amalfitana), nell’aria, sui mobili delle case…

L’indagine avviata dal capo della Procura di Avellino, Rosario Cantelmo e dal pm Elia Taddeo ha portato al sequestro dello stabilimento. Nel provvedimento si legge che: «Gli indagati per raggiungere i loro scopi, (industriali, commerciali o per i pubblici amministratori, volti ad evitare i costi della bonifica), hanno agito nella piena consapevolezza degli enormi danni che sarebbero stati arrecati nell’ambiente e alla salute delle persone».

In che modo veniva effettuata la scoibentazione? Incredibile: decine di giovani, figli dei quartieri periferici o dei campi baraccati, senza alcuna coscienza di rischi e diritti, svolgevano la loro battaglia quotidiana a mani nude contro quintali da amianto da rimuovere. In jeans, maglietta e spatola, senza dispositivi, senza protezione, dentro vagoni bui in cui le fibre ti ricoprono di una mortifera coltre bianca. La polvere maledetta la portavano a casa, alle loro famiglie, nel loro quartiere. Per un primo periodo, la scoibentazione si svolgeva addirittura sui binari della stazione, a due passi dai pendolari e dagli studenti che l’affollano nelle ore di punta. Infatti muore anche  un lavoratore che con l’Isochimica non c’entrava nulla. Si chiamava Vittorio Esposito, lucidava i pavimenti della stazione ferroviaria dove si scoibentavano le carrozze ferroviarie direttamente sui binari evitando di portarle in fabbrica. Anche sua moglie, la vedova Rosetta Capobianco che lavava le tute del marito impregnate di amianto, si è ammalata ai polmoni, ma continua a battersi per il risanamento del quartiere.

“Ma mentre tutto ciò accadeva dov’erano i cittadini?” si chiede la magistratura, che paragona l’Isochimica di Avellino all’Eternit di Casale Monferrato, all’Ilva di Taranto e alla Thyssen Krupp di Torino. Intorno, un’intera città ha fatto finta di non vedere, di non capire. Il miraggio del lavoro a tutti i costi, il clientelismo di massa, la compravendita degli attori sociali e dei controllori istituzionali, ogni tessera del mosaico si incastra alla perfezione, compresa l’abilità del padrone,  attraverso ricatto sociale, corruzione e paternalismo. Indifferenza, paura, omertà, promesse di posti di lavoro, da sempre il popolo italiano va avanti così.

Torneremo ancora a raccontarci queste storie per l’ennesima volta, anche a proposito del TAV TRENO AD ALTA CAPACITA’/VELOCITA’ LIGURIA PIEMONTE, se la Magistratura piemontese e ligure  e la Corte dei Conti non sapranno intervenire con decisione sui gravi problemi ambientali e sanitari legati a questa opera, definita dalla scienza inutile e costosissima.