La polentata si trasforma in una nuova giornata di resistenza ad Arquata

Ieri alle ore 11 era indetta una polentata di autofinanziamento al presidio No Tav – Terzo Valico di Radimero ad Arquata, un’occasione per stare insieme, discutere e finanziare le attività del comitato arquatese No Tav – Terzo Valico. Alle tante persone che hanno deciso di partecipare è subito balzato agli occhi l’imponente apparato di sicurezza messo a protezione del cantiere con decine di poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa, la digos di Alessandria praticamente al completo e con la novità della presenza di numerosi uomini della forestale. Un certo nervosismo era palpabile nell’aria, probabilmente a seguito dell’iniziativa di domenica 27 settembre quando il cantiere era nuovamente stato violato e occupato da decine di attivisti No Tav.

Nonostante questo i preparativi per la polentata sono continuati e per le ore 13 un’ottima polenta innaffiata dal solito buon vino ha riempito le pance di chi continua ad opporsi alla realizzazione del Terzo Valico. Terminato il pranzo si sa che bisogna digerire e allora i No Tav hanno deciso di fare una lunga passeggiata intorno alle recinzioni del cantiere scatenando l’agitazione nelle fila delle forze dell’ordine. Prima è stata raggiunta la parte alta del cantiere e da lì facendo perdere le loro tracce i No Tav passando per i sentieri hanno raggiunto il cantiere di Moriassi per poi riapparire all’ingresso del cancello del cantiere di Radimero dove è incominciata una battitura simbolica delle reti. A questo punto i reparti antisommossa si sono schierati per fronteggiare i cittadini facendo sfoggio dei fucili spara lacrimogeni con cui sono abituati a gasare la gente per bene che lotta in difesa della propria terra.

I No Tav hanno quindi aggirato nuovamente le forze dell’ordine stipate a protezione del cantiere e sono tornati al loro presidio dove la giornata è proseguita serena fino al tardo pomeriggio quando tutti insieme sono tornati ad Arquata.

Una giornata importante che testimonia come per far fronte ad una semplice polentata occorra utilizzare decine di uomini, buttando via come al solito un mare di quattrini di soldi pubblici. Se i signori del Cociv vogliono lavorare in sicurezza e tranquillità dovranno abituarsi all’idea di non essere lasciati soli e di veder trasformati dei cantieri in qualcosa di più simile a delle caserme.

Una cosa è certa: la lotta contro il Terzo Valico proseguirà fino a che l’ultimo operaio delle tante ditte colluse legate a ‘ndrangheta e camorra non avrà lasciato l’ultimo cantiere. Non si può tollerare di rischiare la propria salute e quella dei propri figli a causa dell’amianto, non si può accettare di veder devastata la propria terra per costruire un’opera utile esclusivamente a gonfiare i già ricchi conti in banca degli uomini di Impregilo.

 

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